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Pigliaru e astenuti trionfano in Sardegna

  • Scritto da Effe_Pi

Pigliaru PresidenteIl professore candidato dal centrosinistra sconfigge Cappellacci ed è il nuovo governatore, bassa in tutta l'isola l'affluenza alle urne.

 

Alle elezioni sarde due grandi vincitori: Francesco Pigliaru e l'astensionismo. Il professore sassarese di 59 anni, economista e già prorettore dell'università di Cagliari, sarà infatti il nuovo presidente della Regione, avendo battuto il predecessore Ugo Cappellacci, peraltro superando la fatidica soglia del 40% che gli garantirà un ampio premio di maggioranza per governare l'isola in tranquillità: il 60% dei seggi, vale a dire 36 su 60 del Consiglio regionale. Ma l'unica giornata di voto è stata anche caratterizzata da un astensionismo vicino al 48%, complice una nuova legge elettorale piena di sbarramenti che ha lasciato fuori, tra gli altri, la coalizione Sardegna Possibile della scrittrice di Cabras Michela Murgia, che nonostante abbia superato il 10% nel voto per il presidente non avrà consiglieri.

Lo spoglio lentissimo e interminabile (mentre scriviamo è ancora in corso quello delle ultime 100 sezioni), ha dato anche altri verdetti, che spesso possono essere visti solo guardando con attenzione i numeri. Quelli delle liste, ad esempio, che hanno visto seppur di poco prevalere il centrodestra sul centrosinistra, col candidato Cappellacci sotto il risultato delle sue liste, al contrario di Pigliaru. Oppure quelli che mostrano l'errore “tattico” commesso, forse per presunzione, dalla stessa Murgia, che convinta di poter vincere ha trascurato il risultato “minimo” dell'ingresso in Consiglio, cui sarebbe stato più facile arrivare con una sola lista (magari col suo nome) che con una coalizione di tre, visto che nel primo caso lo sbarramento sarebbe stato solo del 5% mentre nel secondo è un 10% rivelatosi invalicabile per “Sardegna Possibile”.

 

E se la vittoria del centrosinistra sarà sicuramente attribuita in gran parte al segretario del Pd e premier in pectore Matteo Renzi, che è “sceso” in Sardegna per dare sostegno al professore da lui stesso scelto per sostituire la vincitrice delle primarie, Francesca Barracciu, è vero anche che la performance dei democratici è stata poco al di sotto del 22%, risultato lontano da quelli oltre il 30% cui aspira Renzi per rafforzare la “vocazione maggioritaria” del suo partito. Nel centrosinistra invece è stata una vera e propria “rivincita” dei decisivi piccoli partiti, che hanno portato in dote quasi il 20% dei voti: da Sinistra ecologia libertà, seconda forza della coalizione e oltre il 5% (con punte tra l'8 e il 9% a Cagliari e in altri grandi centri), al Partito dei Sardi, vicino al 3%, fino a Centro democratico e Rifondazione comunista, entrambi sul 2%. Dall'altra parte, anche l'Udc ha avuto un risultato brillante, sfiorando l'8% e risultando in assoluto il terzo partito più votato.

 

In ogni caso, il XV Consiglio regionale sarà un'assemblea bipolare, con 20 consiglieri in meno del passato, dopo il taglio deciso dalla nuova legge elettorale (da 80 a 60) e con un numero di donne ridotto ai minimi termini (al massimo tre), e questa non è certo una novità per l'isola. Le proteste della Murgia, che si ritiene esclusa da una legge elettorale "liberticida", nonostante i 70mila voti ricevuti, non mitigano la delusione degli indipendentisti, che anche stavolta restano fuori dal Consiglio, visto il pessimo risultato di Irs (sotto l'1% nel centrosinistra) e del Fronte indipendentista di Devias, bloccato sull'1%. Al palo anche la Coalizione del popolo sardo del deputato ex Pdl Mauro Pili, ex presidente della Regione, e il Movimento zona Franca di Gigi Sanna (attorno allo 0,7%), rimasto ben lontano dalla soglia di sbarramento.

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