Intervista a Paola Pinna, Partito Democratico

  • Scritto da Effe_Pi

Le INterviste di IteNovas.com sulle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Quattro domande, sempre le stesse per tutti i candidati, sui temi caldi di questa campagna elettorale.

Continua la serie di interviste ai protagonisti delle prossime Elezioni politiche del 4 marzo, in particolare i candidati nei collegi della Sardegna. Oggi risponde alle nostre 4 domande Paola Pinna, deputata uscente e candidata con il Partito Democratico al terzo posto nella lista plurinominale del Collegio Centro - Sud per la Camera dei deputati, in coalizione nello schieramento di centrosinistra. 

Qual è la novità di queste elezioni? Perché un sardo deluso dovrebbe recarsi alle urne?

La novità è la legge elettorale. La nuova legge, seguendo le indicazioni della Corte Costituzionale, introduce il principio della conoscibilità dei candidati attraverso liste corte. È importante che chi vota abbia la possibilità di conoscere personalmente chi si propone di rappresentarlo. 
Un altro aspetto rilevante è la quota di genere: finchè non sarà considerato normale che una donna ricopra ruoli di una certa responsabilità (tutti quelli tradizionalmente occupati da uomini), il che presuppone pensare che quella posizione l'abbia guadagnata solo e soltanto con le sue forze e le sue capacità, ci sarà bisogno di incentivi alla partecipazione delle donne. 
Capisco che la situazione di crisi che stiamo attraversando faccia perdere la speranza alle persone. Le diseguaglianze sono cresciute e la disoccupazione è ancora troppo alta. I problemi li conosciamo e abbiamo cercato delle soluzioni che possano combattere la povertá e l'esclusione sociale. Abbiamo introdotto misure universali di sostegno al reddito che sono strutturali: nessuno ne è escluso e questo é un cambiamento culturale fondamentale, significa superare la concezione corporativistica della società, occuparsi anche di chi non ha voce. Mi riferisco al reddito di inclusione, all'indennità di disoccupazione anche per chi lavora pochi mesi e alla sua estensione temporale. 
Prima di decidere di non votare dico: valutate quello che abbiamo fatto e che vogliamo fare, nel merito.

 Per la Sardegna serve autonomia, sovranismo o indipendenza? E perché?

Serve più autonomia ma va guadagnata. Non basta avere più autonomia per stare meglio. Dobbiamo dimostrare prima di tutto a noi stessi di saper gestire i servizi e le risorse in modo efficiente e efficace per trattare con lo Stato centrale e ottenere più spazi di autonomia. Significa prendersi più responsabilità ma ritengo che il primo passo da fare sia rendere la macchina amministrativa più efficiente, aumentarne la qualità e la competenza. Insomma attrezzarsi con gli strumenti necessari. Prima si diventa più forti e autorevoli poi si chiede.

Cosa ritiene di poter fare in Parlamento per i suoi concittadini di un’isola troppo spesso dimenticata?

Nel corso della legislatura che si sta chiudendo ho portato, come gli altri colleghi sardi, all'attenzione dei ministri competenti i problemi che di volta in volta si presentavano. Mi sono occupata in particolare del settore dell'alluminio, del Piano Sulcis, delle carceri. Abbiamo sempre rappresentato le condizioni di disagio sociale e di crisi economica e occupazionale. Questo è quello che si deve continuare a fare. I provvedimenti più incisivi però sono quelli che derivano dalle trattative tra il governo regionale e quello centrale, come nei Patti con il Sud. Nel nostro caso sono state elaborate le priorità strategiche per lo sviluppo dell'isola e il superamento del gap infrastrutturale e sono state stanziate risorse aggiuntive per la continuità territoriale aerea, per la rete ferroviaria, per la metanizzazione, per le bonifiche. Naturalmente è fondamentale il coordinamento tra azione dei parlamentari e azione della giunta regionale, che si rafforzano a vicenda.

 Cosa pensa di insularità e Zona franca? Sono soluzioni praticabili che possono essere proposte alle camere?

Se pur fossero praticabili non sarebbero comunque soluzioni. 
L'insularità è un principio che è già presente nei trattati europei ed è proprio in sede europea che dispiega la sua utilità. Va fatto valere, ad esempio, quando si va a Bruxelles a trattare sulle formule di continuità territoriale per ottenere condizioni più favorevoli senza incorrere in procedure di infrazione per aiuti di stato illegittimi. A livello nazionale abbiamo lo Statuto speciale proprio perchè siamo un'isola e un popolo. Non mi soffermo sulle considerazioni tecniche alla base del'inammissibilità del referendum ma rilevo che non si è parlato di cosa si vuole ottenere per il fatto di essere un'isola. A me interessa come si declina il principio, quali sono le richieste concrete. E gli interventi concreti si fanno anche senza introdurre un principio specifico in Costituzione. Lo dimostrano i Patti per il Sud e nello specifico del Patto per lo sviluppo della Regione Sardegna, che si basa su dati oggettivi e non sull'essere un'isola: i dati oggettivi sono il basso tasso di infrastrutturazione, il tasso di disoccupazione, il costo dell'energia, il numero di famiglie sotto la soglia di povertà, ecc. E gli interventi concreti mirano ad aggredire tutte le situazioni che stanno dietro a questi dati.
Riguardo al secondo punto non parlerò di zona franca integrale perchè non ci sono i presupposti normativi e comunque significherebbe zona extradoganale, cosa che non è pensabile. Venendo alle cose concrete invece, i porti franchi previsti dal nostro Statuto potrebbero portare sviluppo ma i passi da compiere sono principalmente a livello  regionale. L'avvio di quello di Cagliari può fungere da punto pilota anche per valutare l'impatto sul territorio e poi applicarne agli altri il modello. Questa area è stata anche individuata nel decreto "Resto al Sud" per l'attivazione di una ZES (zona economica speciale) in cui gli operatori economici godranno di procedure burocratiche più agili e incentivi fiscali. Altra misura è quella che ha individuato nel 2009 tre ZUF (zone franche urbane), recentemente rifinanziate, nelle quali sono previste importanti agevolazioni fiscali per le imprese.