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Dieci cose da sapere sulle elezioni sarde - 2

  • Scritto da Effe_Pi

Pigliaru centrosinistraLa seconda parte delle cose che dovete assolutamente sapere sul voto sardo del prossimo 16 febbraio.

La campagna elettorale infuria, i toni salgono e noi vi proponiamo la seconda parte delle dieci cose che dovete assolutamente sapere per un voto (o astensione) consapevole alle prossime elezioni regionale sarde del 16 febbraio.

6) I come Indipendenza. O meglio Indipendentzia. Tutti ne parlano ma chi è che la vuole davvero? Molti suoi sostenitori si sono alleati con partiti “italiani” e il direttore dell’Unione Sarda li ha accusati di essere indipendentisti “all’amatriciana”, anche se forse sarebbe stato più appropriato “alla bottarga”, altrimenti il simbolo è troppo italiano. Insomma tra sovranismo, autonomismo, nazionalismo e indipendentismo, un movimento nato (in teoria) per portare all’unità del popolo sardo in nome di un sentimento comune, quello di appartenenza linguistica e territoriale, è sempre più spaccato in mille rivoli e correnti che hanno programmi pressoché identici, ma si contrappongono come se fosse in corso una guerra fredda isolana. MALUNIDOS

7) L come legge elettorale. Come spesso accade, chi teme di perdere cambia le regole del gioco. È successo a livello italiano con il Porcellum, succede ora in Sardegna con questa legge che a scorrerla ti fa sentire dentro uno dei più riusciti romanzi di Kafka. Ad esempio l’articolo 13, comma 5: “Qualora la percentuale di voti di cui al comma 1 sia pari o superiore al 60 per cento e la coalizione o il gruppo non coalizzato collegati al presidente proclamato eletto abbiano anch'essi ottenuto una percentuale pari o superiore al 60 per cento della somma dei voti validi dei gruppi di liste ammessi all'attribuzione dei seggi ovvero, nel caso in cui la percentuale di cui al comma 1 sia inferiore al 25 per cento, tutti i seggi sono ripartiti proporzionalmente fra tutti i gruppi di liste ammessi al riparto con le modalità di cui all'articolo 16”. SUPERCAZZOLA

8) M come Murgia. Non è l’unica persona col cognome Murgia ad essere candidata a queste elezioni, ma sicuramente è l’unica, Michela o Kelledda, che ha la possibilità di diventare (e sarebbe la prima donna) governatrice sarda. Tra chi la paragona a Grillo, chi dice che è lei la vera sinistra in Sardegna, chi si augura che con lei arrivi l’indipendenza (vedi sopra) e chi la accusa di dilettantismo, tutti contribuiscono a farle pubblicità. Molti suoi sostenitori si lamentano che nessuno ne parli, ma gli ultimi complimenti (o endorsement) sono arrivati niente di meno che da Gad Lerner e Fatto Quotidiano. Insomma, non proprio piccolissimi calibri, considerando che spesso le elezioni in Sardegna hanno avuto sui media nazionali la stessa visibilità delle presidenziali del Lichtenstein. In ogni caso, comunque la si pensi, è sicuramente lei la vera novità di questa tornata elettorale. LANCIATA

9) P come Pigliaru. Un candidato rimediato all’ultimo, una “foglia di fico” per coprire le disgrazie del Partito democratico e dei suoi alleati? sicuramente un giudizio ingeneroso per un uomo della sua cultura e capacità amministrativa, dimostrata anche facendo l’assessore al bilancio nella giunta Soru della scorsa legislatura. Però, certo, resta l’impressione che sia stato buttato nella mischia in maniera un po’ suicida, opposto ad avversari in campagna elettorale da mesi o anni, e non lo aiutano le decisioni del suo principale sponsor (il Pd) di rinnovare sì le sue liste, ma solo a metà, concedendo deroghe varie, in un paio di casi anche a suoi esponenti sotto indagine. Insomma, Pigliaru rischia di essere il classico galantuomo che paga colpe altrui. Di buono c’è che se riuscisse a vincere, probabilmente, sarebbe in gran parte merito suo. KAMIKAZE

10) U come Unidos. Ovvero Mauro Pili, ex governatore copione di programmi di governo altrui, rinviato a giudizio per le visite in carcere all’amico Massimo Cellino, ma ora e sempre sulla cresta dell’onda della politica e (soprattutto) dei media sardi. Dotato di una capacità di rendersi visibile fuori dal comune, che per un politico è indubbiamente una gran dote, pontifica sugli argomenti più disparati, dalla continuità territoriale all’alluvione (però almeno ne parla) come se fosse appena piovuto da Marte, riuscendo a far dimenticare a molti che è stato governatore, sostenitore dell’elezione di Cappellacci e nella maggioranza che ha sostenuto i governi berlusconiani, capaci di approvare molte delle leggi che ora contesta, ad esempio quella che parla del trasferimento dei mafiosi più pericolosi nelle carceri situate sulle isole. CAMALEONTE.

 

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