Nell'ultimo mese

Il ritorno degli anarchici tra politica e arte

  • Scritto da Effe_Pi

Torre libertariaDall'Europa fino agli Stati Uniti e al Medio Oriente negli ultimi anni tornano a diffondersi i movimenti libertari: da noi un disco celebra e attualizza i loro canti tradizionali.

 Uno spettro si aggira per l’Italia (e per l’Europa): lo spettro dell’anarchismo. E’ una parafrasi che sembra adeguata, per sottolineare il ritorno in grande stile del movimento anarchico, che sembra tornare lentamente verso gli “splendori” dell’800 ma anche della prima parte del ventesimo secolo, quando rappresentava la corrente maggioritaria della sinistra e del movimento operaio. Certo, ancora non siamo ai tempi di Malatesta e Cafiero, di Nestor Machno e nemmeno dell’autogoverno durante la guerra civile spagnola, ma i segnali di una ripresa politica e culturale libertaria ci sono tutti, in Italia, in Europa, e perfino negli Stati Uniti e in Medio oriente.

Nel nostro paese, sembra finalmente essere superata la subalternità all’estrema sinistra marxista (o comunque di stampo comunista statalista) che si era vista negli ultimi decenni, e anche le campagne tra il terroristico e l’oscuro di federazioni completamente anonime e clandestine. Proprio in questi giorni, molti anarchici partecipano all’occupazione del municipio di Carrara, per protesta dopo l’alluvione che ha colpito la città toscana, e anarchici sono coloro (col sindacato Usi Ait in prima fila) che hanno occupato ormai da giorni la cosiddetta Torre Libertaria a Parma, un monumento antico e da tempo abbandonato trasformato in spazio autogestito, con tanto di polemica aspra con la giunta grillina della città emiliana.

Ma la presenza di anarchici è segnalata con forza in molti dei principali movimenti sorti negli ultimi anni, da quello di Occupy Wall Street, che tra i suoi massimi teorici ha proprio l’anarchico Noam Chomsky, ma anche nelle piazze spagnole col movimento degli Indignados 15M. L’esperimento più interessante, però, è quello in corso nel Kurdistan siriano, precisamente nella regione del Rojava, dove è stata creata una “zona autonoma” organizzata su un modello di autogestione del territorio molto vicino a quello tradizionale anarchico, sotto la guida del Partito d'Unione democratica (Pyd). E’  l’ala siriana del Partito del lavoratori del Kurdistan (Pkk) di Abdullah Ocalan, il leader che negli anni ’90 approdò anche in Italia in fuga dalla Turchia (nelle cui prigioni si trova oggi), che è passato da un marxismo ortodosso a una concezione più comunitaria e libertaria della società. Cambio di passo che sembra di successo, a giudicare dal fatto che l’esperimento è ancora in corso a molti mesi dalla sua creazione e che il Pkk (e i suoi alleati) sono ormai riconosciuti da tutti come la principale forza in grado di contrastare l’Esercito Islamico (IS), vale a dire i temibili fondamentalisti che puntano a creare un nuovo califfato in Medio Oriente.

Insomma, il 21esimo secolo vede il ritorno in grande stile degli anarchici, che dopo il fallimento del “socialismo reale” basato sui principi marxisti - leninisti possono rivendicare di aver sempre criticato il concetto statalista, contrapponendo a questo un socialismo libertario al limite dell’utopia, ma che ha sicuramente il grande merito di non rinunciare alla libertà individuale in nome di quella (presunta) collettiva. Il risveglio anche culturale libertario è dimostrato dalle sempre più frequenti azioni “situazioniste” e da una sempre più diffusa estetica provocatoria della piazza e dei movimenti, più vicina alle avanguardie storiche del ‘900, da Dada in giù, che al realismo un po’ grigio tipico dell’arte e della militanza marxista.

A Roma, un segno dei tempi è rappresentato sicuramente dal progetto Montelupo, che dal 2012 punta al recupero del canto anarchico italiano, e nei giorni scorsi ha pubblicato un disco col canzoniere libertario tradizionale del nostro paese, rivisitato nelle musiche per renderlo maggiormente al passo coi tempi. Il risultato è stato presentato in un concerto di successo al Nuovo Cinema Palazzo, spazio occupato del quartiere capitolino di San Lorenzo, con centinaia di persone emozionate a cantare a squarciagola con Daniele Coccia (voce del Muro del Canto), brani storici della tradizione anarchica: dalla Ballata di Pinelli all’Inno individualista, da Bruceremo le chiese a Inno della rivolta, fino agli Stornelli d’esilio (col celebre verso “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà”) e all’immancabile Addio Lugano bella di Pietro Gori. Un disco che per il cantautore Alessio Lega è “come un testimone da passare alle nuove generazioni: si vedono nascere in ogni parte d’Italia e del mondo, cori su cori che cantano sempre quelle canzoni e, guarda caso, poi chi canta si sente in dovere d’aderire a quegli ideali, di portarli avanti. Le canzoni seguono la loro vecchia vocazione di propaganda, di proselitismo e bisogna dar loro una mano, per quanto si può”. Chissà che il 2015 non sia l’anno degli anarchici, anche in Italia.

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