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Il Caso Davide Cervia: un sequestro di Stato?

  • Scritto da Serpico

La storia della misteriosa scomparsa di un esperto nel funzionamento di armi tecnologiche con sullo sfondo la Prima guerra del Golfo e la vendita di armamenti dall'Italia a molti paesi arabi.

Davide Cervia.
È questo il nome dello sfortunato protagonista di questa triste vicenda, sconosciuta ai più. Una vicenda, quella della scomparsa di Davide Cervia, destinata a rimanere avvolta in un silenzio assordante, che sa tanto di mistero “all’italiana”. Poca attenzione dei giornali, delle TV, segno inequivocabile di una vicenda che scotta sin dall’inizio. Davide Cervia scompare misteriosamente il 12 settembre 1990 a Velletri (Roma), dove abita con una moglie e due figli che adora. Davide è un tipo abitudinario, tutto casa e lavoro, poco incline ai colpi di testa. Nessun problema economico, nessuna crisi coniugale. Possibile che una persona scompaia senza lasciare traccia?
Come racconta il libro di Valentino Maimone, "A.A.A. vendesi esperto di guerre elettroniche", Davide è un tecnico in una piccola azienda che realizza componenti elettronici, ma è anche un ex militare, non un militare qualsiasi. È un esperto in guerre elettroniche, un tecnico in grado di utilizzare, progettare, riparare strumentazioni elettroniche degli armamenti. Uno dei migliori in Italia e uno dei pochi in  Europa in possesso di tali competenze.

Arruolato in Marina, partecipa a corsi specializzati e nel 1980 viene persino chiamato ad istallare gli armamenti sulla nave lanciamissili Maestrale. Allo scopo, partecipa anche ad un corso presso Selenia, colosso dell’industria bellica dove tra i partecipanti sono presenti anche militari libici. L’Italia, come altri paesi occidentali, ha sempre rifornito di armamenti molti Paesi Arabi, che necessitavano anche di personale specializzato ed esperto. Gente come Davide Cervia, insomma. Senza i quali, gli Armamenti resterebbero scatole vuote, se non accompagnati da tecnici ad altissima specializzazione in grado di utilizzarli.
Alla scomparsa di Cervia sono passate poche settimane dall’invasione irachena del Kuwait. È la prima guerra, dalla fine del secondo conflitto mondiale, dove si combatte tramite sistemi ad alta tecnologia. Che la sua scomparsa, o meglio il suo rapimento sia collegato al passato militare di Davide pare essere chiaro solo alla moglie e ai suoi più stretti familiari. 

Praticamente da subito, le indagini privilegiano un allontanamento volontario, a seguito di una sbandata per un altra donna. Sembra un po’ la vecchia storia del delitto passionale che nasconde un delitto di mafia. Un copione già visto. Una fuga per lasciarsi alle spalle una vita monotona e senza soddisfazioni, si dice: i Carabinieri che raccolgono la denuncia di scomparsa, sin dall’inizio non sembrano avere dubbi, anche senza che siano evidenti particolari elementi a fondamento  della tesi; è allontanamento volontario. Intanto però allertano “i piani alti”. Al Ministero della Difesa tutto cade nell’oblio.  Alla Marina Militare, consultando il curriculum di Cervia, non risulta la frequentazione ai corsi di alta specializzazione. La moglie è coraggiosa ed è convinta  che il marito sia stato rapito, o meglio venduto a qualche paese straniero: paesi arabi , Libia, Iraq, Arabia Saudita, tutti acquirenti (legalmente o clandestinamente) di armamenti, navi da guerra, lancia missili etc.

Davide doveva essere protetto anche da civile, per quella che chiamano “protezione Nato”, che dovrebbe garantire e preservare l’incolumità degli specialisti in guerre elettroniche. Con molta probabilità Davide è stato avvicinato da militari stranieri (magari libici?) attraverso apparati dei nostri servizi di sicurezza e ha opposto un rifiuto netto a seguirli, nonostante l’offerta di un lauto stipendio. Alle loro incessanti e pressanti richieste sarebbero seguiti altri rifiuti, sino alla decisione di rapirlo. Altri ex militari in possesso di quelle specializzazioni furono avvicinati e minacciati come Davide. Le loro testimonianze, alcune delle quali anonime, confermano le tesi dei familiari. 

Davide, prima della scomparsa, non si sentiva sicuro, e fece richiesta del porto d’armi. Sabotarono i freni della sua auto, si presentarono a casa sua finti tecnici del ministero. Dopo il sequestro, arrivarono alla moglie offerte in denaro per dimenticare suo marito. Alle sue poche comparsate in Tv, nelle trasmissioni “Chi l’ha visto“ e “Samarcanda” seguono minacce più o meno velate, pedinamenti e telefonate mute nel cuore della notte.
Il resto del caso Cervia è cosa nota. Depistaggi, false testimonianze, bugie, servizi segreti deviati, personaggi ambigui. Una storia tutta italiana, molto probabilmente destinata a rimanere irrisolta.

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