Il paradiso degli innocenti - Parte sesta

  • Scritto da Luigi Citroni

Il paradiso degli innocenti - Parte sesta - Un thriller che vi lascerà con il fiato sopeso.


Il paradiso degli innocenti - Parte prima

Il paradiso degli innocenti - Parte seconda

Il paradiso degli innocenti - Parte terza

Il paradiso degli innocenti - Parte quarta

Il paradiso degli innocenti - Parte quinta

Il paradiso degli innocenti - Parte sesta

Il paradiso degli innocenti - Parte settima

Il paradiso degli innocenti - Parte ottava

Il paradiso degli innocenti - Parte nona


Gli spari risuonarono nell’ombra spandendo il loro eco fino a fondo valle.

Le mie orecchie iniziarono a fischiare, e solo dopo qualche minuto quel silenzio impenetrabile prese nuovamente possesso del crinale.

Nessuna voce si fece strada tra un oscurità quasi tangibile, tanto che pensai di aver ucciso colui che fino a pochi istanti prima ero convinto fosse a un passo da me.

Ancora fermo con il fucile pronto per un’altra scarica, aspettavo che il respiro tornasse regolare e che il cuore placasse la sua furia indomita racchiusa dentro il torace.

Dovevo andare avanti e continuare la salita. Non potevo lasciare il mio collega tra le mani di chiunque ci stesse aspettando in cima, ma soprattutto la nostra era a tutti gli effetti una missione, avevo degli ordini ben precisi e se fossi tornato indietro e disobbedito alle direttive di un mio superiore credo avrei potuto dire addio alla carriera.

Così ritrovato il coraggio, presi a muovermi lentamente tra gli alberi, scrutando con attenzione, per quanto fosse possibile, ogni centimetro di terra intorno a me.

Speravo di inciampare su di un cadavere crivellato di colpi, ma per metri e metri non vidi niente che potesse almeno rimandare all’idea di un corpo steso tra le sterpaglie. Perciò presi pian piano consapevolezza che quella figura non fosse morta e che potesse trovarsi ancora nei paraggi monitorando ogni mio movimento.

- C’è qualcuno? – chiesi con voce tremante – Vinicio sei tu? Fatti riconoscere! –

Nessuno rispose.

La mia salita continuò allora passo dopo passo cercando di calibrare ogni movimento con il fucile stretto tra le mani e la paura come unica guida verso la salvezza.

Avevo il compito di arrivare fino in cima passando per il bosco, quindi in un modo o nell’altro avrei dovuto farcela. Ma se da un lato pensavo di poter adempiere alla missione senza problemi dall’altro la foresta d’un tratto si mostrò per quello che era realmente, lasciandomi inerme, perso in un ginepraio senza via d’uscita.

Una leggera brezza prese a insinuarsi tra la vegetazione, e a ogni folata era come se lasciasse dietro di se una sorta di ululato strozzato. All’inizio non ci feci caso, poiché la mia mente dovette concentrarsi innanzitutto su una minaccia incalzante, ma quando il silenzio coprì l’assordante boato degli spari, quei sibili sinistri mi portarono ad avere una chiara idea di che razza di posto fosse quello.

Come per cercare risposta alzai per un attimo lo sguardo al cielo e con la torcia vidi gli alberi sopra di me adornati da campane a vento unite tra loro da un fitto reticolo che sembrava mettesse in comunicazione tutte le piante.

A ogni cavo sospeso vi erano legati dei lunghi bastoncini forati, come se fossero piccoli flauti che incanalavano anche il minimo sbuffo per liberarlo sotto forma di stridio.

“Ma che diavolo sono?” pensai.

Il rumore sembrava aumentasse passo dopo passo fino a un punto in cui la coltre boschiva venne meno.

Mi ritrovai dinnanzi a un tronco monco abbrustolito, nel bel mezzo di una radura bruciata da una mano diversa da quella naturale. Ciò che sarebbe dovuto essere uno scorcio di luce in mezzo a un fitto bosco, risultò essere una nicchia dove sentirsi ancora più in trappola.

Mi avvicinai al tronco, lo osservai e ci vidi del sangue cosparso sopra, come se in quel punto qualcuno avesse sgozzato un agnello, oltre a una mezza luna con ciò che sembrava essere una croce alla base della cuspide inferiore, incisa nella corteccia carbonizzata.

La cosa mi mise in agitazione così presi le distanze e con lo sguardo dritto sul mirino presi a sondare il perimetro intorno a me.

Ciò che balzò subito ai miei occhi guidati dalla fioca luce della torcia, fu che non solo il tronco immerso nella radura, ma l’intera vegetazione circostante sembrava essere imbrattata di sangue.

- Ti sei spinto troppo oltre piccolo agnellino- disse improvvisamente una voce persa nelle tenebre – questo è il luogo dove tutto inizia e tutto finisce. Ricongiungiti al tuo destino e lascia che la mano ti guidi nella caduta-

- chi va là? Esci fuori con le mani sopra la testa! - intimai terrorizzato – Vinicio! Vinicio! - urlai più volte, ma del mio collega nessuna traccia. – Fatti riconoscere o sarò costretto a sparare! Vinicio dove cazzo sei? – continuai.

- Nessuno verrà ad aiutarti- riprese la voce – sei solo così come lo sei sempre stato. Lasciati guidare attraverso l’oscurità-.

Dal fondo della foresta cinque spari ruppero il silenzio. Riconobbi il calibro. Era Vinicio che a quanto pare si vide costretto anche lui ad aprire il fuoco.

Come se la cosa mi avesse galvanizzato esortai nuovamente chiunque egli fosse a farsi avanti con le mani in vista. Ma alla mia richiesta seguì nuovamente il silenzio.

- Ora aprirò il fuoco…ti do altri tre secondi dopo di che polverizzerò te e qualsiasi cosa mi capiti a tiro pezzo di merda…uno...due…tre.

Pochi istanti prima del fuoco una voce di tutt’altra natura si fece strada singhiozzando dal nulla.

- La prego non spari- disse.

Non si trattava di un uomo, il che in un primo momento mi confuse tanto che servirono diversi secondi per comprendere fosse la flebile voce di una ragazzina.

- La scongiuro non spari- proseguì.

- Mio Dio…fatti avanti non temere, sono della polizia, sei al sicuro-

- Non vedo niente…mi aiuti la prego è tutto buio! –

- Segui la mia voce ragazzina, sono qui…ti sento, non sei lontana. Segui la luce della mia torcia-

- non vedo niente la prego mi aiuti –

- Segui le mie parole vieni verso la…-

Non so se fu per un inaspettato contatto con una voce innocente che mi riportò a una realtà che in preda al panico non riuscii a scrutare, o se tutto successe così, d’improvviso, ma in quell’istante la selva che sembrò essere assorta in un cupo torpore si svegliò concedendosi a un incessante mormorio.

- Chi si nasconde nell’oscurità? Gesù bambino ci salverà o l’uomo nero ci ucciderà-

Subito dopo, dal fondo del bosco apparvero decine di bambini bendati, sporchi di sangue, con le mani legate all’altezza della vita.

Come anime erranti passarono accanto a me in lacrime, diretti verso valle inciampando tra rovi, pietre e arbusti di ogni tipo.

Cercai di fermarne il più possibile per tenerli stretti a me, ma sfuggivano alla mia presa e come se fossero in trans, continuavano a camminare recitando sempre la stessa nenia.

- I tuoi spari abbatteranno il loro esodo – riprese la solita voce – e il tuo cuore si macchierà di sangue-.

In fin dei conti aveva ragione. Non potevo sparare alla ceca poiché con tutta probabilità avrei colpito anche qualcuno di loro.

Mi rimanevano quindici colpi nel caricatore ma decisi comunque di spararli questa volta in aria. Avrebbero illuminato molto più della mia torcia, così feci partire la scarica.

Ciò che quel fuoco illuminò fu uno spettacolo che non dimenticherò mai.

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