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Morti in mare: Progres attacca Pigliaru

  • Scritto da Effe_Pi

Maestrale SinisGli indipendentisti contro la Regione dopo la tragedia di Ferragosto nel Sinis, ma quello che serve è un maggior rispetto del mare e dei suoi pericoli, presente nella cultura tradizionale dell'isola.

È polemica in Sardegna dopo la tragedia del mare che a Ferragosto ha visto la morte di un uomo nella penisola del Sinis, sulla spiaggia di San Giovanni: Vincenzo Curtale, 41enne commerciante di Oristano, nonostante il forte vento di maestrale che rendeva pericoloso entrare in acqua, si era tuffato per salvare altre persone in difficoltà. Non sono bastati l’intervento di un elicottero dei vigili del fuoco e di numerose ambulanze, che hanno salvato almeno cinque persone, per Curtale infatti non c’è stato niente da fare. La tragedia ha riacceso le polemiche sulla scarsità di sicurezza e servizi in molte spiagge dell’isola, in particolare sulla mancanza di un servizio di salvamento a mare nell’oristanese, tagliato per mancanza di fondi da parte della provincia, che se ne occupava in passato.

Gli indipendentisti di Progres mettono nel mirino la regione Sardegna, parlando di approssimazione della Giunta Pigliaru e di responsabilità scaricate interamente sui comuni, in questo caso su quello di Cabras, che nonostante la nota pericolosità non ce l'ha, a differenza ad esempio dei "vicini" di San Vero Milis. Secondo il movimento, particolarmente radicato nell’oristanese, quello della regione è vero lassismo, visto che a giugno sarebbero stati decurtati i fondi per il servizio di salvamento, come denunciato dalla Capitaneria di porto di Oristano. Progres propone la creazione di un fondo nazionale sardo ad hoc per queste esigenze, la riorganizzazione del sistema di salvamento e la presenza di un defribillatore sugli arenili più frequentati. Ma la proposta più interessante è forse quella di una campagna di comunicazione per la corretta balneazione. Sabato era una giornata con condizioni del mare davvero proibitive: fare il bagno su una spiaggia a rischio come quelle del Sinis, una penisola (parte di un'Area Marina Protetta) che si inoltra fino al mare aperto, era di per sé un rischio. Rischio di cui la grande maggioranza dei sardi, abituati al rispetto del mare, sono consapevoli, ma che evidentemente non era chiaro a chi ha preso quei cavalloni come un gioco, mettendo a repentaglio la sua vita e quella di chi, come lo sfortunato commerciante oristanese, ha tentato di prestare soccorso.

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