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Renzi si astiene sulle trivelle: il referendum spacca il Pd

  • Scritto da Effe_E

I vicesegretari Guerini e Serracchiani: quesito inutile, dette tante bugie. La minoranza: “Chi ha deciso?” Anche il governatore Emiliano insorge.

da La Stampa | di Roberto Giovannini

Esplode lo scontro nel Partito democratico sul referendum del 17 aprile sulle trivellazioni petrolifere. Nel corso della giornata - attraverso una comunicazione del Pd all’Agcom sulla gestione degli spazi elettorali tv - finalmente è stata certificata l’intenzione del partito del premier di lavorare per il sabotaggio del referendum. Una intenzione che era evidente ai più, ma che finora non era stata esplicitata. 

«Andate al mare»  
L’invito all’astensione, pronunciato perché il quesito non conquisti il quorum del 51% dei votanti – imitando il celebre «andate al mare» di Bettino Craxi – è una «prima assoluta» per il partito teorico erede del Pci. E soprattutto il referendum è stato promosso da dieci Regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) presiedute in molti casi proprio da esponenti del Pd, le cui strutture locali sono aspramente contrarie alle trivelle.

Il primo ad alzare la voce è stato il presidente della Puglia, Michele Emiliano: «Non mi risulta che il Partito Democratico abbia assunto nell’assemblea, che si è svolta pochi giorni fa, alcuna decisione su questo punto così importante e nevralgico per la politica energetica del Paese. Credo che si tratti di un refuso burocratico ma se non fosse così deve essere cambiato lo Statuto del Partito Democratico». E poi, in un tweet: «Obama vieta le trivellazioni petrolifere nell’Atlantico. E noi in Italia dobbiamo fare un referendum!!!».

La replica del partito non si è fatta attendere. «Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Si tratta solo di dare un segnale politico. Perché nel merito il quesito riguarda la durata delle concessioni delle trivelle già in essere. Nient’altro», hanno detto in una dichiarazione congiunta i vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. 

«Solo bugie»
Per i due vice di Renzi, «non c’è nessuna nuova trivella, ma solo tante bugie. Lunedì parleremo anche di questo e vedremo chi ha i numeri, a norma di Statuto, per utilizzare il simbolo del Pd». Sul fronte opposto Roberto Speranza, della sinistra dem. «E’ una posizione che non condivido affatto e che non credo possa essere compresa da una parte significativa dei nostri elettori – dice – sarebbe bello fare una discussione di merito, ma mi chiedo come e dove sarebbe stata assunta questa scelta». 

Durissimi gli ambientalisti. «È scandaloso che il Pd si sia iscritto tra i soggetti politici che faranno campagna per l’astensione al referendum del 17 aprile. C’è qualcosa che non funziona nel fatto che il partito del presidente del Consiglio inviti pubblicamente gli italiani a non recarsi alle urne», accusa Rossella Muroni, presidente di Legambiente. Per Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, «per una forza politica che vorrebbe fare della partecipazione dei cittadini alle scelte uno dei suoi tratti distintivi, invitare al non voto è incoerenza pura».

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