Lavoro: gli studenti oristanesi lo imparano da McDonald’s

  • Scritto da Effe_Pi

Fino a 20 ragazzi della provincia seguiranno il contestato progetto di alternanza tra studio e lavoro nel ristorante di via Cagliari, accordo tra il Miur e la multinazionale.

In questi giorni il dibattito pubblico verte soprattutto sul risultato del referendum del 4 dicembre, sulla sconfitta di Matteo Renzi e del suo governo in questa consultazione: si dice da più parti che il premier è odiato e impopolare, che la riforma era scritta male e che molte categorie, soprattutto i giovani, hanno voltato le spalle al “rottamatore” e al suo esecutivo.
Detta così sembra quasi che gli elettori, specie i più giovani, si siano opposti alla riforma costituzionale per pura antipatia. Ma è così? Per capirlo, può essere utile dare un’occhiata ad altre notizie, per esempio quelle provenienti dal mondo del lavoro. A parte i dati sulla disoccupazione provenienti da Istat ed altre fonti, è notizia fresca che in Sardegna, dove il No ha prevalso addirittura con il 72% (ben oltre quindi la media nazionale) stanno partendo i percorsi di alternanza scuola-lavoro per studenti, quelli denominati “Benvenuti studenti” ed attuati in collaborazione tra il Miur (Il ministero dell’istruzione) e alcune multinazionali.

Ad Oristano "alternanza" nel fast food

Ad Oristano e in provincia, ad esempio, il programma metterà a disposizione fino a 20 percorsi formativi nel ristorante McDonald’s della città capoluogo, che puntano allo sviluppo delle soft skill dei giovani, vale a dire “quelle competenze trasversali fondamentali per approcciare il mondo del lavoro”. Ci si può chiedere quale ambizione e comprensione della realtà possa avere un ragazzo minorenne, o appena entrato nella maggiore età, che viene inserito nel mondo del lavoro passando per un fast food come quello di via Cagliari: al di là del dovuto rispetto per chi lavora in questi ristoranti, forse sarebbe meglio che questo tipo di programmi venissero attuati in realtà lavorative maggiormente adatte ad aprire i ragazzi a una realtà di tipo internazionale, europeo o comunque più interessante di McDonald’s. Oltretutto, la stessa multinazionale statunitense ha ammesso, in dichiarazioni pubbliche, di non avere la possibilità di seguire i giovani per tutte le ore previste (200 l’anno per studente) e il numero di percorsi è probabilmente eccessivo, visto che sarebbero in 20 per un solo ristorante. Resta la fastidiosa impressione, che non viene smentita dalle promesse “competenze trasversali” acquisite, che si tratti di una forza lavoro aggiuntiva fornita dallo Stato, a favore di grandi società che non dovrebbero avere bisogno di simili aiuti.

Buona scuola: apprendimento o sfruttamento?

Il ministro dell’istruzione probabilmente dimissionario nei prossimi giorni, Stefania Giannini, alla presentazione del progetto ha citato gli apprendisti tradizionalmente presenti nelle botteghe artigiane italiane, dai tempi del Rinascimento, ma è difficile vederne il collegamento con un lavoro che vedrà i ragazzi “coinvolti in attività di accoglienza e relazione con il pubblico. Questo al fine di sviluppare competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro e riconosciute oggi come una delle carenze principali nei giovani”. I tutor degli studenti di licei e istituti professionali oristanesi saranno i dipendenti del fast food, e le attività concordate con il Ministero prevedono mansioni “come: l’accoglienza della clientela, l’assistenza in fase di ordine, il servizio al tavolo, l’interpretariato per clienti stranieri e le attività di animazione con i bambini”.  Una prospettiva che non sembra piacere nemmeno a molti studenti, che infatti il 17 novembre sono scesi in piazza in 70mila, in tutta Italia, proprio per protestare contro questa idea di “inserimento” e più in generale contro la “Buona Scuola”, affermando che il progetto com'è attualmente non funziona, non ci sarebbe nessuna formazione in azienda ma solo "sfruttamento" da parte delle imprese.

Foto: Mike Mozart su Flickr

Leggi anche