Nell'ultimo mese

Il caso dello stalker ceceno che chiede scuse agli ungheresi

Dopo un’azione provocatoria nei confronti del monumento sovietico nel centro di Budapest, l’attivista ha ricevuto una “visita” e ha dovuto girare un video di scuse ai russi.

In questi ultimi mesi si è parlato molto, anche in Italia, della possibile influenza nel nostro paese (come in altri) della politica russa, in particolare di Vladimir Putin e delle sue strutture di propaganda. Ora dall’Ungheria, paese dove è già da tempo al governo una coalizione considerata “amica” del leader russo, quella guidata da Viktor Orbán, arriva la notizia di una bizzarra e inquietante azione di stalking di un russo (anche se non vi sono certezze sulla sua attuale nazionalità) su un attivista magiaro antigovernativo, accusato di aver offeso la Russia e la sua storia.
I protagonisti della vicenda sono Magomed Dasajev, russo di origine cecena, importatore di alcolici in Ungheria, dove vive da circa 13 anni, e l’artista e musicista di Budapest Gergő Komáromy, famoso per essere stato il cosiddetto “Gesù” (per la somiglianza con l’immagine dell’iconografia cristiana) dei manifestanti che l’anno scorso hanno protestato contro il taglio di una parte degli alberi nel Parco cittadino della capitale.

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Lunedì scorso, Komáromy e un suo compagno hanno deciso di lanciare dei palloncini pieni di vernice arancio (il colore di Fidesz – il partito al potere) contro il monumento sovietico che si trova in Piazza Szabadság (Libertà) a Budapest, per protesta contro il governo Orbán, percepito come troppo vicino a quello russo, che gli ungheresi vedono da sempre come pronto ad occuparli, dopo le esperienze del 1956 e in generale della Guerra fredda. Una forma di provocazione che fa parte della tradizione di piazza magiara, che è costata ai due attivisti il fermo e una multa da 30mila Fiorini – 96 euro, ma che sembra non essere piaciuta al ceceno Dasajev, il quale si è subito messo alla ricerca del “responsabile”, scoprendo infine l’identità di Komáromy, raggiunto in un caffè e indotto a girare un video di scuse verso il popolo russo, postato successivamente su Youtube, che sta facendo molto discutere. In particolare, un esponente dei Verdi ungheresi ha chiesto una riunione della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, per capire chi sia questo ceceno e come mai non ci sia stato nessun intervento nei suoi confronti, tanto più che nonostante lui affermi che il video è stato girato volontariamente dal musicista, sono comparsi nei giorni precedenti all’incontro dei suoi messaggi parecchio minacciosi.

“Gente come questa deve essere resa storpia, poi il video va reso pubblico perché tutti gli altri si rendano conto… questa feccia non ha ancora avuto notizie dai russi. Gli insegnerò una lezione. Gente, aiutatemi a trovarlo!” è uno dei messaggi che sono comparsi su Facebook, in un gruppo dedicato ai russi che vivono in Ungheria.
Il sospetto degli oppositori del governo ungherese è che questo non intervenga per non scontentare i russi o qualche amico dello stesso Dasajev nella politica magiara, visto che in un’intervista alla radio dell’anno scorso il ceceno parlava di un suo amico “in Parlamento”. L’ambiguo personaggio, dal fisico possente (come si può vedere nel video, che inizia con il suo racconto della provocazione e prosegue con le scuse di Komáromy) sembra inserirsi in una tradizione cecena, molto usata ad esempio dall’uomo forte del regime di Groznyj, Ramzan Kadirov: ad esempio, quando un politico dell’opposizione russa lo ha definito “la vergogna della Russia”, ha poi ricevuto la visita di un lottatore olimpionico, e a seguito di una discussione “pacifica” ha poi inviato le sue scuse allo stesso Kadirov. Peraltro, nessun russo tra quelli che vivono a Budapest sembra essersi scandalizzato allo stesso modo quando uno dei leader di Jobbik, partito di estrema destra all’opposizione di Orbán ma favorevole a Putin, ha tentato in passato di togliere con un martello la stella rossa che campeggia sul Monumento sovietico.

Foto | Dimitris Kamaras su Flickr

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