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PESCA: IL NATIONAL ELOGIA LE TONNARE SARDE

  • Scritto da Effe_Pi

Tonnara di CarloforteLa celebre rivista scientifica dedica un servizio alla pesca tradizionale del sud-ovest dell'isola.

Il National Geographic racconta le tonnare sarde come un esempio di pesca sostenibile, ormai utilizzato solo nel sud-ovest dell’isola. La rivista, che appartiene a  delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative no profit, riconosce a questo tipo di pesca tradizionale una grossa funzione dal punto di vista “della cultura e della tradizione, oltre che dell’occupazione”. Nell’articolo si descrivono dettagliatamente le modalità di cattura del Tonno rosso, si ricorda come questa sia del tutto fedele al concetto di sostenibilità ambientale e si paventa la sua scomparsa anche nell’ultima zona dove la si pratica, chiedendosi “quale valore stiamo dando alla nostra tradizione e cultura?”.

Del resto, dai dati del MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) emerge che le tonnare tradizionali autorizzate alla pesca sono solo tre, tutte in Sardegna: si tratta di Carloforte Tonnare, che agisce nella patria del Girotonno e dei piatti isolani a base di Tonno rosso, la Tonnara “Su Pranu” di Portoscuso e le Tonnare Sulcitane, sempre a Portoscuso. Esistono poi altre tre tonnare autorizzate, tra Sicilia e Liguria, ma possono pescare solo a fini turistici, cioè devono ributtare in mare i pesci catturati.

Ad oggi, la pesca del tonno è regolata da un sistema di quote – ricorda Ivan Consalvo, esperto dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) – e in particolare “si possono catturare attraverso tonnare 165 tonnellate di pesce l’anno, che sono l’8,4% del totale italiano”. Il sistema praticato in Italia, che prevede principalmente “la pesca con reti da circuizione dette ‘tonnare volanti’ sfugge però ai controlli – aggiunge il ricercatore - ragion per cui il reale quantitativo di tonno pescato spesso è superiore alle quote stesse. Certamente la tonnara, pur costituendo sicuramente un sistema ‘cruento’ – conclude Consalvo - mantiene un criterio di sostenibilità, visto che si pesca solo in determinati periodi. Anche il fatto che le reti siano fisse rende tale sistema selettivo rispetto alle reti pelagiche, nella quali possono finire anche altre specie”. Il resto del pescato arriva invece tutto da sistemi più impattanti, come quelli del palangaro e appunto della circuizione, praticati maggiormente nel resto dei mari italiani.

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