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Boati in Sardegna: Difesa risponde dopo 5 mesi

  • Scritto da Effe_Pi

NATOIl Ministro Mauro risponde all'interrogazione del deputato Piras che considera le rassicurazioni "insufficienti".

Molti avranno scordato la vicenda dei boati sonici di cui abbiamo parlato a fine estate scorsa, causati da operazioni militari in Sardegna, in particolare nella provincia di Oristano. A cinque mesi di distanza dall’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Sel (Sinistra ecologia libertà) Michele Piras, finalmente pochi giorni fa è arrivata la risposta del ministro (peraltro ormai uscente) della Difesa, Mario Mauro, che il parlamentare considera comunque “insufficiente” nonostante le rassicurazioni che vi sono contenute.

Sugli eventi dell’11 settembre, che avevano creato “grande turbamento – ricorda Piras - fra le comunità locali di Oristano, Arborea, Cabras e di altri comuni dell’Oristanese”, il ministro risponde che questi eventi vanno attribuiti in primis “all’accidentale superamento della velocità del suono (Mach 1) da parte di 4 cacciabombardieri NATO, nel corso di una attività di addestramento aria-aria regolarmente autorizzata”, oltre che alla “concomitanza con la temperatura elevata che ha impedito la dissipazione della pressione provocata dal superamento di Mach 1”. Mauro ha inoltre assicurato che “l’Aeronautica Militare sta già ponendo in essere le opportune azioni correttive volte a una maggiore sensibilizzazione del personale, affinché in futuro non si ripetano eventi similari”.

L’esponente di Sel sottolinea però che anche in questo caso “come spesso accade si tratta di una risposta laconica, che non tiene in alcuna considerazione il danno prodotto alla popolazione locale ed alle economie locali, in particolare all’attività turistica, né considera gli effetti di lunga durata di una presenza militare così importante come quella che insiste sul territorio in questione e – più in generale – in Sardegna”. Piras prende quindi atto dell’impegno per impedire che questi eventi si verifichino di nuovo, ma aggiunge che “per rimuovere definitivamente questo rischio sarebbe bene che queste attività di addestramento non si svolgessero più sui cieli della Sardegna e che si procedesse finalmente a una progressiva smilitarizzazione del territorio”.

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