Il grande ritorno a casa dei sardi in smart working

  • Scritto da Effe_Pi

E' la regione più interessata da questo fenomeno, con un aumento dei rientri in regione del 40 per cento per il lavoro a distanza del periodo Covid.

La Sardegna è la regione italiana più interessata dal fenomeno degli 'smart worker di ritorno', quella in cui, causa Covid, sono rientrati lavoratori in misura maggiore rispetto a coloro che sono usciti (+40%). Percentuali alte si registrano anche in Sicilia (+27%) e Calabria (+21%). Sono circa 9mila quindi i sardi fuori sede, in smart e remote working, che hanno approfittato della pandemia per tornare e trasferirsi in una città diversa da quella in cui ha sede l'azienda che li ha reclutati o dove vivevano prima del lockdwown.

La stima emerge da un'indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat basata sulle richieste di linee Adsl e connessioni ad alta velocità: fra marzo 2020 e gennaio 2021 l'incremento e' stato del 15,9% nell'isola, il piu' alto in Italia. Altro elemento preso in considerazione sono le domande di finanziamento per l'acquisto della casa in zone come il Medio Campidano o l'Iglesiente, passate rispettivamente dall'1,82% al 3,42% del totale richieste mutui della Sardegna e dal 3,86% al 5,82%. A livello nazionale a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l'azienda per cui si lavora ha interessato il 20% dei fuorisede, circa 400.000 persone.

Il 75% ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un'altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l'azienda per cui lavora. Il movente economico è stato quello più forte. La retribuzione media degli smart worker di ritorno è stimata in 1.840 euro, ma per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima, da lavoratore fuori sede, non erano alla sua portata.

Quanto alle prospettive, sei smart worker di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown. Le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo hanno registrato un bilancio negativo, con un numero di smart worker che hanno lasciato la regione superiore a quello di coloro che sono rientrati: ad esempio, Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

Foto | Luigi Mengato su Flickr