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FARA E LA REPUBBLICA DELLE API

Molti animali sono sociali, si associano cioè  in un gruppo con altri individui, di solito conspecifici. La socialità può essere più o meno stretta, a seconda dei casi.

Se molti animali vivono in gruppo, molti altri hanno una vita solitaria. A decidere quale delle due opzioni sia la migliore è, come sempre, il vantaggio evolutivo. 

Parte dalla metafora delle api, animali “sociali” per eccellenza, per arrivare a parlare della situazione italiana e del suo degrado, il nuovo libro del direttore tempiese dell’Eurispes, Gianmaria Fara, dal titolo appunto “La repubblica delle api”. Nel volume, in uscita a giugno, si denuncia come dal crollo della Prima Repubblica in poi l’Italia sia diventata una sorta di cantiere aperto che non si riesce a chiudere, perché nessuno ha le idee chiare su che cosa si deve costruire. Un cantiere popolato “da una moltitudine di litigiosi aspiranti architetti che non riescono a mettersi d’accordo perché, in definitiva, non hanno nessun vero interesse a che i lavori partano e si concludano”.

La “Repubblica delle Api” è quindi la denuncia del degrado morale nel quale è caduto il Paese: è un libro amaro, ma anche divertente giacché i fatti che racconta hanno le tinte livide del disastro, ma anche i toni beffardi della farsa. Racchiude 365 appunti, uno per ogni giorno dell’anno, sull’Italia contemporanea, e narra la grande crisi culturale che, quasi in segreto, come un tarlo nascosto, ha corroso il Paese. Così, gli italiani che alla vigilia del terzo millennio vedevano le loro difficoltà come l’interruzione momentanea di una lunga stagione prosperosa, sono ora inquieti e trepidano per l’avvenire dei loro figli e nipoti.

Sempre stando alla metafora dell’alveare, tra gli animali sociali ci sono alcune specie che “estremizzano” il concetto di socialità, formando un tipo di società talmente stretta da far in modo che il gruppo non sia più considerato come un semplice insieme di individui, ma un super individuo esso stesso. Quasi coinciderebbe, questo tipo di socialità, con una forma di “individualismo collettivo”, poiché ci sono aspetti di relazione che contengono altruismo e individualismo allo stesso tempo, inscindibili quanto complementari ed opposti. Queste specie vengono definite eusociali. Le api fanno parte di comunità eusociale, considerata un esempio di società perfetta.

Se pensiamo all'etimologia del termine Res Publica, nel caso del mondo naturale, dove il fine ultimo di ogni essere vivente è la sopravvivenza della specie, potremmo identificare la "cosa pubblica" con la perfetta organizzazione strutturale del sistema attraverso il quale una determinata specie si prodiga per il proprio bene condiviso: la perpetuazione della specie.

Possiamo dire che questa organizzazione ha raggiunto un livello di effettività ed efficienza tale dar luogo a riflessioni e critiche, rispetto ai differenti sistemi sociali umani cui durante secoli si è confrontata.
Il problema della comparazione sta nel fatto che nel mondo animale esiste un impulso, chiamato istinto, che guida il comportamento e l'azione, e annulla ogni forma di libertà dell'individuo. Di conseguenza, e per essere chiari, un'ape non potrebbe mai dissertare sul fatto che il sistema organizzativo di un formicaio sia più efficiente del proprio, né proporre una riforma a favore dell'instaurazione di un nuovo regime nell’ alveare.

E’ proprio qui che risiede la differenza fondamentale tra l'uomo e le altre specie animali. L'uomo nella sua evoluzione si è liberato delle catene degli istinti e con la propria intelligenza e libero arbitrio e si è ritrovato a dover costruire da solo un insieme di condizioni vitali a lui congeniali.  Perché dunque, benché  ci si trovi in un sistema democratico, non è l’interezza della società che viene messa in primo piano come realizzazione del bene comune? Perché non ci si riesce  a mettere d’accordo sul da farsi per costruire un società eticamente e politicamente efficiente?   

P. C. 

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