“La sposa nel vento” di Coda bocciato dalla Regione Sardegna

  • Scritto da Anna Maria Cantarella

Il film sul femminicidio del sardo Giovanni Coda è stato stroncato dalla Regione con valutazione negativa. Il regista annuncia ricorso.

Opera del regista sardo Giovanni Coda, il film “La sposa nel vento” è un progetto cinematografico che parla della piaga del femminicidio in Sardegna, eppure la Regione lo ha bocciato e gli ha negato i finanziamenti in quanto la commissione tecnico-artistica che è responsabile di fare le valutazioni e stabilire i criteri di merito per l’erogazione dei finanziamenti ha espresso parere negativo. E le motivazioni sono abbastanza dure: “Non emergono da tale lavoro una specifica visibilità regionale, una marcata presenza identitaria, né una consapevolezza delle tradizioni e della cultura".

Il regista Coda ha già annunciato un ricorso al Tar contro il rifiuto e l’associazione Donna Ceteris, autrice dello studio sul territorio sardo legato al femminicidio dal quale il film prende le mosse, chiede lo scioglimento della commissione e la riproposizione del bando. Apparentemente una censura della quale non si capisce bene il motivo, specie perché il film è parte di una riflessione cinematografica più ampia sul tema del femminicidio, essendo il terzo capitolo di una trilogia sulla violenza di genere che comprende anche i film “Il Rosa nudo” e "Bullied to death", opere pluripremiate a livello internazionale con 20 riconoscimenti.

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Il regista è chiaramente amareggiato per la scelta della Regione Sardegna e considera questo rifiuto come “un tentativo di falsificare la realtà negando i risultati professionali e artistici da me raggiunti in Italia e all'estero”. L’associazione Donna Ceteris invece attacca duramente la decisione della Regione che avrebbe creato “un grave danno alla battaglia contro la violenza di genere. Con questa bocciatura non soltanto viene creato un danno ad uno dei più riconosciuti e innovativi registi sardi, ma si apre un vuoto pericoloso dal punto di vista sociale: e cioè, una commissione afferma che il problema femminicidio non esiste, e non esiste neppure l'azione di un centro antiviolenza, le casistiche, le relazioni, le interviste raccolte, i dati".