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Migranti: a Cagliari vittime denunciano scafisti

  • Scritto da Effe_Pi

Migranti SardegnaDue giovani nigeriane approdate in Sardegna hanno fatto arrestare due membri dell'organizzazione criminale che avevano pagato per sfuggire a guerra e povertà nel loro paese.

Il coraggio che sta mancando ai governi europei e a molti cittadini italiani, in particolare quelli che hanno reazioni ambigue o razziste dopo la strage avvenuta l’altro ieri al largo della Libia, con oltre 700 persone morte annegate per il rovesciamento di un barcone, non è mancato invece a due giovani donne nigeriane salvate in mare al largo di Cagliari nei giorni scorsi. Una storia indicativa di come spesso siano proprio le vittime dei trafficanti di uomini le più disposte a ribellarsi, visto che le due ragazze hanno denunciato gli scafisti che si erano prestati a guidare il loro barcone della disperazione in cambio di un passaggio gratis. Le nigeriane erano state soccorse al largo della Libia e trasportate insieme ad altri 80 migranti sulla banchine del Porto Canale di Cagliari dal mercantile greco Rizopon, e appena arrivate hanno aiutato la squadra mobile del capoluogo ad arrestare due membri dell’organizzazione criminale che avevano pagato per evadere da guerra e povertà.

Due migranti come loro, Judel Okwude e Peter Hsaitania, entrambi di 35 anni, anche loro nigeriani, i quali avevano preso in mano il timone del gommone ed eseguito le istruzioni dei veri organizzatori del viaggio della speranza, che intanto si allontanavano a bordo di un'altra imbarcazione. Una scena da film, girata in mezzo al mare e non in un set cinematografico. Un film da incubo fatto di pericoli, paura e fame che le due giovani donne, nonostante le intimidazioni subite, hanno raccontato nei minimi particolari agli investigatori coordinati dal dirigente Luca Armeni. Il viaggio per loro, come per molti altri degli 82 migranti salvati, è iniziato 5 mesi fa quando hanno lasciato la Nigeria, con in tasca una manciata di dollari e nel cuore la speranza di cambiare vita. Raggiunta Tripoli con auto e mezzi di fortuna sono rimasti in città per circa tre mesi. La permanenza non è stata facile, molti di loro hanno dovuto trovare qualche lavoretto per racimolare i 1.500 dollari indispensabili per il "passaggio" per la nuova vita, oltre a dover individuare un contatto per accordarsi con gli scafisti.

Qualche giorno prima del salvataggio, avvenuto mercoledì scorso, gli 82 – quasi tutti nigeriani tra cui 17 donne, di cui tre incinte, e 6 bambini - vengono trasferiti in un paesino della costa libica dove, nella notte, salgono sul gommone. Sono due, però, le imbarcazioni che lasciano la Libia: una con i migranti a bordo e un libico, la seconda un gommone d'appoggio con altri organizzatori. Arrivati al largo, lo scafista libico consegna ai due nigeriani arrestati un telefono satellitare e un navigatore Gps, poi abbandona il gommone e si allontana con i complici. La navigazione continua per tre giorni. Arrivati non troppo lontano dalle coste italiane, gli scafisti lanciano l'Sos e gettano in mare telefono e Gps cercando di confondersi con gli altri. Sarà poi la nave tanker Rizopon a soccorrerli e portarli in Sardegna salvando loro la vita. I due scafisti, grazie al racconto delle donne-coraggio, vengono individuati e arrestati dalla Polizia, rintracciati nei centri di accoglienza dove avevano già trovato rifugio. I loro nomi andranno ad affiancarsi agli altri 42 finiti in manette in questa settimana nelle operazioni di Polizia a Palermo, Catania, Reggio Calabria e Siracusa. Un elenco destinato ad allungarsi, visto che nonostante i naufragi, i morti le vere e proprie tragedie come quella dell’altra notte, i viaggi della speranza sembrano destinati a continuare. 

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