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Foto: un reportage racconta il Senegal in Sardegna

  • Scritto da Effe_Pi

Un lavoro del fotografo Andrea Di Biagio, dal titolo "Sardenegal" racconta nel dettaglio la vita della comunità africana a Santa Teresa di Gallura, tra l'anima commerciale e il desiderio di ritorno alle origini.

Dal Senegal a Santa Teresa di Gallura e (forse) ritorno. Cosa unisce la rinomata località balneare del Nord Sardegna con il paese dell’Africa Occidentale? Sicuramente il fatto che, forse per la sua vocazione commerciale che nella storia l’ha portato ad essere definito “Longosardo”, il centro isolano è diventato il punto di raccolta di una importante comunità senegalese, che in qualche modo sta creando una nuova identità meticcia e originale.  A notare la particolarità della situazione, il fotografo Andrea Di Biagio, che proprio a Santa Teresa ha realizzato un reportage sull’argomento, descrivendo per immagini la faticosa vita di quelli che molti, anche in Sardegna, definiscono ancora “vucumprà”.

Una parte del lavoro, intitolato “Sardenegal”, è visibile sul sito del collettivo di cui Di Biagio è membro, Ulixes Pictures, e racconta anzitutto quello che ci si aspetta, cioè i giovani africani che vendono le loro merci sulle spiagge affollate della Sardegna estiva, ma non solo. La vita quotidiana della comunità senegalese nel promontorio di 100 km quadrati, con una pianta urbana che ricalca la pianta romana, caratterizzata da una rete di vie che si incrociano, e che quindi soddisfa in tutto e per tutto l’immagine della città del Sud del mondo brulicante di traffici per strada, viene però raccontata in molti altri dettagli. Si va dalla preghiera allo sport, fino al rapporto col cibo, col territorio e a quello con la tecnologia. Il litorale di Santa Teresa, che lo stesso Di Biagio definisce “caratterizzato dalla sua soffice sabbia bianca e bagnato da un mare cristallino”, ha quindi “un nuovo volto”, vale a dire quello di senegalesi “che sono ormai da anni in una terra non loro, uniti nella preghiera e nel loro vivere comunitario”, ma che confidano ogni giorno “in un passante che con l'acquisto della loro merce possa rendere loro la libertà, l'acquisto del biglietto di ritorno per il Senegal”.

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