Il paradiso degli innocenti - Parte terza

  • Scritto da Luigi Citroni

Il paradiso degli innocenti - Parte terza - Un thriller che vi lascerà con il fiato sopeso.


Il paradiso degli innocenti - Parte prima

Il paradiso degli innocenti - Parte seconda

Il paradiso degli innocenti - Parte terza

Il paradiso degli innocenti - Parte quarta

Il paradiso degli innocenti - Parte quinta

Il paradiso degli innocenti - Parte sesta

Il paradiso degli innocenti - Parte settima

Il paradiso degli innocenti - Parte ottava

Il paradiso degli innocenti - Parte nona


Sento sulla mia pelle vento di maestrale in un’estiva mattina persa tra i ricordi. Un soffio deciso e misericordioso allo stesso tempo, il quale è capace di mitigare l’arroganza del genere umano e conferire pace alla natura circostante.  

Sogno il mare. 
I miei occhi riflettono la sua luce mentre l’alba lo accarezza con garbo. Lo sento sussurrare i suoi segreti intanto che scivola via dall’umida battigia, dove riposa la mia barca. 
È lì…riesco a vederla attraverso il tempo e lo spazio che placidamente aspetta immersa nella sabbia bagnata. La osservo in tutta la sua fragilità; non resisterebbe a lungo in preda a una tormenta, il suo legno è talmente consunto che in poco tempo sarebbe capace di rendere la sua dignità a fondali sabbiosi.
Penso alla casa al mare, alla villetta bianca dai contorni blu incastrata su un lieve crepaccio a picco sulla spuma delle onde. Penso al pergolato e al piccolo cortiletto. Alla veranda che profuma di iodio e ai panni stesi che svolazzano e si spingono verso il cielo gonfi come vele maestre di un vascello.
 
La nostalgia di tempi migliori, carichi d’amore mi annienta più di qualsiasi altra cosa.
 
Penso persino a quei fiori relegati in un angolo del cortile chiusi tra grigia pomice, e rifletto sulla loro essenza spesso simile a quella degli esseri umani.
La loro esistenza si basa su ciò che è essenziale. Quella fragilità che li caratterizza non gli permette di pretendere più di ciò che gli è dovuto; non possono mentire a loro stessi né alla natura, così come non si possono concedere il lusso di essere ingordi né di digiunare più di quanto sia necessario. Quella tipica bellezza che gli appartiene non nasconde nessun artefatto ma è esclusivamente il risultato di un giusto processo. È l’essenziale a renderli un prodotto così prelibato e talvolta l’essenziale coincide con ciò che è giusto, ed è ciò che è giusto a garantire la vita oppure la morte.
 
Così come per noi.
 
Ingenuamente crediamo di essere in balia di un torrente costretto tra rapide mozzafiato; di essere marionette appese al filo del destino e che tutto ciò che ci accade sia frutto di un inevitabile conflitto cosmico. Il dolore, la gioia, la vita e persino la morte si pensa siano capricci di un entità a noi sconosciuta, un motore immobile, che dall’alto della sua prepotenza ci impone ciò che a suo parere è giustizia. 
Di nostra spontanea volontà lasciamo a chi di dovere il compito di farci tramontare come il sole oltre l’orizzonte, poiché l’uomo ha deciso che in questo strano e sconosciuto universo debba concedere se stesso al caso, così che la propria condotta scivoli sulla pelle come acqua che lava da ogni responsabilità. 
Che cosa ci rimane allora tra le mani? La speranza di un premio alla fine dei nostri giorni? La promessa di una benedizione eterna immersa tra l’erba dei Campi Elisi?
La verità è che tutto quanto è una grande bugia. La cruda realtà è che niente è lasciato al caso e ciò di più scandalosamente concreto è che il bene e il male che viviamo e conosciamo non è altro se non farina del nostro sacco. 
Nessun trucco, nessun Dio o maligno che ci corrompe e ci porta fuori dal sentiero di Nostro Signore, ma solo le nostre mani e la nostra mente, artefici di ciò che ci caratterizza in vita. E il tutto sembra essere talmente scontato, banale, che si fa fatica a crederci.
Se ci fosse realmente un Dio son sicuro sia intento a guardare il nostro mondo con la coda dell’occhio. Sta lì in un angolo celeste ben attento a non mettere mano sul nostro operato. 
Se ci fosse realmente un Dio non è certo quello che il catechismo ci ha sponsorizzato come se fossero in campagna elettorale: un Dio che ha misericordia ma che punisce, un Dio immensamente buono ma che dispensa le fiamme eterne a chi ha peccato, un Dio dunque in costante contraddizione in termini.
Se ci fosse realmente un padre eterno sono sicuro ci accoglierebbe tutti quanti in paradiso proprio perché peccatori.
Ma tutto ciò è solo un sogno. Un’affascinante idea per dimenticare quello che realmente siamo in questo mondo: esseri soli. 
La nostra esistenza è solitudine pura e semplice. Solitudine condita dalla responsabilità delle proprie azioni, da ciò che la nostra indole ci spinge a commettere. E siamo soggetti non a un compendio di leggi divine ma a una giustizia terrena, all’unica vera realtà che ci consente di percepire la nostra vita come un fardello tollerabile.
Ho vissuto il tempo concessomi dalla natura seguendo questi dettami ed eccomi qua, su di una collina sotto la pioggia, aspettando che il mio dito prema contro il grilletto.
Ho fatto la mia scelta, ma ancora sono titubante nel metterla in atto proprio perché alla resa dei conti ci si ritrova soli. Soli davanti all’inevitabile. 
Così come solo fui il giorno in cui arrivai in commissariato a riprendere ciò che mi spettava.
Al tempo credevo di aver le spalle coperte, che qualcuno condividesse il mio stesso spirito, e ciò spinse a comportarmi come se la nostra giustizia fosse scontato avrebbe vinto sul male.
 
Quando varcai la soglia della centrale vidi un nugolo di individui disperati ronzare da una parte all’altra in cerca di risposte.
Molti visi erano familiari. Avevo già incontrato quelle persone e fu Sabatini a darmene conferma.
- Avevamo capito tutto Carmine. Sai chi sono questi? Sono i dieci proprietari dei terreni dove abbiamo ritrovato i cadaveri. E indovina cosa sono venuti a fare? –
- a denunciare la scomparsa dei loro figli – risposi immediatamente.
- Cinque ragazzi e cinque ragazze…abbiamo ricevuto un messaggio…indirizzato proprio a questo commissariato…è meglio se vai nell’ufficio di Andreolli-
- è tornato? – chiesi. Ma Sabatini non rispose, lasciò che trovassi da me la sorpresa.
Vidi così Vinicio darsi da fare tra mille scartoffie, tra le tante denunce lasciate in sospeso da Andreolli.
La cosa non mi stupii dal momento che essendo vice commissario egli dovette prendere il posto del suo superiore scomparso, il prima possibile. 
- Ti rendi conto Carmine? Cosa cazzo sta succedendo in questo posto? –
- è quello che sto cercando di capire Vinicio…ormai da un po’ di tempo –
- devi assolutamente tornare in servizio. Sei riabilitato con effetto immediato…e ora leggi questo, ci stiamo preparando a partire quindi fai in fretta-.
Tra le mie mani strinsi allora una lettera indirizzata a tutti noi del distretto di Oristano con su scritto:
“Il tempo è prossimo alla cattura,
La memoria del sangue precede la frattura,
Dei corpi e la loro stirpe fagocitata nel male,
Che turpe e miserabile ha fatto da sodale.
Fredda e ineluttabile stringe la catena,
Dei figli di Lilith sulla carne ormai in cancrena.
Il vento soffia sul granturco a ovest del ponte,
Proprio dove il fiume cede il passo al monte.”
 
- Che significa? È un indizio? - bisbigliai sbalordito.
- Esatto a ovest del ponte, dove il fiume cede il passo al monte…crediamo sia il posto in cui hanno portato i ragazzi. Supponiamo sia nella vicinanze e che il fiume sia il Tirso e il monte sia il Montiferru. Al confine con il Campidano ci sono campi e campi coltivati a granturco. Non ci resta che andare. Ho già mobilitato la squadra e messo in allerta la scientifica, mancavi solo tu-.
In quell’istante credetti di aver ritrovato il mio collega, colui di cui ero certo potermi fidare e ciò mi diede il coraggio e l’entusiasmo che tempo prima si infranse come un diamante.
- Prima devo confessarti una cosa Vinicio…io l’ho visto...il giorno in cui sono andato a trovarti-
- Hai visto chi? – chiese 
- Quell’uomo…quello che abbiamo sorpreso davanti a casa di Bompiano! Era lui ne sono più che certo-.
Dopo un attimo di esitazione egli rispose: - beh al posto tuo non ne sarei così contento –
- perché? –
- Tu e Bompiano siete gli unici ad averlo visto chiaramente per quanto ne sappiamo…e dimmi…che fine ha fatto Bompiano? –
Un brivido freddo mi attraversò il corpo da cima a fondo. 
Dopo tutto Saverio Bompiano lo vide e ci parlò proprio come me, dopo di che venne messo sotto sorveglianza così come successe a me…che fine mi aspettava?
- Ora non pensarci…ti manderò le coordinate del posto via radio, prendi Sabatini e fiondatevi da noi il prima possibile-.
Detto ciò uscì di tutta fretta dall’ufficio lasciandomi solo in un mare di pensieri.
 
Trovammo i cadaveri nei campi tra Simaxis e Solarussa. 
Nonostante fossimo dispersi nelle immense colture di pianura, capimmo subito dove fossero grazie a fitti stormi di corvi e cornacchie che planavano intorno al perimetro.
Lontani dalla strada, a pochissimi chilometri dal fiume e con i massicci di basalto a squarciare l’orizzonte, ci imbattemmo in un grande spiazzo circolare proprio in mezzo al campo. Una sorta di oasi dove il granturco ormai era ridotto a cenere ancora fumante.
Trovammo i ragazzi disposti in cerchio distanti due metri l’uno dall’altro. Ognuno di loro legato a un palo piantato nel terreno in modo da garantire una posizione stabile ad angolo retto, e tutti collegati da una lunga catena che scorreva all’interno di un anello saldato a una cinturone di cuoio stretto alla vita.
Da queste cinture partiva un ulteriore catena più sottile che come il raggio di una circonferenza convergeva al centro dove un enorme fosso sembrava le ingoiasse.
All’interno trovammo dieci teste di capre che si scoprì appartenere alle famiglie delle vittime.
 
Ciò che fummo costretti a vedere quel giorno fu uno spettacolo crudo e terrificante, allestito con precisione maniacale.
La parte peggiore fu scoprire la causa della morte di ognuno di loro.
Proprio al centro della fronte gli assassini fissarono fogli di carta con dei grossi chiodi, come quelli che stigmatizzarono la passione di Gesù Cristo. Morirono con la stessa disumana dignità che una bacheca di legno colma di annunci può vantare.
Inutile dire che il silenzio regnò per ore dinnanzi a quella scena del crimine. Nessuno ebbe il coraggio di fiatare, di toccare le catene o persino i cadaveri.
Io e Vinicio fummo capaci solo di osservare a debita distanza con il cuore in gola quei fogli che coprivano i volti, e ci fu subito chiaro che riportassero tutti gli stessi passi, presumibilmente estratti da testi sacri.
 
Isaia 13,21
Ma vi riposeranno le bestie del deserto
e le sue case saranno piene di gufi;
vi faranno dimora gli struzzi,
le capre selvatiche vi balleranno.
Isaia 34,14
Le bestie del deserto vi incontreranno i cani selvatici,
le capre selvatiche vi chiameranno le compagne;
là Lilith farà la sua abitazione,
e vi troverà il suo luogo di riposo.
…Ella è gufo, è strega della notte, è ladra di fanciulli…
 
Niddah; Erudin; Shabbat
Se un aborto ha somiglianza con Lilith, sua madre è impura a causa della nascita, perché è un bimbo ma ha le ali…
…Le crescono lunghi capelli come a Lilith, siede a bere acqua come le bestie e serve da cuscino a suo marito…
…non si può dormire soli in casa, e chiunque dorma in una casa da solo è preso da Lilith…
… Ella vaga a notte fonda, vessando i figli degli uomini e spingendoli a rendersi impuri.
 
- Che cosa facciamo? – chiesi istintivamente al mio collega.
Vinicio non rispose e continuò a osservare un tetro spettacolo come se in qualche modo si sentisse responsabile di quelle morti. Vedevo il suo corpo fremere in balia di tic nervosi, percepivo il fiato corto e lamenti che uscivano dalla sua bocca come se fossero gemiti sommessi di un condannato a morte.
Misi allora la mano sulla sua spalla come segno di conforto, ma questo gesto sembrò non lenire la sua angoscia.
- Io se vuoi posso tornare in centrale e iniziare a fare luce su queste scritture e sul loro significato…credo che il nostro lavoro qua sia finito- dissi.
Egli annuì con un cenno del capo privo di emozione, come se fosse una risposta automatica a uno stimolo, non un reale consenso. 
Allora armato di macchina fotografica feci una panoramica della scena del crimine, dopo di che tornai in centrale con il mio nuovo partner.
Passammo l’intera giornata a riflettere sul significato di quelle scritte; a domandarci chi fosse Lilith, che legame potesse esserci con le vittime e con gli assassini, ma a notte tarda ci rendemmo conto di aver esaurito le ipotesi insieme alla lucidità necessaria per poterne formulare altre. 
Alle tre del mattino guidavo verso casa assorto in mille pensieri relativi al caso. Per un attimo mi scordai della macchina che da notti vigilava sotto il mio palazzo così andai spedito senza badare a niente e nessuno; fino a che a ridosso dei parcheggi condominiali la vidi, nera, senza targa con i vetri oscurati, abbandonare la sua postazione come se avesse appena finito il turno. 
Da buon poliziotto non esitai un’istane, così iniziai a seguirla. 
A debita distanza cercavo di confondermi con l’anonima tristezza delle strade di Oristano; appollaiato sul lato della cintura il mio revolver, dentro al cruscotto la glock 19 e strette sul volante due mani desiderose di premere un grilletto una, due…mille volte.
La seguii per alcuni chilometri fuori città, fino a una villa nascosta tra canneti e ceppi di palma corrosa dai parassiti, poco lontana dalla strada provinciale che collega Oristano alla statale 131.
Intorno alla tenuta un buio spettrale sembrava richiamasse a raccolta un fiotto di demoni. Una fioca luce illuminava un piccolo patio antistante alla porta d’ingresso dove ombre, una dietro l’altra, si alternavano a passo di marcia. 
La macchina si parcheggiò a ridosso di quel patio. L’uomo all’interno scese e aspettò che dalla villa qualcuno uscisse ad accoglierlo.
Nel giro di poco tempo aprirono la porta e quella luce illuminò chiaramente il viso del possibile padrone di casa.
Ciò che parve di vedere fu un viso smunto, raccolto in un cespo di barba interrotta da solchi simili a cicatrici. Forse a causa di quella flebile luce i miei occhi notarono un colorito che regala solo un tiepido ricordo della vita; ipotesi avvalorata dopo aver notato un corpo esile nascosto da un completo che cadeva su quelle ossa con la stessa aderenza di una vestaglia.
Presi il numero civico e prima che qualcuno si accorgesse della mia presenza battei la ritirata.
 
Avevo un volto e un indirizzo. A breve avrei avuto anche un nome.
Con tutta probabilità non dell’esecutore materiale dei crimini, ma di un mandante, se non addirittura del mandante per eccellenza, dell’unico a capo di tutto.
Sabatini dopo aver ricevuto tutte le informazioni da me ricavate, nel giro di poche ore ebbe il nome che cercavo.
 
- Aliseo Orefice. Ecco l’uomo della villa –
- hai trovato qualcosa di interessante sul suo conto? – chiesi
- Sì…devo riconoscere sia un personaggio molto curioso, ho tutto qua in questi documenti…allora…Aliseo Orefice nato a Belluno il 27 Ottobre 1915. Ha frequentato gli studi nella comunità ebraica di Roma, primo della classe, persona brillante, intelligente, sembra un tipo promettente, ma con lo scoppio della guerra le cose cambiano. Tutta la sua famiglia viene catturata e deportata nei campi a nord: padre e madre muoiono di stenti nella Risiera di San Sabba, mentre un fratello e due sorelle prendono il via per i campi della Polonia. In un modo o nell’altro riesce a salvarsi e passa gran parte del tempo confinato nel ghetto della Capitale dove è testimone di ogni tipo di atrocità perpetrata dai nazi-fascisti. Con lo sbarco degli alleati e con il loro arrivo a Roma riesce a salvarsi nuovamente e si rifugia al nord dove si arruola tra i partigiani. Per anni non si hanno sue notizie, fino al 1987. Arriva in Sardegna si trasferisce a Oristano e in poco tempo diventa uno dei principali esponenti della comunità ebraica. È una realtà piccola, ben nascosta ma ha tante influenze che vanno dall’imprenditoria fino alla politica e alla magistratura passando per la polizia. Risulta disoccupato, nessun conto in nessuna delle banche della provincia, ma il suo nome figura un po’ ovunque: imprese, donazioni a ospedali, orfanotrofi e tante altre. Persino alle forze armate. La villa è intestata a suo nome ma come puoi immaginare non ci sono mutui ne transizioni di affitti che riguardino lui o l’abitazione. Non è sposato non ha figli ma ha frequentazioni clandestine spesso di dubbia natura…mi spiego: a quanto pare trova gradevole la compagnia delle donne così come quella degli uomini. Ma il meglio deve ancora arrivare. Ho analizzato le scritte nei fogli trovati sui volti dei cadaveri e udite udite, si tratta di estratti di testi sacri…testi ebraici. Per lo più del Talmud. Hanno estrapolato brani relativi alla figura di Lilith. Vuoi che prosegua? –
- muoviti – risposi laconico
- allora…dov’ero rimasto…per gli antichi ebrei Lilith fu moglie di Adamo ancor prima di Eva. Lilith fuggì dalle grinfie del suo consorte rifugiandosi nel Mar Rosso poiché pretendeva di godere degli stessi privilegi dell’uomo, a lei negati da Dio, in quanto nata anch'essa dalla polvere. Lilith compare nelle credenze ebraiche come un demone notturno, rapace degli innocenti, come una civetta o una strega. La sua figura è presente anche nella cultura medievale in miti e leggende relativi sempre all’immaginario popolare ebraico che la descrivono come un temuto demone notturno capace di traviare e corrompere gli innocenti soprattutto quelli di sesso maschile-.
- Porca troia- esclamai con un’innata naturalezza.
- Eh sì- replicò Sabatini – è proprio quello che ho pensato anch’io-.
- Beh li abbiamo in pugno…o no? Dobbiamo assolutamente mettere sotto sorveglianza quella casa e ottenere un mandato. Vado subito a parlare con Vinicio-
- Beh Carmine c’è un’altra cosa che devi sapere…Vinicio ha ceduto il caso a una task force arrivata dalla penisola-
- scusa come hai detto? – chiesi incredulo
- Dice che la priorità assoluta ora come ora è la scomparsa di Andreolli e vuole tutti gli uomini sul caso-
- Non ci posso credere…ci stanno prendendo per il culo te ne rendi conto? Prima Andreolli adesso anche lui…non ci vogliono in mezzo è chiaro. Probabilmente sappiamo più di quanto dovremmo- 
- non so cosa dirti Carmine io sono dalla tua parte lo sai, non capisco questa decisione così come non la capisci tu, e se volessi continuare le indagini all’oscuro di tutti io sono con te, ma ti rendi conto che non è un gioco? Non sono assassini comuni. Se le cose stanno così come pensiamo c’è di mezzo la religione, dei fanatici…e su questo non c’è dubbio. Nella lettera che ci hanno mandato parlano di una catena stretta tra le loro mani, di questi figli di Lilith ed è gente che sequestra ragazzini e li uccide come stessero allestendo uno spettacolo o un rito-
- Lo so benissimo è proprio alla luce di questi fatti che ti dico che abbiamo il sacrosanto dovere di fermarli- dissi in conclusione.
Raccolsi allora le mie cose e decisi di andarmene, ma ancor prima che lo facessi Sabatini mi mise tra le mani una busta sigillata.
- E’ arrivata sta mattina, è indirizzata a te…non ho avuto modo di dirtelo prima-.
La presi, ringraziai il mio collega e me ne andai.
Una volta in macchina aprii la busta. Era una lettera scritta a macchina. Diceva:
 
“Spero che questa mia lettera le arrivi prima che sia troppo tardi. Spero che nessuno si intrometta nel suo tragitto e che le arrivi intatta. Io e lei non ci conosciamo anche se le nostre strade per un attimo si sono incrociate. L’ho vista vagare come un’anima in pena alla ricerca di risposte, ignaro del fatto che queste è necessario rimangano nascoste sotto il fango. Mi ha persino posto domande senza sapere chi fossi in realtà. Mi ha parlato di un uomo grande come una montagna e mi ha chiesto informazioni sul suo conto. 
Lei non ha ancora piena consapevolezza di quanto le acque in cui ha deciso di nuotare siano torbide, ma le voglio venire incontro con queste poche parole. Le voglio tendere la mano.
Ora che sono arrivato alla fine dei miei giorni ho deciso di metterla in guardia: loro non si fermeranno, la loro corsa non ha fine se non con una catartica ascesa appena la giustizia degli uomini avrà lasciato posto al disegno di Lilith e dei demoni della notte.
Credo ormai sappia cosa significhino le mie parole, e se per caso così non fosse la esorto a fermarsi, a girare di spalle e proseguire per la sua strada.
Altrimenti sappia verranno a cercarla, le chiederanno il sacrificio e lo faranno in modo tale da renderla costretto a prendere una scelta. Vivere non è opzione, ma la morte sarà l’unica soluzione.
Sappia inoltre non basteranno i proiettili a fermarli, non basterà la sua ligia propensione al dovere o la sua condotta morale, poiché in un mondo che ha reso il senso di giustizia una banale opinione rigurgitata da sciacalli, essi si propongono come giudici e carnefici per mettere mano all’incompiuto degli esseri umani.
Il tempo è prossimo alla cattura, la memoria del sangue precede la frattura, dei corpi e la loro stirpe fagocitata nel male che turpe e miserabile ha fatto da sodale, fredda e ineluttabile stringe la catena, dei figli di Lilith sulla carne ormai in cancrena.
Ricordi queste parole poiché qualora vi dovessero raggiungere significa che vi hanno scovato e che la loro catena sta per cingervi e trascinare attraverso le insidie della notte.
Hanno liberato il Leviatano ed egli a passi cadenzati sta avanzando verso di voi.
Lei ha avuto modo di vederlo, gli ha dato modo di annusare la sua paura e ora è pronto a prendere ciò che gli spetta, ma non prima di averle preteso il suo sacrificio.
Sappia inoltre che lei non ha amici, lei è solo e gran parte delle persone che la circondano hanno già fatto la scelta. Si sono macchiati.
Con tutta probabilità quando leggerà queste parole sarò già morto, essi mi hanno scovato e privato di ogni cosa, così come faranno con lei. 
L’unico modo per salvarsi e chiudere i conti è uccidere Lilith, ma una persona come lei non avrà mai il coraggio di farlo.
Le auguro di non essere spettatore di ciò che sono stato costretto a vedere, quindi si fermi prima che sia troppo tardi. Si conceda a una vita lontana dalle tenebre.”
  
Quelle parole aprirono una voragine dentro di me che pian piano colmava il suo vuoto con la paura, ma allo stesso tempo grazie a quella lettera capii, forse in tempo, quanto tutti noi fossimo in grave pericolo. Per questa ragione nonostante Vinicio avesse preso la decisone di abbandonare il caso sentii comunque il bisogno di metterlo in guardia.
Così mi recai da lui, nel suo ufficio, e cercai di fargli capire in ogni modo quanto fosse necessario aprire gli occhi e guardarsi le spalle. Non feci riferimento a quella lettera, ma comunque egli non mi diede retta. Sembrava che Andreolli gli avesse lasciato in eredità un’inspiegabile insofferenza nei mie confronti.
- Bada bene Carmine che io capisco la tua preoccupazione…proprio per questo ho lasciato il caso in mano a chi può risolverlo per davvero…noi non dobbiamo caricarci di responsabilità capaci solo di schiacciarci. Siamo un piccolo commissariato è la scomparsa di Andreolli è già un qualcosa che sta rendendo friabile tutto il nostro sistema- disse.
In linea di massima avrei potuto persino dargli ragione.
Noi eravamo sicuramente bravi poliziotti ma comunque relegati in decrepiti uffici incorniciati da muffa e umidità, purtroppo senza tutti i mezzi necessari per condurre indagini assennate. Però qualcuno ci aveva coinvolto, volevano qualcosa da noi e l’avrebbero pretesa in un modo o nell’altro.
Come scritto nella lettera: ci avevano raggiunto! Perciò rifiutavo l’idea di attendere l’ineluttabile.
Anche se a quanto pare sembrava non avessi altra scelta.
 
In ogni caso decisi di condurre indagini segrete con Sabatini il quale sembrava avere informazioni nuove ogni giorno.
- Guarda qua Carmine- mi disse visibilmente eccitato giorni dopo il ritrovamento dei corpi – Lilith nel libro della Genesi! È assurdo è tutto spiegato qui dentro. Tutto torna! Ti sei mai chiesto realmente il perché dei cadaveri in fondo alla miniera? –
- Beh certo che sì…non ho mai avuto la certezza ma ero fermamente convinto si trattasse di un rituale, di una scenografia caratteristica atta a impressionarci- risposi
- Ci sei quasi- incalzò – i nostri amici sono certo non ci vogliano impressionare, loro stanno seguendo i passi di Lilith attraverso le scritture…leggi…Il Risveglio Di Lilith…ella emerge dalle tenebre con i figli degli uomini stretti alla sua vita. Affamati come lupi divorano le loro carni e banchettano con fetide membra. Ecco il seme dei figli di Dio. Dall’oscurità riecheggia un rantolo di dolore; immondo; atroce…I ragazzi trovati in quella miniera sono stati i primi a essere scomparsi e i primi a essere stati uccisi e alcuni di loro se non ricordo male persino smembrati. È il suo risveglio, tutto ha avuto inizio in quella miniera. Se le cose stanno così, possiamo prevedere le loro azioni studiando questi scritti-
- ottimo lavoro Sabatini…ottimo lavoro davvero. Ora senti: stanotte noi ci intrufoleremo in quella villa e piazzeremo dei microfoni, se siamo fortunati non avremo bisogno di leggere altri passi per comprendere i loro crimini. Se tutto va come deve andare li coglieremo con le mani nel sacco-.
 
Sabatini non fece in tempo a rispondere che Vinicio, appena arrivato in commissariato, mi convocò nel suo ufficio con la massima urgenza, e io da bravo sottoposto senza fare troppe domande lo seguii.
 
- chiudi la porta- disse, e dopo essersi schiarito la voce proseguì – so dove si trova Andreolli-
- come è possibile? Chi ti ha dato quest’informazione? - chiesi sconcertato.
- Non ha importanza, ho avuto una soffiata da un informatore…stanotte io e te da soli, la vecchia squadra…ho paura ci sia qualche collegamento con il caso dei ragazzi scomparsi-.
 
Mi trovai costretto ad accettare, ma decisi comunque di non rinunciare al piano segreto escogitato con Sabatini. Irresponsabilmente chiesi così al mio collega di recarsi da solo in quella villa e sempre da solo piazzare i microfoni.
 
Non scorderò mai ciò che successe quella notte.