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La Settimana Santa in Sardegna: S'Incravamentu

  • Scritto da Gi_Ci

S'IncravamentuCon la processione de Sas chircas Cristo viene cercato e trovato; così si può inscenare la tragica rappresentazione de s’Incravamentu (crocifissione).

Pubblichiamo un estratto dal volume "I riti della Settimana Santa in Sardegna" pubblicato dalla IMAGO Multimedia di Nuoro, che ci ha gentilmente concesso la possibilità di diffondere e valorizzare un'altro aspetto della ricchezza culturale della nostra Isola: la commemorazione e i riti della Santa Pasqua.

Uno degli obiettivi della nostra iniziativa editoriale è la valorizzazione e diffusione delle eccellenze sarde, siano esse culturali, tecnologiche, economiche e imprenditoriali, e la IMAGO Multimedia rientra certamente in una di queste categorie.


S'IncravamentuS'Incravamentu

Con la processione de Sas chircas Cristo viene cercato e trovato; così si può inscenare la tragica rappresentazione de s’Incravamentu (crocifissione).

Rito di una struggente malinconia, che ancora sa suscitare profondi sentimenti di compassione, l’inchiodamento del Cristo alla croce è praticato in tutti i paesi con poche varianti.

È reso agevole dall’utilizzo di simulacri snodabili che rendono più realistica la messa in scena. In genere si tratta di opere realizzate tra la fine del ’700 ed i primi dell’ 800 da scultori specializzati.

Il Cristo viene innalzato con fasce o lenzuola bianche e inchiodato. La croce è inalberata dai Confratelli, ancorandola a un foro praticato di solito al centro dell’altare maggiore. Regna un’atmosfera di raccoglimento, a meditare l’assurdità del dolore del mondo.

I tempi della drammatizzazione sono dilatati da gesti lenti e dai canti tradizionali; tutto è appeso al filo del tempo e si rimane in silenzio quasi per il timore di spezzarlo. La cerimonia talvolta è commentata in limba da un predicatore capace di suscitare profonda commozione fra i fedeli.

I canti del Miserere e dello Stabat Mater, eseguiti dai Confratelli Cantori, risuonano per le vie e fra le pareti delle antiche chiese.

ALGHERO (Giovedì notte).
Dopo la processione de las cerques, dalla chiesa della Misericordia parte la Via Crucis che conduce un grande Crocifisso in Cattedrale.

Aprono il corteo una croce bianca con i lampioni e i vessilli e due grandi scale. Seguono il baldacchino, le Consorelle, il coro che canta il Miserere e il simulacro del San Cristus. Chiude il corteo il sacerdote con la corona di spine e i fedeli.

In Cattedrale si mette in scena l’arborement, l’inalberamento della croce sulla quale è stato infisso il simulacro del Cristo. La croce (vera creu) viene fissata a una struttura simile al centro dell’altare (creu falsa); il Confratello che sta a sinistra della croce scende dalla scala, prende la corona di spine avvolta in un panno bianco e risale per poggiarla sul capo del Cristo. I Confratelli si uniscono in preghiera mentre i fedeli si avvicinano a baciare la base della croce.

SANTU LUSSURGIU (Giovedì notte).
Quattro antiche Cunfràrias curano i riti paraliturgici. Il repertorio di canti sacri, eseguiti in latino e sardo dal coro a quattro voci de su Cuncordu ’e su Rosariu, è un prezioso patrimonio culturale e spirituale del paese.

Dopo la processione de sas criccas un altro corteo parte dalla chiesa di su Cunventu (Santa Maria degli Angeli) con la croce e il Cristo. Su Cuncordu canta durante il tragitto. S’Incravamentu è messo in scena nella chiesa parrocchiale con l’utilizzo de sas cotzas (corde e cunei di legno) e iscalas de arrambu (scale). Il coro esegue il versetto del Miserere longu (lungo), così chiamato per la sua durata. La sacra rappresentazione termina con una strofa de sa Novena, che nella tradizione canora di Santu Lussurgiu sostituisce lo Stabat Mater in latino.


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