Sa guerra de su sparau e Muntari

  • Scritto da Effe_Pi

Una canzone dal successo virale esprime il fastidio di molti sardi verso gli ospiti arrivati sui barconi dall’Africa, e anche le reazioni al caso Muntari vanno in questa direzione.

“Su furbu de s’Africa est arribau, a fai sa guerra de su sparau”

Nelle ultime settimane c’è un video che sta avendo un certo successo “virale” nel Sud Sardegna e in generale in Campidano, saltando tra bacheche Facebook, gruppi e messaggi Whatsapp: si chiama Sa guerra de su sparau (La guerra degli asparagi) e ricorda che in questo periodo (anche se la stagione sta ormai finendo) una delle attività più diffuse, nelle campagne dell’isola, è quella di andare a raccogliere deliziosi asparagi selvatici. I sardi non lo fanno solo per mangiarli a casa con la tradizionale frittata o altri ottimi piatti che fanno parte della nostra cucina, ma spesso i più giovani (e non solo) battono a tappeto i campi per venderli in strada o ai supermercati, che poi con grossi rincari di prezzo a loro volta li cedono a chi non ha tempo o forze per girare la campagna, o agli sfortunati che trovano già “tottu passau”. Quando è arrivato su un telefono della nostra redazione inizialmente l’abbiamo trovato divertente, perché ricordiamo tutti la “guerra” tra sardi per chi conosce i posti migliori, chi trova più chili di asparagi o riesce a ricavare di più dalla loro vendita.

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Per i primi due minuti alternando italiano e sardo il folk - rock un po’ alla Creedence risulta divertente e strappa anche il sorriso, ma poi diventa chiaro il suo vero “obiettivo”: nella seconda parte il testo della canzone attacca chiaramente “su nieddu” arrivato dall’Africa, che farebbe troppa concorrenza al raccoglitore di asparagi autoctono e quindi “su mundu s’esti furriau” e “su logu nostru” ormai invaso.  Un piccolo successo che dimostra un sentimento diffuso tra molti sardi, quello di subire “un’invasione”, da parte di migliaia di giovani di colore, magari mandati qui da un complotto per sostituire chi ha sempre vissuto la nostra terra. Non importa che moltissimi di questi migranti non vogliano restare in Sardegna, e nemmeno che quelli che restano siano spesso integrati fino a imparare sa limba e la nostra cultura meglio di tanti sardi “originali”. Ormai sono un nemico o comunque un fastidio percepito da quella che probabilmente è la maggioranza dei sardi, e quel razzismo strisciante che una volta era riservato ad alcune sacche ristrette di popolazione sembra aver tracimato ed essere ormai sdoganato nella massa.

Anche il nazionalismo sardo, che aveva sempre avuto una connotazione “di sinistra” in stile basco o irlandese, sembra contaminato da sentimenti xenofobi, e ne è la dimostrazione ciò che è successo domenica scorsa in quello che, comunque la si pensi, è uno dei maggiori templi della sardità: lo stadio Sant’Elia di Cagliari, dove la reazione del calciatore di colore del Pescara, Sulley Muntari, agli insulti razzisti di alcuni tifosi, sta facendo discutere in tutta la Sardegna e fuori, con possibili conseguenze anche per la società rossoblù.
Nessuno discute che siano stati “pochi idioti” (è la vulgata diffusa) ad insultare il giocatore ghanese, ma a parte segnalare che tra questi c’erano anche dei bambini (a uno dei quali Muntari ha dato la maglia a fine primo tempo, meritando gli applausi di - quasi - tutto lo stadio), quello che preoccupa non sono i dieci personaggi presenti domenica scorsa in curva Nord, talmente poco lucidi da insultare e sputare anche al bianchissimo centravanti rossoblù Marco Borriello, forse il principale protagonista della salvezza appena raggiunta dal Cagliari, quanto le reazioni successive di tanti sardi che allo stadio invece non c’erano.

Basta cercare i post sui social network della società rossoblù o quelli sotto gli articoli pubblicati da numerose testate giornalistiche, per trovare commenti come l’invito al Cagliari a “querelare il sig. Muntari”, a “Muntari è scandaloso” oppure “Muntari ha dato solo risalto al fatto da sceneggiata napoletana”, “Muntari, scuola Milan, ha cercato di vincere la partita a tavolino grazie al colore della pelle”, “Muntari è una merdaccia da sopprimere”, Muntari “vai a vendere accendini al poeto (Sic.) e non rompere le palle” e altri ancora meno gentili e più razzisti. Questo tipo di prese di posizione non si trovano solo nei commenti ma anche testate giornalistiche cagliaritane ci hanno messo il carico da novanta, con titoli come “Muntari, hai scelto lo stadio sbagliato per le tue piazzate” e contenuti tipo “hai tentato di usare un ‘buuuhhh’ perché sei un calciatore mediocre, quei fischi erano per il tuo livello calcistico, la tua vita sportiva ne è esempio, ma ancor più hai dimostrato di essere mediocre come uomo”. E speriamo che con queste premesse e questo pensiero diffuso l’unica guerra in Sardegna continui ad essere quella “de su sparau”.

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