Il paradiso degli innocenti - Parte nona

  • Scritto da Luigi Citroni

Il paradiso degli innocenti - Parte nona - Un thriller che vi lascerà con il fiato sopeso.


Il paradiso degli innocenti - Parte prima

Il paradiso degli innocenti - Parte seconda

Il paradiso degli innocenti - Parte terza

Il paradiso degli innocenti - Parte quarta

Il paradiso degli innocenti - Parte quinta

Il paradiso degli innocenti - Parte sesta

Il paradiso degli innocenti - Parte settima

Il paradiso degli innocenti - Parte ottava

Il paradiso degli innocenti - Parte nona


La mia risoluzione sembra aver reso un giornata tempestosa ancora più cupa, e il cielo immerso tra le nubi, ci scarica addosso ancor più il suo odio.

Gli spari hanno risuonato per tutta la collina. L’eco è scivolato lungo l’erba bagnata giù fino ai pini, per poi rimbombare tra le pareti plumbee di quel grande padiglione celeste sopra i tetti di Santa Croce.

La mano trema, e io non posso fare niente per farla cessare.

Sembrano passati anni dal momento in cui ho premuto il grilletto, invece sono giusto trascorsi pochi secondi.

Mentre penso, il rimbombo dei colpi di pistola continua a riecheggiare fino a confondersi con il rumore della pioggia, e in quel momento sento le urla della ragazzina sempre più forti congiungersi con i latrati di Vinicio che da quell’istante riprende a singhiozzare.

A tentoni mi avvicino al corpo privo di vita di un uomo vestito di nero.

E immobile con la faccia rivolta verso il fango. Il sangue sgorga dalla sua carne morta e mitiga il suo temperamento con l’acqua piovana.

So di aver fatto la cosa giusta.

Tutto questo in un modo o nell’altro doveva aver fine. Sono convinto di aver fatto la cosa giusta.

- Questo era il tuo sacrificio- biascica Vinicio a pochi metri da me – questo era il tuo sacrificio e la tua condanna-.

Non ho intenzione di rispondere. Ora come ora credo sia più giusto mettere in salvo quella ragazzina fradicia e spaventata.

Faccio per avvicinarmi a lei ma il telefono inizia a squillare.

Senza esitare rispondo.

- Pronto.

- Parlo con Carmine Magellano?

- Chi parla?

- Non faccia il finto tonto. Ho poco tempo e non voglio consumarlo con lei.

A quelle parole mi sento incapace di reagire. Sento come se gli ultimi spasmi di vita abbandonassero il mio corpo, mentre le parole rimangono imbrigliate tra la lingua e il palato.

Con il telefono stretto all’orecchio, sento il gelo prendere possesso del mio corpo avvizzito, come se la morte attraverso quel dispositivo avesse trovato il modo di propagarsi in tutta la sua essenza.

- Il suo silenzio è fuori luogo. Ho già detto che il mio tempo non può concedersi a inutili ritardi. Lei ha fatto quello che le ho chiesto. Anche se non sapeva di aver ricevuto degli ordini. Lei ha fatto la sua scelta. Giusta o sbagliata, lei ha fatto la sua scelta. Da questo momento appartiene a noi. –

- Beh…io…beh…non capisco…con chi diavolo sto parlando? ho fatto quello che mi ha chiesto? Che cosa significa? Cosa vuol dire che ora io appartengo a voi? Chi cazzo siete voi? -

Per qualche secondo il silenzio fa da padrone. Sento il suo respiro riempire il vuoto creato da una tacita inquietudine.

Dopo numerosi sospiri asmatici la voce dall’altro capo riprende a parlare e dice: -Dei suoi quasi, dei suoi se e dei suoi ma e delle sue domande sappia che non me ne faccio un gran bel niente. Lei ora deve fare solo ed esclusivamente quello che le verrà ordinato. Avrà il compito di costruire il suo percorso fino al momento in cui decideremo di liberarle l’anima dalla sua putrida e pestilente gabbia. -

- Non credere di spaventarmi brutto figlio di puttana – tu lurido verme da me non avrai un bel niente. Ho già fatto troppo per un rifiuto come te e adesso il gioco lo dirigo io. Posso solo prometterti una cosa pezzo di merda, ovvero che verrò a cercarti…e quando lo farò dovrai nasconderti per bene. Hai capito stronzo? –

Il mio corpo prende a tremare in ogni sua cavità, come le corde di una viola stuzzicate in un concerto per soli archi. La rabbia e la paura di essere ricattato si fanno avanti senza bussare alle porte della ragione, e così l’intemperanza prende il posto dell’impaurito poliziotto tenuto stretto per le braghe.

- Le sue parole feriscono la fiducia che ho riposto nei suoi confronti e la cosa mi turba, come i minuti passati al telefono con lei. Le raccomando caldamente di portare a termine i suoi impegni. Senza discutere. Gli uomini come lei hanno poco da chiedere a questo mondo. All’alba del giorno del giudizio devono abbassare la testa e sperare che la fine non bussi con troppa rabbia alla loro porta. Lei farà quello che le dirò e lo farà senza ringhiare, senza risvegliare un mal riposto orgoglio per aver condotto una vita da bestia immonda-.

- Io per te non farò proprio un bel niente voglio che questo ti sia chiaro, e voglio che tu sappia che ti darò la caccia con tutti i mezzi a mia disposizione -.

- Non si affanni troppo Carmine, conservi piuttosto le forze per trovare, e concedere degna sepoltura a chi ormai giace sotto la cenere-.

- E questo cosa significa? Che cosa vuol dire? -

- Significa che la terra ha iniziato a bruciare, sotto i vostri piedi. Per il momento desidero rassicurarla dicendole che non si dovrà affaticare nel venire a cercarmi. Sarò io a venire da lei. Tutto brucia signor Carmine. -  TU-TU-TU-TU.

- Chi era Carmine? – chiede colui che un tempo fu il mio collega.

- Dicono che vengono a prenderci Vinicio-.

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