Nell'ultimo mese

Tutti insieme per salvare il nostro Mediterraneo

  • Scritto da Effe_Pi

Oltre 150 delegati da 21 paesi sono riuniti ad Atene per raggiungere livelli di tutela sempre più avanzati per un Mare Nostrum sempre più sotto minaccia, anche nelle aree finora più incontaminate come la Sardegna.

Proteggere in maniera sempre più avanzata il delicato ed inimitabile ecosistema del bacino del Mediterraneo, senza rinunciare nel contempo a farne una risorsa anche economica per i paesi che vi si affacciano. È questo l’obiettivo principale della conferenza delle parti in corso ad Atene (COP19), organizzata dalle Nazioni Unite, alla quale partecipano più di 150 delegati di 21 paesi che sono interessati alla tutela del Mare Nostrum. Ogni giorno vediamo sui nostri territori, compreso quello sardo nonostante le sue meraviglie marine, scempi e problemi di ogni tipo, dalle plastiche all’inquinamento da idrocarburi fino al riscaldamento globale e alle specie aliene, che minacciano direttamente la qualità delle acque e dei litorali anche nell’isola.

Il fulcro di questo tentativo di tutelare il Mediterraneo ha compiuto da poco quarant’anni, tanti sono infatti quelli trascorsi dalla nascita del piano d'azione per il Mediterraneo (MAP), adottato nel 1975 dai paesi mediterranei e dalla Comunità europea: nel frattempo, si sono aggiunti altri strumenti, dalla fondamentale Convenzione di Barcellona del 1976 fino alle più recenti Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 e agli obiettivi fissati al summit delle Nazioni Unite di settembre 2015 e a quello sui cambiamenti climatici di Parigi a dicembre 2015 (COP21). Su questi punta l’ONU, il cui sottosegretario e Direttore Esecutivo dell’UNEP (United Nations Environmental Program), Achim Steiner, si è rivolto ai partecipanti sottolineando come la Convenzione sia l’unico strumento legale vincolante che riguarda il Mediterraneo. Steiner ha enfatizzato come “l’anno 2015 abbia inaugurato una nuova traiettoria con l’incontro di New York e l’adozione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs), oltre al summit di Parigi sui cambiamenti climatici”, confermando che la Convenzione di Barcellona ricoprirà un ruolo chiave nel raggiungimento di questi obiettivi, per quanto riguarda il Mediterraneo.

L'incontro greco coincide appunto con il 40° anniversario del PIano di azione per il Mediterraneo – Convenzione di Barcellona, ​​che rappresenta uno dei regimi giuridici più avanzati a livello mondiale per la tutela dell'ambiente marino e costiero. Questo, che è stato il primo accordo in assoluto sui mari regionali sotto l’ombrello del Programma delle Nazioni Unite (UNEP), ha costituito il modello per 12 successivi accordi marittimi quadro di cooperazione  in tutto il mondo. Si tratta poi di un momento chiave per il Mediterraneo, per come la regione sta integrando gli obiettivi universali stabiliti nel’agenda per lo sviluppo sostenibile e la transizione verso un'economia verde e blu. La speranza è di arrivare ad attuare le ambiziose politiche che vengono decise in questa sede ufficiale, che come molte di questo tipo rischiano di restare parzialmente incompiute, visto che sono i singoli paesi a doverle portare avanti fino in fondo, nonché di arrivare, come ha aggiunto Gaetano Leone, coordinatore  dell’UNEP / MAP, ad “un monitoraggio più rigoroso e integrato e verso un maggiore sviluppo della rendicontazione ambientale, in modo che si possa essere in grado di valutare l'impatto della nostra azione nel Mediterraneo in modo sistematico”. Con la speranza di avere in futuro un Mare Nostrum sempre più incontaminato e tutelato.

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