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Usb: denuncia all'Europa sui precari

  • Scritto da Effe_Pi

Precari pubblicoSi chiede una procedura di infrazione per la violazione della direttiva sui contratti a tempo.

Due denunce con tanto di richiesta di infrazione nei confronti dello Stato italiano: è quanto propone l'Usb (Unione sindacale di base) alla Commissione Europea, sulla vicenda dei precari della Pubblica amministrazione, che quindi in futuro potrebbe assumere dei risvolti imprevedibili. Gli esponenti del sindacato le hanno consegnate il 17 settembre nelle mani del Ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, la cui visione del problema è peraltro da loro contestata perché "in piena continuità con le politiche liberiste dei governi precedenti". Usb ha anche indetto una settimana di mobilitazione del Pubblico impiego, che culminerà in una manifestazione davanti Montecitorio, il 3 ottobre, per chiedere che cambi il decreto sulla presunta "stabilizzazione" dei precari, del tutto insufficiente, nella sua visione, perché non includerebbe i tanti lavoratori temporanei "storici" di settori come ricerca e scuola, come del resto imporrebbero proprio quelle norme europee cui tanto spesso ci si richiama.

I sindacalisti citano in particolare "la direttiva europea 1999/70/CE che disciplina i contratti a tempo determinato, imponendo l’assunzione nei casi in cui i contratti sono reiterati". I tanti precari con contratti rinnovati da decenni hanno quindi diritto all’assunzione, ma "le stabilizzazioni sono state bloccate, anche grazie ad accordi con Cgil Cisl Uil. Con le due denunce alla Commissione Europea, l’USB P.I. intende dunque costringere il Governo Italiano a sanare il proprio comportamento discriminante, attraverso una stabilizzazione generalizzata". La denuncia per procedura di infrazione è un atto che il cittadino europeo può presentare per ottenere dalla Commissione l’avvio di un’azione (procedura) che verifica se lo stato di appartenenza rispetta la normativa europea e, in caso contrario, costringerlo a farlo. La direttiva citata, in particolare, recepisce "un accordo tra associazioni datoriali europee e CES (i sindacati collaborazionisti europei) che poneva attraverso alcune clausole dei limiti alla reiterazione dei contratti a tempo determinato".

Per rimediare a questa situazione, quindi, l'organizzazione dei lavoratori chiede "una vera stabilizzazione sul modello di quella già operata – anche se in maniera insufficiente - con la legge finanziaria del 2006 (L. 27 dicembre 2006 n. 296), con lo stanziamento di risorse adeguate e che riguardi tutte le tipologie di precari". Cercherà di ottenerla con la mobilitazione più che con le denunce, visto che al momento in Parlamento lo spazio sembra molto ristretto, e anche le parzialissime norme messe in piedi dal Governo Letta sono oggetto di contestazione (e richiesta di smantellamento) da parte della Commissione lavoro del Senato, su impulso del Senatore Pietro Ichino e con l'accordo un po' di tutti: Pd e Pdl hanno votato infatti a favore, e anche il Cinque stelle si è astenuto. Insomma, (quasi) tutti d'accordo nel lasciare ricercatori, insegnanti e lavoratori del pubblico precari a vita, nel migliore dei casi, a meno che non si decida di mandare anche loro ad ingrossare le fila dei disoccupati, insieme ai tanti già esplusi dal mondo del lavoro pubblico e privato.

 

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