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L’ISPRA fotografa il mare profondo di Sardegna - Fotogalleria

  • Scritto da Effe_Pi

Colori profondiUn volume di immagini realizzate dall'ente pubblico con l'aiuto di un robot sottomarino fino a 450 metri di profondità racconta il Mediterraneo profondo, un terzo delle foto vengono dai fondali dell'isola.

Che il mare di Sardegna sia tra i migliori, per quanto riguarda spiagge, qualità dell’acqua e paesaggi, nessuno aveva dubbi. Quello che invece non era certo, visto che finora esistevano poche testimonianze, era quale fosse la ricchezza dei fondali profondi dell’isola: ha rimediato a questa mancanza di conoscenza l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che ha appena pubblicato un libro fotografico, dal titolo “Colori profondi del Mediterraneo”, dove racconta per immagini cosa troviamo nelle profondità del Mare Nostrum. Ben 30 delle 90 foto selezionate dai ricercatori dell’ente pubblico arrivano dalla Sardegna, tutte scattate con un Rov, un robot sottomarino che può arrivare fino a 450 metri di profondità.

La ricerca ha permesso di scoprire quelli che l’ISPRA definisce “hotspot di biodiversità”, caratterizzati dalle cosiddette “Foreste animali”. Ambienti dove ancora “penetra un barlume di luce e dove domina la componente animale, fatta di organismi strutturanti. Creature sessili ed erette, che si elevano dal substrato, creando con le loro forme massive e arborescenti nuovi spazi, anfratti e nicchie, che richiamano ed ospitano altri organismi”. Qui, le spugne ed i coralli sono gli attori principali, maggiori rappresentanti di questi ecosistemi profondi. Fungono da sostegno e attirano a sé una ricchissima fauna associata, fatta di pesci, molluschi, crostacei, echinodermi.  Come detto, il mare più presente è quello della Sardegna, seguito da Sicilia e Calabria, ma ci sono anche i fondali di Liguria, Toscana, Campania e Lazio.

In generale, per i soggetti delle foto si va dalle gorgonie bianche e gialle al corallo rosso, fino ai millenari coralli neri. Ci sono pesci come lo scorfano e la rana pescatrice, ma Il libro racconta anche i segni, quasi mai piacevoli, del passaggio dell’uomo: dalle reti abbandonate che arrivano a spezzare i rami dei coralli, a copertoni e bidoni che diventano rifugio per crostacei e pesci, fino alle buste di plastica e le bottiglie, il cui impatto è tale da trovarle anche in canyon a 450 metri di profondità. In particolare, per quanto riguarda la Sardegna gli esperti dell’istituto hanno selezionato per noi cinque bellissime foto che trovate nelle fotogalleria sottostante: si parte con un branco di gamberetti “gregari”, i Pleisonika narval, trovati sul fondale di Tavolara (a 110 metri) e si prosegue con la Pachastrella monilifera, spugna che si trova a 195 metri di profondità nelle acque di Sant’Antioco. Sempre da Sant’Antioco arriva il corallo nero della colonia di Leiopathes glaberrima, rintracciato a 192 metri di profondità e accompagnato in questo spettacolare scatto da una grossa medusa, mentre è stato immortalato a 110 metri, ma a Porto Corallo, un bellissimo esemplare di gattuccio Galeus melastomus, che può scendere fino a 800 metri. Infine, all’isola del Toro, a 130 metri di profondità, è stata scattata la foto del Nudibranco su Bebryce mollis, mollusco privo di conchiglia, carnivoro e predatore di gorgonie come quella bianca qui immortalata: una forma di vita affascinante che, spiegano i ricercatori, con “l’adattamento evolutivo” è arrivato ad “un’enorme varietà di forme e colori, sia a scopo mimetico che difensivo”. Per chi volesse approfondire, il volume è acquistabile direttamente dal sito dell’ISPRA, al prezzo di 40 euro.

 

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