Nell'ultimo mese

L'odissea del pacco sardo tra Poste e corrieri

  • Scritto da Effe_Pi

Messaggio bottigliaUna spedizione dalla provincia di Oristano gira l'Italia per 23 giorni e torna al punto di partenza, mentre l'utente è rimpallato in modo kafkiano da uffici e servizi clienti.

Nell’era di internet, della comunicazione in tempo reale e della continuità territoriale, ha ancora senso parlare di problemi legati all’insularità per la Sardegna? Sembra proprio di sì, a giudicare dalla storia che stiamo per raccontare, che pone anche questioni sull’efficienza delle società privatizzate in Italia, proprio in un periodo storico in cui sembra che privato sia sempre bello e pubblico sempre sinonimo di brutto e inefficiente. Uno degli animatori del nostro sito, come molti sardi, vive fuori dall’isola, per l’esattezza a Roma, e come moltissimi dei nostri conterranei fuori ha poche possibilità di rientrare in Sardegna.

Così ogni tanto, tra nostalgia e voglia di genuino, si fa inviare dei prodotti dai parenti al paese: olio, formaggi, qualche frutta e verdura biologica dell’orto familiare. Questo è quanto successo anche il 17 novembre, quando un pacco con contenuti simili è partito dalla provincia di Oristano alla volta della capitale, inviato tramite Poste Italiane, al prezzo (nemmeno tanto modico) di 18 euro (consegna entro 3 giorni). Qui è cominciata l’odissea del povero pacco, che nonostante il periodo natalizio fosse ancora relativamente lontano, ha iniziato subito a far perdere le proprie tracce. In teoria, avrebbe dovuto essere consegnato entro il 20 novembre, invece andando a vedere la tracciatura sul sito, il 19/11 la spedizione risultava “in viaggio” presso l’Hub pacchi di Bologna (ci sarebbe da chiedersi perché un pacco Oristano – Roma passi per l’Emilia, ma tant’è), mentre il 20 era “in consegna” ma lo stesso giorno, alle 19, veniva segnalato come “non consegnato” per indirizzo errato. Indirizzo che era esattamente lo stesso cui erano stati già consegnati due pacchi nei mesi precedenti, uno dei quali proprio tramite Poste.

In ogni caso, alle 22.53 dello stesso giorno viene segnalato l’”inizio giacenza” del pacco, che rimane nello stato di “non consegnato” fino al 28 novembre, con segnalazioni sul sito il 21, 24, 25, 26, 27 e 28. Insomma, una settimana trascorsa presso il deposito “Roma 4”, che si trova a Fiumicino: un luogo relativamente semplice da cui far ripartire una nuova consegna, con una semplice chiamata alle Poste, o dove il cliente potrebbe addirittura andare personalmente a recuperare i suoi beni. Niente di tutto ciò: qui entra in scena Sda Express Courier, il corriere cui le Poste affidano le spedizioni che il cliente ha affidato loro. Sda, come risulta dal suo stesso sito, è una società “appartenente al Gruppo Poste Italiane”, che quindi si immagina in piena sinergia con esso, secondo i migliori canoni del turbo capitalismo moderno.

E invece, ecco un’altra sorpresa: contattando il servizio clienti di Poste, infatti, viene detto che la società a cui si è pagata la spedizione non ha nessuna possibilità di contattare Sda, perché il pacco è ormai in mano loro, ed è a loro che bisogna rivolgersi per concordare un’eventuale nuova consegna o verificare l’indirizzo. Peccato che se si prova a contattare il servizio clienti Sda si ottenga praticamente la stessa risposta: la famosa “sinergia” non si attiva, e la gentile operatrice ci invita a rivolgerci a Poste, perché il pacco “è di Poste” e loro non hanno “nessuna possibilità di mettersi in contatto con il deposito”. La situazione diventa kafkiana quando si prova a contattare il deposito dove sappiamo trovarsi il malloppo: sul sito Sda non è segnalato il numero di telefono di Roma 4 (c’è solo un fax), ma con una rapida ricerca su internet si trova anche quello. Peccato che per tre giorni di seguito nessuno risponda, come accade anche col deposito sardo di Sda.

Si arriva così al 28, quando il pacco parte per essere restituito “al mittente”: altra operazione delle più laboriose, visto che richiederà ben 11 giorni. Dal 28 al 3 dicembre, il pacco girerà vari recapiti romani, dall’Hub Interporto all’Hub Espresso, per essere poi “in consegna” a Nuoro il 5 dicembre. Lo stesso giorno, compare sul sito un avviso di “destinatario assente al momento della consegna”; molto dubbio, visto che chi doveva riceverlo sostiene di avere passato in casa tutta la giornata. In ogni caso, si dovranno attendere altri 4 giorni per una nuova consegna, che arriverà finalmente il 9, dopo un’odissea durata ben 23 giorni. Prodotti dell’orto da buttare, formaggi ammaccati e niente olio extravergine sardo per gli emigrati nella capitale. Ritenta e sarai più fortunato, magari dopo Natale, suggeriscono all’ufficio postale del paese, che sa com’è signora per le feste tutti mandano pacchi coi regali e le consegne si intasano.

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