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Il taglio cesareo indebolisce il sistema immunitario

  • Scritto da Effe_Pi

In una recente conferenza a Roma il noto medico francese Michel Odent ha spiegato le problematiche per la salute del bambino che possono essere causate dal taglio cesareo, specie se senza travaglio precedente.

Di Beatrice Luna

La pratica del taglio cesareo può indebolire il sistema immunitario. Lo ha detto Michel Odent, noto medico ginecologo/ostetrico francese in una recente conferenza a Roma sul tema “Nascita, allattamento ad una svolta storica per la specie umana? Riscoprire il fuoco: proteggere i bisogni di base della donna in travaglio”, sostenendo che la grande differenza tra il parto umano e quello degli altri mammiferi risiede “nella placenta e nel cervello umano”. Odent ha spiegato come  il sangue materno e quello fetale siano separati solo da una membrana molto sottile, quindi attraverso la placenta vengono trasferiti anticorpi dalla madre al feto (IGG), in tale quantità che gli anticorpi fetali possono essere “il doppio di quelli materni, ed è per questo che i bisogni di un neonato non sono uguali di quelli di altri mammiferi”. Il vitello, per esempio, non riceve anticorpi prima della nascita, ragion per cui il colostro (il primo latte materno dei giorni immediatamente successivi al parto) è vitale per questo animale, mentre non lo è per la specie umana.

Per il neonato è importante che il suo corpo venga colonizzato immediatamente dai microbi materni, visto che i primi microbi che colonizzano il bambino programmano il suo sistema immunitario. Secondo Odent, però, oggi la maggior parte delle donne dà alla luce il figlio in un ambiente microbiotico estraneo (ad es. per l’uso di antibiotici in travaglio o per taglio cesareo), e questo può comportare nei bimbi problemi del sistema immunitario come allergie, malattie atopiche, malattie autoimmuni, diabete di tipo 1. È il frutto di un condizionamento culturale secondo cui dobbiamo difenderci dai microbi, perché sono nemici, ma “quando si tratta della nascita questa deprivazione è questione molto seria”.
Il medico francese ha parlato della nascita come evento sociale, fattore che ha un enorme impatto perché la funzione della neocorteccia (che rende il cervello umano molto più sofisticato di quello degli altri mammiferi: è grazie al suo utilizzo, ad esempio, che possiamo comunicare in più lingue) viene potenziata, e questo durante travaglio e parto impedisce nella donna l’emergere della parte di cervello primitivo (istintivo), dando luogo a travagli difficili e parti altamente medicalizzati (con abusi di epidurale, ossitocina sintetica, forcipe, ventosa, taglio cesareo).

Per la nascita occorre andare verso la prospettiva fisiologica, ad esempio lasciando alla donna la possibilità di travagliare (anche se ha il cesareo programmato) perché questo è uno stress positivo per il bambino, visto che a causa del dolore la donna “rilascia ormoni che aiutano la maturazione polmonare, quella del senso dell’olfatto, attraverso il quale il neonato identifica sua madre, e della melatonina, ormone del buio che per il neonato ha proprietà antiossidanti e di smaltimento dei grassi”. Si è visto che nei neonati nati senza stress, la concentrazione di questi ormoni è bassissima o nulla, rispetto a quelli nati dopo un travaglio.

I tagli cesarei programmati deprivano quindi la madre dallo stress che fisiologicamente serve al neonato per vivere; è quindi giusto che anche la donna che deve fare un taglio cesareo travagli prima dell’intervento, per assicurare al figlio una buona nascita. Serve quindi un cambio di vocabolario, per cambiare paradigma: taglio cesareo programmato, taglio cesareo di emergenza e altri termini simili, secondo Odent, rendono “la nascita un fenomeno patologico”.
All’incontro ha partecipato anche Ruth Ehrhardt, ostetrica svizzera che vive in Sud Africa e ha scritto un libro ispirato al lavoro di Odent, dal titolo “I Bisogni di Base di una donna in Travaglio”, in cui riassume in 6 punti i bisogni primari di madre e bambino in questa delicata fase:

-          LINGUAGGIO: bisogna fare attenzione a come si parla ad una donna in gravidanza, perché quello che le viene detto lo porta nel travaglio, nel proprio corpo: spesso quando si vede una pancia grande si dicono frasi come “È grande questa pancia! hai la glicemia troppo alta!”, ma così facendo si spaventa la donna e questo non è un bene, perché l’ossitocina è un ormone molto timido, la cui secrezione si può bloccare facilmente.

-          SENSAZIONE DI SENTIRSI AL SICURO

-          BUIO

-          LA MADRE NON DEVE SENTIRSI OSSERVATA

-          AMBIENTE RISCALDATO (è molto importante che la donna non abbia freddo)

-          NON PARLARE CON LA DONNA: soprattutto non fare domande che necessitino di risposte razionali, perché attivano quella neocorteccia che prende il sopravvento sull’istintività.

A moderare l'incontro romano è stata l'attivista mamma olandese Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., che vive ed opera a Cagliari.

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