Nell'ultimo mese

Giornalista sarda in bikini per la lista Tsipras

  • Scritto da Effe_Pi

Bikini rosaIl capo della comunicazione della lista di sinistra pubblica una sua foto al mare come "provocazione ironica” ed è polemica.

Un boicottaggio mediatico e una risposta provocatoria, che ha portato molta visibilità ma anche tante polemiche tra i possibili sostenitori. È la scelta che ha compiuto la giornalista di origine sarda Paola Bacchiddu, capo dell’ufficio comunicazione della lista “L’Altra Europa con Tsipras”, che si presenta alle elezioni europee del 25 maggio, quando ha pubblicato sul suo profilo Facebook una foto in bikini accompagnata dal messaggio "Ciao è iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate l'Altra Europa con Tsipras". Risultato: articoli su tutte le principali testate nazionali, riviste e siti web, televisioni e radio, molto più di quanto la lista che porta il nome del giovane leader della sinistra greca avesse avuto in due mesi di campagna elettorale. Anche in Sardegna, dove la lista candida proprio due donne, Simona Lobina ed Elena Ledda.

Ne valeva la pena? Era giusto finire sui media per quella che la stessa Bacchiddu ha poi definito "una provocazione ironica”, o come hanno subito detto tante donne e uomini “di sinistra”, bisogna cercare di avere visibilità (e voti) per le proprie idee e non per il fondoschiena? Altri, in nome del femminismo e di un certo “moralismo” hanno attaccato la giornalista per la “mercificazione” del corpo della donna, paragonandola ad esponenti politiche di destra emerse negli ultimi anni, da Mara Carfagna a Daniela Santanché. Con tutto il rispetto per queste donne, un paragone che sembra in ogni caso improprio, visto che il loro successo in politica (a torto o a ragione) veniva attribuito ai loro rapporti “intimi” con l’ex premier Berlusconi, mentre nel caso della Bacchiddu si tratta di una foto tutto sommato “innocente” scattata al mare in costume da bagno, accompagnata da una didascalia provocatoria ma senza allusioni sessuali.

In ogni caso, il gesto della giornalista nata a Sassari (ma milanese di adozione) ha ottenuto il risultato che si proponeva, cioè quello di portare la lista di sinistra sulle prime pagine di molti organi d’informazione: un paradosso che però non è certo sua responsabilità. Negli ultimi due mesi la Lista Tsipras ha “lanciato” eventi come la raccolta di 300mila firme per la presentazione delle liste, con relativa consegna ai tribunali, la visita di Alexis Tsipras a Palermo, con tanto di omaggio al giudice Falcone e alle altre vittime della mafia o la recentissima manifestazione all’isola di Ventotene cui ha partecipato la promotrice Barbara Spinelli, figlia di quell’Altiero che proprio lì scrisse il suo Manifesto europeista. Tutte iniziative totalmente ignorate dai grandi media italiani.

Media che invece indugiano su ogni parolaccia, insulto o banalità detta da Matteo Renzi e Beppe Grillo, che hanno trasformato in un referendum su di loro elezioni europee che invece servono ad eleggere un Parlamento e istituzioni europee sempre più importanti, che prendono decisioni sulle quali la politica italiana ha davvero poco potere contrattuale, specie a posteriori, dal Fiscal Compact ad altri vincoli economici e non. Lo stesso sistema mediatico che parla per giorni di Genny ‘a carogna, il capo ultrà del Napoli che avrebbe deciso di far giocare la finale di Coppa Italia dopo gli incidenti di sabato scorso, ma non racconta abbastanza su chi ha scatenato gli incidenti, “tifosi” romani legati all’estrema destra anche istituzionale. Un sistema mediatico, insomma, che premia la superficialità e l’uso del sesso, del corpo specie delle donne e di altri “simboli” di superficie, penalizzando invece qualsiasi tipo di contenuto “serio” nella convinzione (non si sa quanto fondata) che il pubblico non sia interessato ad approfondire e non voglia gli sia sottoposto niente di complesso.

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