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La svolta civile della fiction tv: ora racconta gli eroi dimenticati

  • Scritto da Effe_E

Annunciata una serie di film su persone comuni cadute sul fronte della legalità. Andrà su Canale 5, coinvolge registi di spicco, consulenti i familiari delle vittime.

Da La Stampa | Fulvia Caprara

Eroi lontani dai riflettori, combattenti della vita quotidiana, capaci di sfidare violenza, ricatti, intimidazioni e poi tornare a casa, per abbracciare i figli, per coltivare i sogni. Persone normali, dice il produttore Pietro Valsecchi, «che hanno avuto il coraggio di fare fino in fondo il loro dovere e hanno pagato con il sangue gli ideali di verità e giustizia». 

Si chiamano Libero Grassi, Renata Fonte, Mario Francese, Emanuela Loi, sono scomparsi tra la fine degli Anni 70 e 90, in un periodo cruciale della storia d’Italia, denso di mutamenti e trame oscure, trasformazioni sociali e terribili stragi: «Paolo VI - ricorda Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio - disse di loro: “Non hanno sacrificato per la vita le ragioni della vita”». Idealisti, temerari, oppure semplicemente Liberi sognatori, come il titolo della serie che li celebra, quattro film prodotti da TaoDue (durata 100 minuti) da realizzare in autunno e mandare in onda, su Canale 5, nella primavera 2017: «Il ciclo - dichiara Alessandro Salem, direttore generale contenuti Mediaset - rappresenta il ritorno a un genere che era prerogativa di Canale 5 e che solo per motivi economici avevamo dovuto abbandonare. Le fiction su pezzi di storia del Paese fanno parte del nostro Dna, rafforzano il legame di identificazione del pubblico».

La storia di Libero Grassi, imprenditore siciliano ucciso da Cosa Nostra nel 1991 perché si era opposto al racket delle estorsioni, sarà sceneggiata e diretta da Graziano Diana, con Giorgio Tirabassi nel ruolo del protagonista. Di lui e di sua moglie, scomparsa due settimane fa, parla la figlia Alice ricordando la battaglia di «AddioPizzo», il movimento nato a Palermo nel 2004 che ha coinvolto le nuove generazioni segnando la differenza con il passato. 

La lotta di Renata Fonte, assessore comunale uccisa nel 1984 da chi temeva le conseguenze del suo impegno strenuo contro la speculazione edilizia nel Salento, sarà ricostruita nel film di Renato De Maria, sceneggiato da Monica Zapelli e interpretato da Giulia Michelini: «Mia madre - racconta la figlia Viviana Matrangola - è stata freddata sotto casa, con tre colpi di pistola, mentre tornava da noi, che allora eravamo bambini». Le armi, per fortuna, non fermano le idee, e quell’area per cui Renata Fonte si batteva, oggi si chiama Parco Naturale di Porto Selvaggio, un luogo che con la sua bellezza riesce a curare perfino il dolore di un’orfana: «C’è una magia ineffabile, il profumo dei pini, il rumore del mare...». 

Il cronista del Giornale di Sicilia Mario Francese sarà impersonato da Marco Bocci nel film di Michele Alhaique, sceneggiato da Claudio Fava: «Mio padre - dice il figlio Guido - ha scritto di Provenzano e di Riina mentre tutti gli altri tacevano. A Palermo per vent’anni dopo la sua morte nessuno ha pensato a celebrarlo». 

Quando saltò in aria, insieme al giudice Paolo Borsellino, in via D’Amelio, il 19 luglio 1992, Emanuela Loi aveva 24 anni: «È stata la prima poliziotta caduta nell’adempimento del suo dovere - spiega Graziano Diana, sceneggiatore del film con la regia di Enzo Monteleone -. Era una bella ragazza, nata a Sestu, in Sardegna, voleva sposarsi...». Non è ancora stata scelta l’attrice che la farà rivivere sul piccolo schermo, mentre si immagina che la serie avrà molto probabilmente un seguito, con altre vittime, altri drammi, altre speranze: «Faremo di tutto - promette Tirabassi - per onorare la memoria di queste persone straordinarie». 

Sull’Antologia di Spoon River, Libero Grassi aveva sottolineato una frase: «Il silenzio avvelena l’anima». Quattro film fanno rumore, ed è già qualcosa.

Foto: CC0 Public Domain

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