Elezioni Usa: gli anti-èlite portano Trump alla Casa Bianca

Alla fine ha vinto Trump. L'élite politica democratica e i mezzi di comunicazione di massa soccombono davanti all'imprevista vittoria del tycoon di New York

Di Paolo Ardu

Gli Stati Uniti d'America hanno scelto Donald Trump. L'imprenditore miliardario newyorkese ce l'ha fatta, sarà il 45° presidente statunitense. Ma è stata una notte incerta fino all'ultimo, fin quando intorno alle 3.30 (ore italiane) andavano svanendo le ultime incertezze nei quattro stati in bilico, i cosiddetti swing states (Ohio, Florida, North Carolina e Pennsylvania) che, eccetto quest'ultimo, hanno scelto Trump. La vittoria del candidato antisistema, solitario nella sua corsa e non riconosciuto se non parzialmente dalla famiglia repubblicana, è avvenuta in stati considerati roccaforti democratiche che nella passate elezioni votavano Barack Obama, come Wisconsin, Iowa, Michigan. Gli stati della Rust belt, la “cintura della ruggine” del modello industriale nato negli anni Ottanta e da anni in declino, dove operai doppiamente impoveriti da crisi finanziaria e delocalizzazioni delle produzioni animano una working class arrabbiata e lasciata sola nella crisi prodotta dalle diseguaglianze e dalle mancate promesse del capitalismo globale.

Trump promette guerra alle multinazionali

Entrando in conflitto con la strategia della nota casa automobilistica Ford, in campagna elettorale Trump ha promesso una tassazione del 35% delle vetture (camion, suv e altre macchine) prodotte in stati esteri (con riferimento specifico al Messico) e vendute negli Stati Uniti. Inoltre, al confine col Messico, ha promesso la realizzazione di un muro (già iniziato da George Bush junior) per affrontare il fenomeno migratorio verso gli stati del sud. Molti dubbi, inoltre, riguardano la politica internazionale, dalla Siria alla guerra all'Isis, di Trump che, senza alcuna esperienza sul campo, dovrà affrontare questi problemi.
Da questa pazza pazza elezione d'America è uscita sconfitta non solo la candidata democratica Hillary Clinton, poco sostenuta persino dal voto femminile, ma anche Obama, che molto si è speso insieme a sua moglie Michelle per sostenerla nella campagna elettorale. L'ex segretaria di stato, la donna dell'establishment da trent'anni nelle stanze del potere, svanito il sogno di diventare la prima donna alla guida della Casa Bianca, solo dopo alcuni tentennamenti ha riconosciuto la vittoria dell'avversario.

E Grillo si entusiasma: "lui come noi"

Nessuno aveva previsto la vittoria di Trump, “la strada era stretta”. Così queste elezioni sono state anche la sconfitta del sistema dei media di massa, di pronostici, sondaggi e persino di Nate Silver, seguitissimo autore indipendente di proiezioni statistiche. Appesi a modelli numerici il sistema dell'informazione si è dimostrato, alla pari della politica tradizionale, incapace di ascoltare gli umori del Paese. Dall'estero il primo a salutare la vittoria di Trump è stato Vladimir Putin con un telegramma. A lui si sono uniti Marine Le Pen, probabile candidata del Front National alle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno e il presidente ungherese Viktor Orbàn. A questi si è aggiunto Beppe Grillo che in un post sul suo blog ha evidenziato “similitudini fra questa storia americana e il MoVimento”, tra la celebrazione del “VDay pazzesco” di Trump e attacchi vari alla stampa (italiana).

Inizia l'epoca del populismo al potere

Nel suo primo discorso il nuovo inquilino della Casa Bianca, dove si insedierà da gennaio, ha abbandonato i toni arroganti da campagna elettorale. Facendo il rituale riferimento all'unità nazionale, il nuovo presidente sarà “al servizio di tutti”. Certo nemmeno lui si sarebbe aspettato di vincere avendo anche la maggioranza nel Congresso (camera e senato), su cui nemmeno Barack Obama aveva potuto contare.
E ora? Gli Stati Uniti di Trump sono per molti un'incognita, non solo la sconfitta dell'élite politica (quella dei Bush era caduta nelle primarie) ma anche il simbolo della “fine di un'epoca” iniziata nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, un'epoca di speranze di cui oggi di celebra l'anniversario. Con l'arrivo alla Casa Bianca di un leader che molti considerano inaffidabile e imprevedibile, davanti ad un probabile populismo di governo prevale al momento lo shock e l'incertezza. Nell'attesa di capire quali siano le linee guida generali della nuova politica a stelle e strisce, in particolare di quella estera.

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