Caso Moro: una verità sempre più lontana?

  • Scritto da Serpico

Sono ormai 42 anni che si celebra la morte dello statista democristiano assassinato dalla Brigate Rosse, ma tanti dettagli della verità ufficiale convincono poco chi ha analizzato a fondo la materia.

Dal millenovecentosettantotto ogni sedici marzo ed ogni nove maggio si ripetono le commemorazioni nel ricordo di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. La verità invece è sempre più lontana con gli anni che passano. Inchieste, commissioni parlamentari, processi, testimonianze, teorie e ipotesi si sommano e si intrecciano in questi lunghi anni. Una aspetto però pare evidente! Le Brigate Rosse non furono le uniche protagoniste di quello che viene definito l‟Undici settembre italiano. Seppur vero che il sequestro di una nota personalità rientrasse in quella fase che le BR definirono “ attacco al cuore dello Stato” pare fuor dubbio che l‟operazione Moro non sia solo opera loro. Anche se questo non significa necessariamente che fossero eterodirette da altri posizionati su un livello superiore. Al di là delle ambiguità che persistono della figura di Mario Moretti, il capo br regista dell‟operazione Fritz (cosi chiamarono l‟operazione), è palese che nella vicenda Moro le Brigate Rosse si siano ritrovate in un vespaio politico internazionale delicato dalle conseguenze imprevedibili al di là degli scopi della stessa organizzazione!

Tutti i brigatisti coinvolti mentono seguendo un copione ripetuto per anni. Mentono per due motivi, il primo prettamente politico, ossia ammettere che “altri” fecero parte del complotto significava screditare l‟autenticità della loro storia. Un storia, quella della militanza armata, nata nelle città operaie del Nord, nei miti della resistenza tradita, nelle Università. E‟ il gruppo più numeroso ed organizzato nella galassia della sinistra extraparlamentare. Un‟evoluzione politica che li porterà a farsi avanguardia, a fare proselitismo in fabbrica e quartieri popolari per fare la rivoluzione, una rivoluzione di classe! Con Moro prigioniero vogliono mettere lo Stato in ginocchio ed ottenere un riconoscimento politico Mentono perché per un motivo più umano ossia quello di aver la vita salva, una volta individuati e catturati. Il silenzio come garanzia della vita stessa! Infatti tutti i brigatisti coinvolti nel sequestro, dopo lunghe carcerazioni, sono tornati in libertà o godono di benefici di legge e di misure alternative alla detenzione. Mario Moretti, Raffaele Fiore, Franco Bonisoli, Valerio Morucci, Bruno Seghetti, Anna Laura Braghetti, Adriana Faranda, Raimondo Etro, Barbara Balzerani. Alessio Casimirri è latitante in Nicaragua e non può essere estradato in Italia.

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Solo Germano Maccari, il “quarto uomo” di via Montalcini, e Prospero Gallinari sono scomparsi di morte naturale. Il Potere, apparati di sicurezza nazionali e internazionali, non potevano non interessarsi a Moro o meglio alla sua sorte. Moro è un politico innovatore, spinge per una politica inclusiva che prevede la condivisione del potere con il Partito Comunista. La politica di apertura al PCI di Berlinguer è invisa sia ad Est che a Ovest del Muro di Berlino e quindi anche all‟interno del partito della DC nei settori più atlantisti. La politica di apertura di Moro crea imbarazzo e preoccupazione! Infatti ,dopo un viaggio in USA dove venne minacciato dal segretario di Stato americano Kissinger, si sentiva in pericolo e meditò persino di abbandonare la politica per dedicarsi all‟insegnamento. Oltre cortina i comunisti nelle stanze del potere in Italia, laddove essere comunisti vuole dire essere democratici, mette in discussione l‟egemonia di Mosca. L‟Italia poi ha all‟interno una peculiarità non di poco conto: è un Paese aderente alla Nato ma ha un Partito Comunista forte e radicato! Garante delle libertà e democrazia conquista dopo la vittoria sul nazi-fascismo. Aldo Moro non piace! E‟ un pessimo esempio che va stroncato! Cosi come fecero al Presidente socialista Allende nel 1973 in Cile. La presenza di Gladio, dei servizi è certa in tutte le fasi del sequestro. Sono tutti lì quella mattina! Controllano il territorio metro per metro e osservano tutte le fasi dell‟operazione dalla loro cabina di regia. Da alcuni appartamenti di Via Fani ove abitano dei gladiatori o dove hanno sede diverse sedi di società di copertura o riconducibili ai Servizi.

Lo stesso Bar Olivetti, (in via Fani) che forse non era chiuso quella mattina (come dissero per anni), era un posto particolare dove si incontravano malavitosi, faccendieri, agenti, mafiosi, uomini dei servizi. Incontri in quel mondo di mezzo dove tutti si incontrano per scambiarsi lavori, fare affari e influenzare le scelte politiche a loro gradite che anni dopo descrisse perfettamente l‟ex NAR Massimo Carminati nell‟inchiesta Mafia Capitale. Sopra il bar, un altro appartamento dei Servizi. Un osservatorio più che privilegiato. . Le auto parcheggiate in Via Fani ad ostacolare la manovra delle auto di scorta a Moro non sono lì per caso. Una di queste è intestata ad una società di copertura dei Servizi. I primi sopraluoghi anziché preservare i luoghi cancellano prove importanti. C‟è un foto che ritrae lì presente tra la folla di curiosi un certo Antonino Nirta, pezzo da novanta della „ndrangheta calabrese con buone entrature nei servizi segreti (in particolare con il Generale Francesco Delfino). Si parlo di una misteriosa moto con a bordo due killer che sparirono subito dopo aver trucidato la scorta. Perché senza apparente motivi era presente durante il rapimento il colonello dei carabinieri del SISMI Guglielmi già istruttore di Gladio nella base sarda di Capo Marrangiu? Mistero! Affermò in seguito, durante un interrogatorio, di essere lì perché invitato a pranzo da un amico. Alle nove del mattino! La composizione dell‟Unita di crisi diretta da Cossiga è sconcertante nella sua composizione, è piena di piduisti militari golpisti e di personaggi di dubbia fedeltà allo Stato.

I brigatisti in Via Fani sparano insieme ad altri, decisamente più precisi e addestrati militarmente. Sparano con altri che non conoscono, motivo per il quale indossano le divise da avieri. Sarebbero passati inosservati se avessero indossati degli abiti da impiegati, allora perché indossano quelle divise facilmente riconoscibili da testimoni e passanti? Le indossano in modo che tutti i presenti in via Fani potessero riconoscersi a vicenda. Non regge neppure la prigionia in via Montalcini! E neppure l‟esecuzione di Moro dentro il garage, nel cofano della R4 rossa. Via Montalcini è un appartamento peraltro conosciuto dai Servizi.. E‟ misteriosa la vicenda della scoperta del covo br di via Gradoli, dove spesso dormiva Mario Moretti. Le Br inconsapevolmente, almeno nella sua base fatta di militanti e simpatizzanti, si trova al vertice di una vicenda dai contorni che vanno al di là del territorio nazionale. Moro è loro prigioniero! Viene interrogato, scrive un fitto memoriale, scrive lettere ai familiari e lettere dure rivolte ai suoi colleghi! Chiede aiuto! I politici della sua stessa formazione politica si affrettano a dire che Moro non è lucido perché in una condizione di costrizione pertanto i suoi scritti sono privi di valore. Solo il PSI di Craxi è a favore della trattativa per pietà umana ma anche per un calcolo politico (rischiava di venire estromesso ed isolato dall‟asse DC-PCI). Tutti gli partiti sposano la linea della fermezza, con i “terroristi” non si tratta. Moro è deluso e amareggiato! Si delinea un quadro nel quale non è previsto un suo ritorno a casa. La Ragion di Stato inizia a diventare realtà e non prevede la sua salvezza! La sua figura è garante di quella politica condivisa che deve essere stroncata! Bisogna attivarsi con tutti gli sforzi possibili per capire se Moro ha svelato qualche segreto di Stato inconfessabile ai suoi carcerieri. Infatti il Memoriale, che venne rinvenuto in seguito (1978 e 1990) nel covo BR di via Monte Nevoso a Milano scotta! Chiunque abbia che fare con il Memoriale infatti muore di morte violenta. Il Generale Dalla Chiesa, Il generale Riziero Enrico Galvaligi il giornalista Pecorelli, il Tenente Colonello dei carabinieri Antonio Varisco. Il falso comunicato che annuncia la morte di Aldo Moro è opera dei Servizi, attraverso il falsario che lavorava anche per Banda della Magliana, Tony Chicchiarelli, ucciso qualche anno dopo in un agguato rimasto senza colpevoli. Sono le prove generali per vedere che effetto crea sull‟opinione pubblica la morte di Moro! Perché? Sono tanti i misteri e le incongruenze che caratterizzano la vicenda e che minerà pesantemente la credibilità dello Stato e del suo asseto democratico negli anni futuri. Come dare torto a Leonardo Sciascia “ Illuso colui che pensa che lo Stato indaghi su se stesso”

Serpico

Foto | Ur Cameras su Flickr