Stop alla fabbrica di bombe in Sardegna

  • Scritto da Anna Maria Cantarella

Il comitato per la riconversione lancia una petizione on line chiedendo la firma dei cittadini, ma intanto è crisi per un sito che dava lavoro a molti sulcitani.

Non smette di generare polemiche la fabbrica di bombe Rwm di Domusnovas-Iglesias (Sud Sardegna). Considerata da molti una fabbrica di morte in quanto produce ordigni di morte e li vende ad alcuni tra i Paesi più aggressivi e tirannici del mondo, la Rwm è anche considerata un marchio d’infamia per il territorio stesso della Sardegna, che deturpa l’ambiente e il paesaggio e di fatto danneggia l’immagine del Sulcis-Iglesiente e della Sardegna allontanando i turisti dalle attrazioni ambientali e culturali della zona come il Cammino di S. Barbara e la vicina area archeologica di Matzanni.

Nasce per questi motivi la petizione lanciata on line dal sulla piattaforma Change.org per la riconversione della fabbrica Rwm, promossa dal Comitato omonimo dopo che l’azienda ha annunciato il fermo produttivo per il divieto di esportare armamenti verso Paesi in guerra. La petizione punta a raccogliere 10 mila firme ed è rivolta al premier Giuseppe Conte, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e ai sottosegretari sardi Giulio Calvisi (Difesa) e Alessandra Todde (Sviluppo economico), oltre che al presidente della Regione Sardegna, Christian Sardegna.

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Nel testo della petizione si legge che la Rwm “deturpa una splendida area boschiva; sorge sull'alveo di un fiume, impedisce il regolare accesso a una delle più importanti aree naturalistiche dell'isola; mette in pericolo la popolazione intorno con un piano d'emergenza esterna vecchio e superato; si sta espandendo, abbattendo alberi e spianando colline; con la sua presenza, ormai nota al mondo, frena lo sviluppo locale danneggiando l'immagine del Sulcis-Iglesiente e della Sardegna e impedendo, di fatto, il pieno sfruttamento delle risorse ambientali e culturali come il Cammino di S. Barbara e la vicina area archeologica di Matzanni”.   

Secondo il Comitato per la riconversione dell’Rwm “appare paradossale che si riuniscano assessorati, prefetti, sindacati per proteggere un'industria di proprietà straniera, con un impatto ambientale e sociale così negativo, i cui profitti vanno altrove”.  La richiesta al governo nazionale e regionale, alle amministrazioni comunali, alle organizzazioni sindacali è che “non si prestino a tutelare gli interessi economici della Rwm al posto di quelli del territorio e che si impegnino per costruire, a partire dai principi della nostra Costituzione, un altro tipo di sviluppo che valorizzi le risorse della terra, della natura, della cultura, senza danneggiare gli altri Paesi”.  Il bisogno di lavoro non deve costringere a produrre armi dannose e inutili, continuano i promotori della petizione. Ci sono molte alternative possibili ma deve anche esserci la volontà politica di potenziare e finanziare iniziative ecologiche che potrebbero essere finanziate dai recenti fondi europei per la conversione green.

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