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BERLINGUER AUSTERO MA NON TRISTE

  • Scritto da Effe_Pi

Enrico BerlinguerÈ forse il leader più amato e rimpianto dal popolo di sinistra, non solo sardo. Enrico Berlinguer, sassarese segretario generale del PCI dal 1972 fino alla sua morte, nel 1984, viene ora ricordato da un'amica, Marina Addis Saba,

che nel libro "Berlinguer non era triste" smentisce già dal titolo uno dei tanti luoghi comuni su un uomo di grande moralità ma altrettanta umanità. "Ciò che mi ha portato, ancora una volta, a ricordare Enrico - scrive Addis Saba - e a pensare di rendere su di lui la mia testimonianza, è il fatto che ho visto da poco in televisione una vecchia intervista nella quale Enrico, alla domanda di cosa avrebbe voluto che si dicesse di lui, rispondeva, col suo sorriso timido e furbo insieme, che non avrebbe voluto si dicesse di lui che era triste. Non era triste infatti".

 La scrittrice, sassarese come il leader comunista, ne era amica fin dall'infanzia vissuta sotto il regime e poi in guerra, poi negli anni della gioventù e nelle "vacanze estive a Stintino e la dura vita di partito a Botteghe Oscure". Addis Saba fa emergere il ritratto privato e inedito di uno dei grandi leader della sinistra, amatissimo ma anche contestato per le sue posizioni poco "ortodosse": quelle che nel 1976, in occasione di un congresso a Mosca dinanzi a 5mila delegati provenienti da tutto il mondo, lo portarono a parlare di "sistema pluralistico", in aperto contrasto con le posizioni "ufficiali", e a descrivere l'intenzione del PCI di costruire un socialismo "che riteniamo necessario e possibile solo in Italia".

L'autrice, specializzata in Storia delle donne e già docente universitaria a Madrid e Barcellona, descrive Berlinguer come "timido bruno e sorridente". E forse proprio questa sua ritrosia ad apparire, in un tempo (i rampanti anni '80) dove già si affermava una "politica dell'immagine" in anticipo su quella di oggi, lo ha reso così amato da portare un milione di persone al suo funerale, con il Presidente Pertini in lacrime ad omaggiarne la bara e perfino il "nemico" Giorgio Almirante (allora segretario del MSI) a visitarne il feretro.

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