Zelinda e i bambini impolverati di Managua

La storia di una donna sarda che da decenni aiuta i bimbi che vivono in strada nella capitale del Nicaragua e ha vinto il premio dedicato a Terzani.

Di Manuel Muscas

Se De Andrè in una delle sue più celebri canzoni raccontava di fiori splendenti nati dal letame, la storia che vi vogliamo raccontare ne conferma la tesi tanto strampalata quanto veritiera.
Zelinda  Roccia nasce, per puro caso, a Tonara in provincia di Nuoro, ma si definisce da sempre una siniscolese a tutti gli effetti.  Trascorre la sua gioventù come circense, a contatto con saltimbanchi e sorrisi, con gabbie e animali. Ha un carattere avventuroso Zelinda,  ha sempre amato viaggiare  e conoscere. Nei primissimi  anni ’80, zaino in spalla e taccuino alla mano si reca in Nicaragua, stato assolato dell’America Centrale, devastato da anni da una cruenta guerra civile.

Zelinda si muove sulle tracce di uno dei gruppi in contrasto: i Sandinisti, gruppo armato rivoluzionario d’ispirazione marxista.  Durante uno dei suoi spostamenti  all’interno del piccolo territorio centroamericano, precisamente nei pressi della polverosa capitale Managua, Zelinda, come attratta da un destino già scritto, incontra ed è incuriosita quanto addolorata dal vedere tre piccoli fratelli che dormono all’interno della ruota in disuso di un camion: Zelinda si ferma, ci parla e promette loro di tornare un giorno a salvarli.
Il suo ritorno sarà piuttosto tardivo, passeranno infatti cinque anni da quel momento, e come negli epiloghi più tristi, non riuscirà più a ritrovare quei tre fratellini che avevano smosso in lei qualcosa che non poteva  però fermarsi.  Il primo aiuto le è fornito da Don Ernesto Balducci, che concede alla giovane sarda il permesso di aprire un COMEDOR, un luogo riparato dove i “quinchos”potessero mangiare.

Da quel momento Zelinda, tra mille difficoltà, lacrime e carezze riuscirà ad avviare un progetto denominato appunto “Los Quinchos”, che si occupa di dare sostegno ai bambini di strada, dediti spesso alla droga e stretti nella stritolante morsa della fame. Tanti fiori sono riusciti a sbocciare dal letame, molti bambini ormai ragazzi hanno avuto la possibilità di studiare o trovarsi un’occupazione umile ma onesta; altri, richiamati da un urlo ancestrale, sono tornati su quella strada da cui erano stati strappati.
Il lavoro di Zelinda Roccia, tanto grande quanto sconosciuto, forse a causa della presa di distanza dai tradizionali metodi della cooperazione internazionale, è stato riconosciuto nel 2013 con l’attribuzione del “Premio Terzani per la pace”.
La piccola signora sarda continua tuttora il suo lavoro, e si rimbocca le maniche per strappare los quinchos da quella strada polverosa.

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