Nell'ultimo mese

Ambiente: 5 multinazionali che lo devastano

  • Scritto da Effe_Pi

Multinazionali ambienteDal blog americano Eco-Chic una raccolta dei casi più clamorosi di danni sociali e all'ambiente creati dalle grandi compagnie multinazionali.

Vengono prima i profitti o le persone? La risposta sembra ovvia, ma non lo è affatto, almeno da giudicare dal comportamento di alcune grandi società multinazionali. Abbiamo già raccontato di come si sia comportata in Ecuador la compagnia petrolifera Chevron, ma sono molte altre le compagnie che sembrano aver messo i soldi davanti all’umanità, che dovrebbe essere una precondizione minima anche per chi si mette in affari. Vediamo cinque esempi clamorosi di questo atteggiamento, raccontati anche dal blog statunitense Eco-Chic:

Nestlè
Più del 40% del cioccolato mondiale viene dal paese africano della Costa d’Avorio, dove si stima che migliaia di bambini lavorino in condizioni pericolose nelle piantagioni di cacao. Una storia raccontata di recente anche dal giovane calciatore ghanese del Cagliari, Godfred Donsah. La multinazionale Nestlè utilizza per i suoi prodotti cacao prodotto da questo lavoro portato avanti in condizioni di schiavitù, e si è occupata dell’argomento solo quando il Senatore americano Thomas Harkin ha avviato un’indagine e poi introdotto una legge secondo cui il cioccolato venduto negli USA deve avere l’etichetta “slave-free”. La Nestlè ha promesso nel lontano 2005 che avrebbe trovato un modo per certificare che il suo cioccolato non è prodotto da lavoro minorile, sotto coercizione o frutto di traffico umano, ma da allora si sono visti ben pochi atti.

Pfizer
Tra gli altri “peccati” che Eco-Chic attribuisce alla più grande compagnia farmaceutica del mondo, c’è quello di battersi contro l’abbassamento dei prezzi delle medicine per la cura dell’AIDS, che servirebbero soprattutto agli ammalati nei paesi più poveri e in via di sviluppo. Sotto accusa il suo rifiuto di autorizzare all’utilizzo di questi farmaci con licenza generica in Brasile, Sud Africa e altri paesi che ne hanno bisogno. Nel 2008, Pfizer è stata poi condannata a pagare 975mila dollari per l’inquinamento prodotto da una sua fabbrica a Groton, nel Connecticut, per aver provocato emissioni di pericolosi inquinanti chimici in atmosfera. L’accusa forse peggiore è però quella di aver testato alcuni medicinali su bambini nigeriani poveri e malati, mascherando il tutto come “missione umanitaria”: Pfizer avrebbe infatti testato un antibiotico sperimentale, il Trovan, su bimbi infetti dalla meningite, senza che né loro né i familiari ne sapessero niente. Undici dei piccoli sono morti, altri hanno avuto danni cerebrali e artriti paralizzanti.

ExxonMobil
Multinazionale petrolifera che viene considerata dagli ambientalisti uno dei più grandi inquinatori del pianeta, anche se si vanta di aver investito negli ultimi anni 300 milioni di dollari in energia da fonti rinnovabili, che però vanno a contrapporsi ai 47 miliardi spesi tra il 2003 e il 2006 in fonti inquinanti come petrolio e gas. Nel 2001, la società è stata accusata di violazioni dei diritti umani in Indonesia, con azioni che hanno incluso torture, stupri e omicidi. Secondo l’accusa, Exxon avrebbe creato a sue spese un “esercito” locale per proteggere i giacimenti di gas nella provincia di Aceh, equipaggiandolo con attrezzature per scavare fosse comuni e con stabili da adibire a centri di interrogatorio e tortura. La compagnia ha sempre negato tutte le accuse, ma una sua mozione per arrivare alle chiusura del caso è stata respinta nel 2006 e il caso è ancora pendente.

Dow Chemical
La Dow Chemical avrà sempre su di sé l’ombra dell’Agent Orange, l’arma chimica ”Agente arancio” usata in Vietnam dagli USA, che ha portato a 400mila tra morti e disabilità e alla nascita di 500mila bambini con problemi gravi, per non parlare del Napalm prodotto dalla stessa compagnia. Il fiume che passa vicino alla fabbrica Down di Midland, nel Michigan, è pesantemente inquinato da diossina e furani, ma i responsabili della multinazionale hanno sempre negato il loro legame col cancro e altri problemi di salute nell’area. Anche in seguito all’acquisto della Union Carbide, la società responsabile del disastro di Bhopal con circa 20mila morti e centinaia di migliaia di persone danneggiate, la Dow Chemical ha sempre rifiutato di assumersi la responsabilità degli effetti sulla salute e l’ambiente dell’incidente.

Monsanto
Secondo l’autrice del blog Americano è la compagnia più irresponsabile dal punto di vista sociale e ambientale, con la produzione tra gli altri di erbicidi (produttori di diossina), Agent Orange, plastiche, additivi per carburante, saccarina, fluidi industriale, fertilizzanti, pesticidi e antigelo. Negli ultimi anni si è dedicata ai semi e alla carne, creando l’ormone della crescita bovina, ed è il principale produttore mondiale di cibo geneticamente modificato. Monsanto è responsabile del disastro nel sito di Anniston, Alabama, dove per oltre 40 anni ha regolarmente scaricato rifiuti tossici nel West Anniston Creek, durante la produzione di refrigeranti industriali ora vietati, i cosiddetti PCB. Monsanto sapeva perfettamente quanto fosse pericoloso il PCB, ma ha scelto di mantenere il segreto, e anche dopo aver pagato 700 milioni di dollari di multe nel 2003, non ha mai chiesto scusa e non si è mai assunta la responsabilità.
Tra gli atti peggiori della Monsanto c’è il suo tentativo di monopolizzare completamente la fornitura di semi in tutto il mondo. La società ha speso più di 8 miliardi di dollari, in questi ultimi anni, per comprare aziende di sementi - tra cui quelle con produzioni biologiche - e per rendere illegale per gli agricoltori la conservazione dei semi dal loro raccolto per la semina dell'anno successivo. Ciò significa che gli agricoltori devono pagare Monsanto per nuovi semi ogni anno, e molte delle sementi geneticamente modificate producono piante che crescono solo con l’ausilio dei suoi erbicidi, pesticidi e fertilizzanti.
Il prezzo più grande per l'avidità di Monsanto lo pagano i contadini indiani, visto che ogni giorno almeno tre di loro si suicidano, dopo aver toccato il fondo della disperazione per il debito verso la compagnia. Secondo alcune stime, il bilancio delle vittime ammonta ad oltre 16mila.

Leggi anche