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La Tv puzza di vinile: 10 motivi per vedere Vynil

  • Scritto da Effe_Pi

In dieci puntate la serie prodotta da Martin Scorsese e Mick Jagger racconta con tante chicche e qualche omissione la scene rock e punk degli anni '70 attraverso le vicende del produttore Richie Finestra.

Dopo tanti tentativi più o meno riusciti di raccontare grandi rockstar e scene musicali usando i film, da Quadrophenia e Sid and Nancy passando per i Doors di Oliver Stone, è una serie a mettere in scena il miglior racconto rock (o forse sarebbe meglio dire punk-rock) da molto tempo a questa parte. Si chiama Vynil e negli USA si è appena conclusa la prima serie, in onda anche in Italia sulla Pay Tv: certo gli ideatori non sono casuali. Da un lato il regista Martin Scorsese, dall’altro l’icona Mick Jagger, supportati da un esperto del “settore” come Terence Winter, già autore dei Sopranos. Chi è appassionato di musica, e in particolare di rock, ha almeno 10 buoni motivi per non perdere questi 10 episodi con molti colpi di scena, tanti abusi (specie di stupefacenti) e molte ricostruzioni di concerti ed esibizioni “storiche”, vero pezzo forte di Vynil.

Attenzione: da qui in poi l'articolo potrebbe contenere spoiler!

1.      L’episodio pilota per la regia di Scorsese

Un vero e proprio film di Scorsese, peraltro tra i migliori che l’autore di Taxi Driver abbia realizzato negli ultimi decenni: l’inizio è da choc con un’esibizione live delle New York Dolls che per un paio di minuti fa venire il dubbio su quando sia stato girato. Il resto è sulla stessa falsariga, e anche se proprio non digerite le serie questo dovete vederlo, pensate semplicemente che sia un film. Un film di Scorsese.

2.      Gli incontri “ravvicinati” del principale protagonista

Il produttore Richie Finestra (e i suoi collaboratori), si trovano davanti miti del rock come Robert Plant (che nel primo episodio gli rivolge una delle battute migliori dell’intera serie), Elvis Presley, Alice Cooper e altri, in cui quasi sempre i “nostri” produttori rischiano la pelle.

3.      Una parte musicale curatissima e azzeccata

A parte le Dolls, si esibiscono “dal vivo” i Velvet Underground (ben due volte da due diversi periodi), David Bowie, Alice Cooper, e negli inserti anche mostri sacri del rock’n roll come Bo Diddley. Spesso gli interpreti sono a loro volta musicisti: imperdibile Julian Casablancas, leader degli Strokes, nel ruolo di Lou Reed.

4.       Il tocco di Scorsese e lo spirito da “Little Italy”

Si vede tutto nella presenza della mafia, costante e ricorrente, fino a farlo assomigliare a tratti a un Gangster movie della grande tradizione del regista newyorchese. Corrado Galasso è una figura di delinquente cattivo e violento, ma al tempo stesso bon vivant, degna di “Goodfellas” o “Il Padrino”.

5.      Il discorso finale di Richie

Sui motivi per cui è necessario continuare a produrre dischi, riassumibile in breve nel concetto “la musica ci ha salvato la vita”; il rock’n roll come essenza salvifica, insomma, che riscatta giovani emarginati, poveri e disperati.

6.      Le chicche citazioniste comprensibili solo ai veri appassionati

Di musica dell’epoca, come quando il proprietario del bar dove Finestra incontra abitualmente gli sbirri gli annuncia la trasformazione del locale nel celebre club punk-new wave (e non solo) Cbgb’s Omfug.

7.      Il ritorno sugli schermi televisivi (e non solo cinematografici) di generi musicali ostinatamente non “di moda”

come il blues, per la presenza di un personaggio importante come Lester Grimes, ma anche per la presenza continua di “musiche del diavolo” alla Robert Johnson, e in generale “antiche” (ci sono anche Howlin’ Wolf, The Temptations, Curtis Mayfield, Nina Simone, Johnny Winter e tanti altri, scomparsi dai radar mainstream ormai da decenni).

8.       L’abbigliamento dei protagonisti

in generale e in particolare le camicie colorate e luccicanti del protagonista, sempre aperte fino al terzo bottone, creando un sex appeal a metà tra “La febbre del sabato sera” e i festival freak del Parco Lambro negli anni ’70.

9.        Le assenze, probabilmente poco casuali

e magari volute da Mick Jagger, di altre celebri rockstar che ci si poteva aspettare di vedere, in primis proprio i suoi Rolling Stones, ma anche gli Who (troppo travolgenti live per essere riprodotti o tanto bravi da aver fatto spesso sfigurare i concittadini Jagger – Richards?) e Iggy Pop, sempre evocato e mai presente. Li vedremo tutti nella seconda serie?

10.       Il sesso, presente più come idea che come pratica

non se ne vede così tanto, anzi decisamente poco per essere una serie sulla scena rock seventies, e chissà se si tratta di una scelta stilistica o di un tentativo di venire incontro al gusto televisivo: in ogni caso, la morale dei 10 episodi è che i rockettari anni ’70 a volte scopavano con le groupie, ma più spesso amavano le mogli, i figli e il matrimonio tradizionale.

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