Le 5 cose da sapere sui focolai nella Sardegna abbandonata da tutti

  • Scritto da Effe_Pi

La regione è passata al tutto permesso dopo un'iniziale annuncio di linea dura, i media usano l'isola come capro espiatorio e il turismo Vip si conferma un disastro.

 La polemica più calda della seconda metà di agosto è quella sui contagi in uscita dalla Sardegna, dopo l'arrivo nel periodo ferragostano di centinaia di migliaia di turisti senza alcun controllo, né durante il viaggio né durante il soggiorno sull'isola. Locali notturni, pub, discoteche, mezzi pubblici, tutti senza limiti numerici d'accesso, hanno creato un disastro virale specie nelle zone del cosiddetto turismo "vip". Ecco i cinque protagonisti decisivi di quello che rischia di diventare un dramma.


1) la regione Sardegna. Dopo la linea del "passaporto sanitario", sostenuta da Solinas tra marzo e aprile, lontano dagli afflussi agostani, si è passata al successivo "tutti benvenuti" senza obblighi di distanziamento sociale dell'assessore al turismo Chessa, che accontentava tutti coloro che vivono di turismo (sardi o meno che siano) e a quanto pare i turisti lo hanno preso sul serio, venendo nell'isola per fare tutto ciò che nelle loro città negli ultimi sei mesi non è stato normale. Quindi assembrarsi, ballare, organizzare feste promiscue, ammassarsi anche senza mascherine su mezzi pubblici e traghetti.

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2) i media. Ogni focolaio grosso deve avere un "colpevole" e dopo Wuhan, Codogno e altri, questa volta è il turno della Sardegna, messa in evidenza da alcuni giornali e tv come "bomba virale" e centro di untori, riportando anche dichiarazioni politiche in modo errato o addirittura inventando aspetti non veri. Il lancio sulle agenzie - ripreso prontamente da tutti i media, in primis quelli sardi, e da molti esponenti in particolare del mondo indipendentista - delle dichiarazioni di esponenti di destra sull'obbligo di tamponi per chi viaggiava dall'isola al Lazio, ha dato l'impressione di un'isola vista da fuori come "infetta": peccato non fosse (e non sia tuttora) una notizia veritiera, ma solo una possibilità su base volontaria e un'ìdea allo studio del governo in accordo con le due regioni.


3) Il turismo Vip. Favorito dalle decisioni della regione - che ancora a ferragosto non voleva chiudere le discoteche, in spiaggia e non - si è riversato sull'isola un gran numero di vacanzieri che - soprattutto in Costa Smeralda - hanno creato veri e propri focolai di contagio che non hanno coinvolto - se non marginalmente - i sardi. Lo dimostra il fatto che la zona più colpita è di gran lunga la Gallura.


4) Traghetti, treni e bus. Nelle ultime settimane abbiamo documentato più volte affollamenti anomali sui mezzi pubblici sardi, inclusi quelli che portano in Sardegna via mare. Un probabile moltiplicatore del contagio su cui nessuno ha voluto controllare, anzi l'isola è l'unico territorio italiano dove non vige più il distanziamento sociale sul trasporto pubblico. E dopo la chiusura delle discoteche sono comparsi anche in barconi da ballo. E i controlli?


5) Mancanza di coordinamento. Governo, regione sarda e altre regioni interessate (in primis il Lazio) sono sembrate agire ognuno per sé. Ora l'esecutivo sta tentando una mediazione, sperando che non sia troppo tardi: questa dovrebbe prevedere test per chi parte dai porti italiani e da quelli sardi, per evitare l'imbarco di positivi, con l'aggiunta che se vengono trovati positivi non residenti nell'isola dovranno essere trasportati in sicurezza in continente. Intanto il sindaco di Olbia apre ai tamponi per tutti al Mater.