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Reddito di cittadinanza: è nato il comitato sardo

  • Scritto da Effe_Pi

E' partita una raccolta di firme per chiedere al consiglio regionale sardo di attuare una norma del 2005 sempre rimasta lettera morta, che potrebbe allineare l'isola agli standard europei.

Di Enrico Lecca

In Sardegna il reddito di cittadinanza è stato istituito con la legge regionale n°23 del 23 dicembre 2005, art.33, comma 2. Si esatto, in Sardegna abbiamo una legge che sancisce il diritto al reddito di cittadinanza da più di dieci anni (se non ci credete guardate qui). In Europa tutti i Paesi hanno il Reddito di cittadinanza, alcuni da diversi decenni. Tutti i Paesi tranne uno: l'Italia. Si tratta di un sussidio monetario che garantisce un livello di vita dignitoso a chi si trova senza lavoro o integra il reddito di soggetti in difficoltà, e si interrompe se si trova un nuovo lavoro oppure arriva direttamente alla pensione. In Germania e in Inghilterra esiste dagli anni '70, in Francia dall'88 giusto per citare alcuni esempi. Le forme e le denominazioni dei sussidi variano da nazione a nazione ma il principio base è sempre lo stesso: combattere la povertà, dare pari diritti a tutti e non lasciare nessuno indietro.

Già dal '92 l'Europa raccomandava tutti gli stati membri: di riconoscere, nell'ambito d'un dispositivo globale e coerente di lotta all'emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso. E dunque al reddito di cittadinanza si deve accedere: senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell'intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili. Avere il Reddito di cittadinanza permette, sopratutto ai giovani, di poter cambiare lavoro con una certa tranquillità, senza il terrore di un futuro incerto. Questa è la vera flessibilità, quando un giovane può sperimentare le sue idee e le sue passioni avendo la sicurezza di un reddito dignitoso e di un alloggio qualunque cosa accada. La flessibilità di cui abbiamo sentito parlare spesso in questi ultimi anni in Italia e in Sardegna, invece è una sorta di ricatto sociale che genera molta più insicurezza di quanta non ce ne fosse prima.

In Sardegna sono circa 108mila le famiglie che si trovano in uno stato di povertà relativa e secondo i dati dell'ISTAT il rischio di povertà e di esclusione sociale è aumentato più che nelle altre regioni quest'ultimo anno. Condizioni che ovviamente spianano la strada al fenomeno dello spopolamento dell'Isola. La legge Regionale n°23 del 2005 con l'articolo 33 recepisce una direttiva Europea che auspica la realizzazione del Reddito di cittadinanza anche in Sardegna. Nel testo della legge si prevedono 90 giorni per determinare i criteri di accesso tramite apposito provvedimento legislativo. Peccato che nessuno in Consiglio Regionale, da più dieci anni a questa parte, abbia più pensato al Reddito di cittadinanza e alla sua attuazione. Così nel 2016 ci ritroviamo senza l'effettivo diritto ma con una bella legge, un bel testo tutto arzigogolato che lo prevede dal 2005. Insomma la solita presa per i fondelli dei nostri politici, che all'Europa dicono sempre sì e a noi non dicono niente, o al massimo ci distraggono con qualche questione di scarsa importanza (tipo se portare o no il maialetto all'Expo).

Dal 18 Gennaio 2016 esiste il “Comitato Spontaneo Civico Reddito di cittadinanza in Sardegna” che ha lo scopo di informare i cittadini sull'esistenza di questo diritto nascosto. Il Comitato sta organizzando una raccolta di firme per una petizione da sottoporre al Consiglio Regionale affinché venga adottato un Regolamento di attuazione al più presto. Per avere maggiori informazioni potete trovarli su Facebook a questo link. Il Reddito di cittadinanza è un diritto molto importante per una società impoverita come quella sarda. I politici di ieri e di oggi hanno tradito la fiducia che è stata loro concessa, sapere di avere un diritto solo sulla carta ma non nella realtà è oltraggioso.

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