I Corleonesi – Razza criminale

  • Scritto da Serpico

La dettagliata storia di uno dei gruppi criminali peggiori della storia, il clan della mafia siciliana che ha compiuto alcuni dei crimini più atroci compiuti da Cosa Nostra dalla strage di Capaci agli attentati del 1993. 

Siamo l’elitè del crimine, siamo i peggiori di tutti! Così parlava un pentito di mafia al suo giudice. I Corleonesi, ossia i mafiosi provenienti appunto da Corleone sono una razza criminale eletta! I Riina, i Liggio, i Provenzano, i Bagarella sono stati, e per certi versi lo sono ancora, i mafiosi più spietati e sanguinari della storia di Cosa Nostra. Sono poveri, poverissimi. Pantaloni di pezza e scarpe cucite… Peri incrinati per dirla in maniera dispregiativa alla palermitana. Viddani, pecorari, rozzi. Gente impresentabile in società. Crescono nelle miserie del fondo agricolo o meglio del sistema feudale siciliano, ostile e restio ad ogni istanza di rinnovamento. Divengono picciotti ed eseguono lavori di bassa manovalanza criminale, sono di poche parole. Sono discreti e silenziosi però quando si fanno vedere in piazza a Corleone “scusciano”.

Sciusciare in siciliano significa soffiare, a Corleone però vuol dire fare vento senza alzare un dito. Spostare aria ma stando fermi. Vuol dire avere peso. Essere un uomo d‟onore. Sono mafiosi, controllano il feudo e servono bene il padrone! La violenza è l'unica forma conosciuta che serve per dirimere controversie e stabilire i rapporti di forza. Nelle campagne arse dal sole di Corleone lo schema è semplice e ampiamente collaudato, da secoli. Da una parte i poveri contadini, dall'altra i conti, i baroni, i marchesi, proprietari terrieri, classe parassitaria e improduttiva. Si insinua tra le due “classi “ il campiere, l'affittuario, il gabellotto, il guardiano a cavallo. E' gente risoluta, violenta, prevaricatrice. Tengono a bada a schioppettate contadini e sindacalisti che hanno le “minchiate” in testa del socialismo e della ridistribuzione delle terre. Al tempo stesso intimoriscono i proprietari, in città a frequentare i comodi salotti ed a vivere di rendita. Finiranno per mettere le mani sulle loro proprietà.

LEGGI ANCHE | Mafia: in Sardegna sbarcano i boss al 41 bis

I Corleonesi sono spietati e hanno fame! Sono due aspetti, soprattutto l‟ultimo, da non sottovalutare. I boss della borghesia mafiosa palermitana non sembrano curarsene. Quando si accorgeranno di questo binomio diabolico molti di loro saranno “già saliti in cielo”. Poveri, anzi poverissimi, ignoranti e lontani dalla città e dalle nuove opportunità che essa offre, poveri di amicizie e relazioni. Non si fidano dei cittadini, li ritengono chiacchieroni e snaturati, spocchiosi e altezzosi. A Corleone intanto negli anni '50 i Corleonesi rampanti di Liggio e i suoi fidati Totò Riina e Binnu Provenzano danno subito prova della loro spietatezza e muovono guerra contro Don Michele Navarra. “U Padreterno” uomo d‟onore della famiglia di Corleone. Una guerra fulminea che lascia sul selciato decine di morti, decine di scomparsi e di fuggiaschi che non torneranno più! A Palermo non possono più ignorarli. A Palermo li detestano e li disprezzano ma li usano a loro volta per fare dei “lavoretti discreti” e compiere qualche “ammazzatina” fisiologica, come sempre avviene in Cosa Nostra in occasione della prima guerra di mafia. Qui, in questo frangente, seppure vincitori della guerra a Corleone, sono dei semplici esecutori per i La Barbera e le loro famiglie alleate. I corleonesi però sono astuti e imparano velocemente. Loro, silenziosi, eseguono senza fare domande. E lo fanno bene! Taglieggiano, minacciano, uccidono e poi se ne tornano al paese. Sono fantasmi! Intanto studiano questi “cittadini”, ne scrutano le abitudini, gli affari, le amicizie. Lentamente conoscono i malumori degli affiliati, le loro ambizioni, i dissidi interni delle famiglie. Eseguono ma sono fuori dai grandi traffici, ancora prerogativa assoluta dei boss palermitani. Non hanno le conoscenze e gli agganci giusti e sono lontani dalla politica e dalle amministrazione.

Palermo non è Corleone. “Palermo è grande e dobbiamo prendercela” disse Riina in uno dei suoi deliri di onnipotenza. Ci riuscirà come nessuno mai! I Corleonesi sono sanguinari e astuti e segretamente si insinuano in tutte le famiglie palermitane e della provincia. Tessono legami che devono però rimanere segreti, amicizie che vengono coltivate nell'ombra, sfruttando la loro proverbiale riservatezza e la loro paranoica segretezza. Infatti, contravvenendo le regole di Cosa Nostra, i Corleonesi non presentano mai i loro affiliati (alla presenza di una terza persona). Questo rende difficile per “gli avversari” capire da dove possano nascere e scaturire certe cose, certi fatti. Riina è diabolico! Si circonda di giovani e ambiziosi picciotti delle consorterie mafiose cittadine e li coccola, promettendo loro che se saranno fedeli avranno solo da diventare ricchi e rispettati. Si sono presi tutto a Corleone, ora tocca a Palermo… Chi comanda lì comanda Cosa Nostra. Chi comanda a Palermo ha voce anche in America! Riina è un contadino rozzo ma astuto e molto “essenziale”. E' uno che sa convincere chi gli sta intorno. Liggio è un “mito” anche in Continente. Spietato e altezzoso, ha un carattere collerico e facile all'ira, un despota. Quando nei suoi occhi fumanti di rabbia si accende una luce particolare, bisogna avere paura perché si respira aria di morte. Riina invece è diverso, è decisamente più affabile, dispensa consigli ai giovani, che poi sono ordini. Ha un rapporto amichevole con i picciotti ed è considerato un saggio. Anche quando decide le sentenze di morte lo fa in maniera tranquilla, senza quasi proferire parola né recriminare (questo ha fatto questo, quell'altro ha sbagliato, etc etc). Si uccide e basta. I problemi dice sempre, provengono dai vivi, spenta la vita, risolti i problemi. Non c'è altra via praticabile! Sparare, strangolare, far scomparire cadaveri non è mai stato un problema ma ora bisogna ragionare e cercare di indebolire la famiglie palermitane che ostacolano la sua scalata al potere.. Lo fa silenziosamente mettendo zizzania, alimentando la maldicenza, facendo il “tragediaturi”, fa serpeggiare l'invidia e esaspera le ambizioni di picciotti, sottocapi, vice capi, rappresentanti di famiglie e capi mandamento. I Boss più importanti del momento, troppo occupati a diventare milionari con il traffico di droga che negli anni '70 fa diventare la Sicilia il centro nevralgico del traffico internazionale, sottovalutano i “viddani”.

I Bontade, gli Inzerillo, i Badalamenti e le loro famiglie alleate, si accorgeranno troppo tardi dei Corleonesi e delle loro mire espansioniste. La fine dei grandi casati mafiosi è ormai segnata. Sono eventi epocali.I Corleonesi spietati e diffidenti iniziano il massacro riempendo le strade della Sicilia di cadaveri. Non è una guerra di mafia, è uno sterminio vero e proprio. Una caccia all'uomo che non risparmia nessuno, comprese donne e bambini. Chiunque non garantisca affidabilità va eliminato, compresi parenti e amici che ne seguono il truce destino. Molti riescono a fuggire in America dai loro parenti. Avranno salva la vita solo se promettono di non tornare mai più in Sicilia. Sono gli “scappati”. In seguito per certi aspetti verranno “riabilitati” da Provenzano, che optò per una linea più morbida. Gli “scappati” perdono tutto il potere, il territorio, i legami. C'è da salvarsi la pelle e viene fatto con tutte le maniere possibili. Circa sessanta uomini d‟onore nel 1982 scompaiono in un giorno, dopo un tranello organizzato da Riina con Michele Greco detto il “Papa”, ormai passato armi e bagagli dalla parte dei vincitori. Vengono strangolati e sciolti nell'acido. Unico segno di ciò che successe è il vestito a lutto delle vedove, destinate a piangere i loro defunti senza una tomba. Alcuni mafiosi per salvarsi tradiscono fratelli, cugini, zii, cognati. Riina chiede prove di assoluta fedeltà. Al minino dubbio mandati tutti al creatore. E' diffidente, paranoico e non si fida di nessuno. Intanto lui stesso è un fantasma. Nessuno sa dove sia, dove dorma! Si sposta in continuazione e non è facile incontrarlo a riunioni e incontri. Manda i suoi pretoriani, ad ogni modo nessuno lo ha mai visto con Binnu Provenzano. Motivi di sicurezza! Elimina i due boss più influenti, Stefano Bontate e Totuccio Inzerillo. Le sue squadre della morte si spostano in continuazione, in ogni luogo e senza tregua. Sparano di giorno, incuranti di testimoni! E' una vera strage!

Un morto ogni due giorni nel 1982 nella sola Palermo. I morti sono centinaia, i casi di “lupara bianca” pure. A Tommaso Buscetta, uomo d‟onore perdente che riesce a scappare e che poi diventerà un importante collaboratore di giustizia, uccidono due figli, il fratello, i nipoti, il cognato. Tano Badalamenti, boss di Cinisi già capo della Commissione di Cosa Nostra poi posato, è in fuga e molti suoi parenti vennero uccisi persino in Germania e USA. Totuccio Contorno, uno dei pochi sopravvissuti ad un agguato corleonese, ha la famiglia decimata. A Francesco Marino Mannoia, chimico della mafia, in seguito al suo pentimento uccidono madre, sorella e cognata a Bagheria! Per i “pentiti” il trattamento è speciale. Tutti i loro parenti entro il terzo grado di parentela devono scomparire dalla faccia della terra. Con Riina e Provenzano, mafiosi senza onore, scompare la mafia che tratta con la politica, che cerca la via “diplomatica” per gestire meglio gli affari e influenzare le scelte politiche. Riina è un dittatore e non tratta, decide e basta. Trattare vuol dire non essere affidabile, vuol dire morire. Il terrorismo mafioso imposto dai Corleonesi costerà centinaia di morti. Stragi di magistrati, investigatori, giornalisti, poliziotti e politici. Prima facciamo la guerra poi la pace! Questo è il suo moto! Se uno ha un dolore al dito di una mano meglio tagliare il braccio. Questa è la filosofia di “U curtu” . Una filosofia che è applicata all'interno di Cosa Nostra nelle sue strutture di contro bilanciamento del potere, nei rapporti con la politica, con la finanza.

Riina tiene il gioco su tutti i fronti. La Commissione, i mandamenti e tutte le strutture sono svuotate della loro funzione. E' il Golpe dei Corleonesi. Provenzano è sempre al suo fianco seppure defilato. Gli alleati, quelli nuovi, sono di assoluta fedeltà, i Greco, i Gangi, i Madonia, i Brusca sono ormai Corleonesi a tutti gli effetti. Nelle altre provincie, ci si adegua al nuovo ordine. Eliminati i dissenzienti e gli indecisi, Riina avrà a Catania un importante alleato in potente Nitto Santapaola e a Trapani in Ciccio Messina Denaro, padre del superlatitante Matteo. Eliminati Falcone e Borsellino magistrati scomodi, non solo alla mafia, si prosegue con la strategia stragista esportata nella Penisola con le bombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Lo Stato, o parti di esso, sarà costretto a scendere a patti con i Corleonesi. Una trattativa che deve rimanere segreta! Trattativa che prevede (forse) sacrificare lo stesso Riina, che verrà arrestato nel 1993. Da quel momento siamo di fronte ad nuovo inabissamento dell‟organizzazione, a patto di porre fine alla stagione terroristica e stragista. Oggi sicuramente molto potere è andato perduto, però Cosa Nostra è un‟organizzazione malleabile che cambia pelle a seconda del periodo storico. La politica di Provenzano rientra in questa fattispecie. Far spegnere i riflettori e inabissarsi, pur continuando a fare affari. Inabissarsi non vuol dire scomparire. Far tacere le armi non può considerarsi né una tregua e tanto meno una resa. Siamo in una fase di transizione necessaria per organizzare i nuovi assetti: una mafia in difficoltà forse, ma mai del tutto sconfitta, e Per questo ha bisogno del silenzio!

Serpico

Foto | luis su Flickr