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Febbraio 1943: bombe alleate e sfollati in Sardegna

  • Scritto da Effe_Pi

Un ricordo dei drammatici eventi della seconda guerra mondiale, quando Cagliari venne praticamente rasa al suolo e tantissimi cittadini fuggirono nelle campagne di Marmilla, Medio-Campidano e Sarcidano.

 Di Manuel Muscas

Settantatre anni sono passati dal febbraio 1943, in cui un'intera città, Cagliari, venne rasa al suolo dai bombardamenti "alleati". Il capoluogo sardo fu la la seconda città italiana, dopo Napoli, maggiormente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; secondo le cifre ufficiali, pubblicate dal Giornale d'Italia persero la vita circa 416 cagliaritani, nei bombardamenti del 17, 26 e 28 febbraio 1943 e migliaia furono i feriti e i dispersi; la città venne totalmente sventrata soprattutto nella direttrice Bonaria-Stampace-Castello. A partire dal marzo 1943 per tutto l'arco della prima metà degli anni '40, circa 45mila cagliaritani abbandonarono quel cumulo di macerie in cui era stata trasformata Cagliari.

"Li vedevi arrivare e percepivi la loro paura nelle mani tremanti attaccate ad un piccolo carrello che trasportava le poche cose rimaste".
Gli sfollati, provenienti non solo dalla città di Cagliari ma anche dalle zone limitrofe si diressero verso le zone interne della Sardegna: la Marmilla, il Medio-Campidano e il Sarcidano accolsero, pur in un periodo tragico, innumerevoli famiglie sfollate, esistono fonti e documenti d'archivio che testimoniano questo passaggio storico fondamentale all'interno della storia contemporanea sarda: di grande impatto, pur se non materialmente visibile, fu lo scambio culturale tra cittadini e realtà rurali che avevano percepito in modo nettamente diverso la realtà di guerra.