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Archeologia sub: in Sardegna il primo robot per vedere sotto il fondale

  • Scritto da Effe_Pi

Immerso nello Stagno di Santa Giusta il primo congegno che riesce a scandagliare fino a dieci metri sotto il fondo del mare, alla ricerca dei segni del passaggio dell'uomo nel secoli passati.

Una svolta nel mondo della ricerca applicata all’archeologia, in particolare subacquea ma non solo, arriva dalla Sardegna, in particolare dallo Stagno di Santa Giusta, dove qualche giorno fa è stato sperimentato per la prima volta un innovativo robot acquatico in grado di vedere, grazie al suo sistema di ecoscandaglio, a dieci metri di profondità dal livello del fondale. Un esperimento compiuto per la prima volta in Europa, che ha avuto come obiettivo l’antica città fenicia di Othoca, e ha subito portato al ritrovamento di alcune anfore ancora piene, subito inviate a Cagliari per studi più approfonditi.

Il moderno ‘sottomarino’ in miniatura è simile ad un catamarano che, grazie ad una sofisticata tecnologia, può essere pilotato da terra e trasmettere le immagini acquisite con il meccanismo delle onde sonore. Una volta elaborate, queste daranno vita ad un scenario tridimensionale, ricostruendo luoghi e paesaggi che altrimenti l’uomo non sarebbe in grado di osservare. Il robot è nato ed è impiegato grazie alle sinergie tra l’Ismar Cnr di Bologna, il Consorzio Pro ambiente, l’Iamc di Torre Grande, l’Università di Cagliari, la Sovrintendenza della Sardegna e il Comune di Santa Giusta.

Esperimento simile, anche se in questo caso il robot non era sottomarino, era stato già condotto nel sito di Mont’e Prama per la ricerca delle statue dei giganti. Dopo le esplorazioni delle profondità marine, come quelle effettuate dai ricercatori dell’ISPRA, il cui risultato fotografico è stato poi pubblicato nel volume “Colori profondi del Mediterraneo” di cui in questi giorni sono in mostra a Roma le migliori immagini, si arriva quindi fino all’esplorazione sotterranea del fondale marino, oltre che della terraferma, per scoprire invece le ricchezze rimaste dal passaggio dell’uomo nel corso dei secoli.

Foto Concessa da ISPRA

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