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Ambiente:in mostra disastro di Texaco in Ecuador

  • Scritto da Effe_Pi

Chevron EcuadorAll'ambasciata del paese centroamericano le foto della devastazione dell'Amazzonia causata dalla compagnia petrolifera.

A Roma, una mostra fotografica (aperta fino al 29 di questo mese) per far conoscere e ricordare un disastro ambientale prodotto dalla mano dell'uomo. In particolare, in questo caso, la responsabilità è della compagnia petrolifera Texaco (poi acquistata dalla multinazionale Chevron), che dal 1964 al 1990 ha inquinato pesantemente intere aree di foresta amazzonica in Ecuador, distruggendo l'ambiente e mettendo a repentaglio la salute di moltissime persone. Proprio per far parlare di questo, l'ambasciata del paese centroamericano in Italia ha organizzato un'esposizione fotografica dal titolo "De camino hacia la verdad" (In cammino verso la verità), con immagini della foresta contaminata da versamenti di residui di petrolio durante le estrazioni ad opera della società statunitense. La mostra è completata da una serie di ritratti dei testimoni dell'inquinamento, che successivamente hanno denunciato la compagnia in una vicenda legale che ha portato alla condana di quest'ultima, ma che ancora non si può considerare conlcusa del tutto.

Infatti, la reazione delle popolazioni locali, iniziata nel 1993 con la nascita del Fronte di Difesa dell'Amazzonia ha portato a una richiesta di risarcimento per il danno subito, con una condanna definitiva di Chevron nel 2011, ma la multinazionale ha fatto ricorso davanti alla Corte Permanente di Arbitrato dell'Aia, invocando un accordo bilaterale Usa - Ecuador, che però è stato stipulato nel 1993, quindi a vicenda conclusa, col sapore di una giustificazione a posteriori per le devastazioni degli anni precedenti. Chevron - Texaco vorrebbe quindi addossare allo stato centroamericano la responsabilità dei danni, che i giudici hanno quantificato in 9mila 510 milioni di dollari. Secondo la sentenza, sarebbero stati sversati in più di 2 milioni di ettari di Amazzonia non meno di 71 milioni di litri di residui e di 64 milioni di litri di greggio, inquinando l'acqua che le popolazioni bevono, dove pescano e si lavano. L'accusa è aggravata dal fatto che Texaco avrebbe usato in centro America tecniche obsolete (diverse da quelle usate ad esempio negli Usa), che hanno reso molto peggiori le conseguenze dello sfruttamento dei giacimenti.

L'esposizione di Roma fa parte di una campagna internazionale che si chiama "La mano sporca di Chevron", lanciata dal presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, per denunciare i disastri causati dalla multinazionale nel suo paese e nel resto del mondo. Le testimonianze contro Chevron non arrivano solo dall'Ecuador, ma anche da zone della Polonia, dove è stata contaminata l'acqua durante un'esplorazione alla ricerca di gas naturali, dal Perù, dove si sono creati tre veri e propri laghi di rifiuti da petrolio, in Angola, negli stessi Stati Uniti e in Nigeria, dove gli idrocarburi sono finiti in terreni, fiumi e ruscelli, danneggiando la pesca e l'agricoltura. I contadini che vivono nella regione di Orellana, quella maggiormente colpita dal disastro in Ecuador, sono andati anche all'ONU, dove ha parlato il loro rappresentante José Medardo Shingre, chiedendo "il risanamento ambientale e sociale", visto che l'agricoltura "non ci da più quello che ci dava prima. Le nostre famiglie si ammalano continuamente e fino a quando permane questa pratica scellerata di Chevron, che prima era Texaco, nulla sarà buono".

Sotto, la fotogalleria con le immagini gentilmente concesse dal Ministero degli Esteri dell'Ecuador.

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