Nucleare, 16 paesi sardi sono idonei per il deposito di rifiuti

  • Scritto da Effe_Pi

Pubblicata dopo anni di attesa la carta dei luoghi adatti ad ospitare per centinaia di anni le scorie radioattive, individuate 67 aree di circa 130 ettari.

Ci sono 16 comuni sardi tra i 67 che secondo la Sogin Spa sarebbero idonei ad ospitare il deposito permanente di rifiuti nucleari che dovrebbe sorgere nei prossimi anni in Italia. Lo si legge nel documento pubblicato oggi dopo il nulla osta dei Ministeri dell'Ambiente e dello sviluppo economico: le aree indidivuate come "adatte" nell'isola sono a Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Tuili, Ussaramanna, Gergei, Las Plassas, Villamar, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila e Ortacesus. In ogni caso si tratterebbe di un'area di 130 ettari circa, dove si troverebbero il deposito e un parco tecnologico.

In tutto le aree individuate nella Cnapi sono 67 in tutto il paese, le regioni interessate sono anche Sicilia, Lazio, Toscana, Puglia, Basilicata e Piemonte: il processo di scelta proseguirà ora con una "consultazione", dopo di ché si terrà un seminario in cui verrà avviato un dibattito con Università, enti di ricerca e istituzioni, al termina del quale la società Sogin, pubblica al 100% in quanto In House del Ministero dell'Economia, dovrebbe aggiornare la carta.

L'idea di Sogin è che dovrebbero essere città e regioni a candidarsi per avere il deposito, al termine di un percorso partecipato “innovativo”. E se non si candidasse nessuno? Un’ipotesi da scartare secondo quanto detto in un convegno sull'argomento di qualche anno fa dall’esperto di Nimby (Not in my backyard – la sindrome che porta a dire “no” ad opere simili sul proprio territorio) Alessandro Beulcke, che aveva sottolineato il suo “ottimismo” sull’argomento. Un deposito che dovrà avere una vita di almeno 300 anni (tanti ce ne vogliono per l’esaurimento delle scorie a media e bassa intensità) e che, per un territorio a vocazione turistica come quello sardo, non costituisce certo un buon “biglietto da visita” verso chi vuole venire a visitarlo.

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In realtà gli anni potrebbero essere anche più di 300, visto che in passato diversi esperti hanno sottolineato come una parte delle scorie da smaltire in Italia siano ad alta attività, quindi non saranno affatto sicure in 300 anni, ma ne richiedano in media 100mila. Le istituzioni sarde hanno più volte espresso espresso la totale contrarietà al deposito sul territorio dell'isola, con l'Anci che nel 2017 parlava di "netta contrarietà", motivata da ragioni oggettive, dal carico sui trasporti all'aggravamento dell'inquinamento fino all'aumento ulteriore delle servitù.

Del resto, i criteri indicati da Ispra e Ministero dell'ambiente, in base ai quali Sogin dovrebbe decidere, non sono poi così vicini all'identikit della Sardegna: si parla infatti di “compatibilità della realizzazione del deposito con i vincoli normativi, non derogabili, di tutela del territorio e di conservazione del patrimonio naturale e culturale”, di “isolamento del deposito da risorse naturali del sottosuolo” e di “protezione del deposito da condizioni meteorologiche estreme”, tutti aspetti che non sembrano compatibili con l’isola, che ha grossi vincoli naturalistici, risorse sotterranee e purtroppo ha avuto più volte, negli ultimi anni, eventi meteo estremi. Il deposito dovrebbe essere poi ad una distanza di almeno “5 km dalla linea di costa attuale" e non ubicato a distanza maggiore “ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.”

Serve poi “disponibilità di vie di comunicazione primarie e infrastrutture di trasporto”, visto che queste (ad es. autostrade, strade extra urbane principali e ferrovie fondamentali e complementari) consentono “di raggiungere più agevolmente il deposito, minimizzando i rischi connessi ad eventuali incidenti durante il trasporto dei rifiuti radioattivi”. Insomma, a ben vedere, la stabilità geologica non sembra essere requisito sufficiente a dire che la Sardegna sia la sede ideale del prossimo deposito nucleare, ed è sicuramente importante che istituzioni locali e cittadini lo ricordino sempre a chi di dovere.