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David Bowie e quella sera d'estate ad Arbatax

  • Scritto da Effe_Pi

Il grande trasformista del rock aveva suonato nel 1997 al festival Rocce Rosse in Ogliastra, in un'esibizione rimasta storica per il pubblico rock di tutta la Sardegna.

Un trasformista, in grado di cambiare il suo aspetto e la sua arte fino alla fine, senza mai risultare prevedibile o uguale a se stesso. Era questo David Bowie, dalle prime esperienze con le band londinesi di metà anni ’60 fino all’età di quasi 70 anni ai quali si è spento oggi, dopo aver lottato per un anno e mezzo contro un tumore. Il camaleontico autore inglese era amatissimo dal pubblico, forse anche più di quanto non si immaginasse, almeno a vedere i social network e i siti di informazione italiani ed esteri, ed anche in Sardegna sono tantissimi i suoi fan: tra l’altro, il “Duca bianco” aveva suonato nell’isola in un concerto-evento al festival Rocce Rosse di Arbatax, l’11 luglio 1997, in pieno caos per il sequestro dell’imprenditrice Silvia Melis, ed era arrivato al concerto direttamente in elicottero. 

In quell’occasione, unica esibizione nota di Bowie in terra sarda, la scaletta era composta da 20 brani, come ricorda il sito Setlist.fm, con classici, cover e pezzi nuovi dall’album “Earthling”, che era quello presentato nel tour del ’97. In particolare, il primo brano fu “Quicksand” (da Hunky Dory), seguito da “All the young dudes”, scritta per i Mott the Hoople, e poi “The Jean Genie”, “Dead man walking” e “I’m  afraid of Americans”. A seguire, lo stile drum’n bass di “Battle for Britain (The Letter)”, proprio dall’album allora nuovo, e una cover dei Velvet Underground dell’amico Lou Reed, l’acida “White Light/White Heat”, per poi lasciare spazio alle altre novità di “Fashion” e “Seven years in tibet”. Quindi il ritorno su un classico come “Fame” (del 1975, scritta con John Lennon), nuovamente una “new entry” come “Looking for Satellites” e un’altra cover, stavolta dei Queen di Freddy Mercury, la celebre “Under Pressure”. La parte conclusiva dell’esibizione sarda fu affidata a “Stay” (da Station to Station del 1976), “Scary Monsters (And Super Creeps)” (dall’omonimo disco dell’80), per chiudere con “Hello Spaceboy” (scritta con Brian Eno due anni prima) e “Little Wonder”, traccia di apertura di “Earthling”. I richiestissimi bis furono invece “Outside” (title track dell’album del ’95), “The Hearts Filthy Lesson” (ancora uno dei singoli da “Outside”), l’ipnotica cover di Laurie Anderson “O Superman” e infine “Strangers When We Meet”, incisa sia nel ’93 che nel ’95. Un concerto tra i più storici per il pubblico rock dell’isola, che in moltissimi tra coloro che quella sera erano ad Arbatax ricorderanno. 

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