I sindaci sardi sulla mensa di Lodi: da noi uguaglianza

  • Scritto da Anna Maria Cantarella

La sindaca di Fonni e il sindaco di Samassi reagiscono alla controversa decisione della collega Casanova che ha escluso i bimbi stranieri dalla mensa.

Il caso della mensa scolastica di Lodi e dell’esclusione di alcuni bimbi figli di extracomunitari continua a fare discutere. A schierarsi a favore dell’uguaglianza di trattamento adesso sono anche due sindaci sardi, la sindaca di Fonni Daniela Falconi e il sindaco di Samassi Enrico Pusceddu. La storia della mensa scolastica di Lodi è iniziata alla fine di settembre, quando il Comune ha diramato una nota in cui ai genitori dei bimbi che frequentano la mensa scolastica era richiesta una documentazione completa necessaria per ottenere l’esenzione dal pagamento. In tutte le domande dovevano essere presenti documenti atti a dimostrare l’oggettiva condizione di difficoltà economica, come l’ISEE, ma anche altri documenti necessari solo per i genitori nati fuori dall’Unione Europea ai quali è stato richiesto di attestare la loro nullatenenza nel paese di origine. Un percorso burocratico farraginoso, spesso anche molto difficile, che ha trovato impreparati gran parte dei genitori con il risultato che nell’ultimo mese si sono moltiplicati gli episodi sgradevoli di bambini costretti a mangiare un panino in una sala diversa oppure di guardiani che all’ingresso della mensa controllavano chi aveva pagato e chi no.

La vicenda ha causato un terremoto politico non indifferente e ha suscitato anche le reazioni di Falconi e Pusceddu, i quali si sono schierati a favore dell’inclusione e contro ogni forma di razzismo. La sindaca di Fonni si è espressa con durezza contro chi pensa di escludere un bimbo dalla mensa perché i genitori non possono pagare: “chi gestisce l’appalto della mensa nel Comune di Fonni dà da mangiare a circa 400 bambini al giorno. Materne, elementari e medie. Quasi 25.000 pasti all’anno. Una spesa per la nostra comunità di circa 270 mila euro all’anno. Una spesa a cui partecipano, come succede ovunque, anche le famiglie”. “Se una famiglia non può pagare – continua Daniela Falconi - quella famiglia la prende in carico tutta la comunità. Funziona e funzionerà sempre così. Nei paesi funziona così. Quello che è successo a Lodi non è né di destra né di sinistra. È una cosa meschina. È una cosa aberrante e squallida. Una cosa disumana e vigliacca che ha colpito la parte più debole e indifesa della società, quella parte che va a scuola per imparare che attraverso la conoscenza si abbattono tutte le differenze e i pregiudizi: i bambini”.

LEGGI ANCHE| 3 euro all'anno per saltare la coda al colloquio con gli insegnanti

Enrico Pusceddu, sindaco di Samassi, ha invece scritto una lettera alla collega di Lodi, pubblicata poi anche sui social, nella quale propone il modello virtuoso del suo Comune come guida per tutte le altre mense scolastiche italiane. Il Comune di Samassi – vale la pena ricordare - grazie alla collaborazione con l'azienda sanitaria e i produttori locali propone in mensa cibo locale a costi minori e a km 0, tanto che nel 2017 si è aggiudicato il premio “Mensa Verde”. Si tratta di un sistema assolutamente sostenibile che consente anche ad un comune povero come Samassi di dare accesso alla mensa a tutti i bimbi che frequentano le scuole, italiani e di altre 15 nazionalità.

“Ho letto con rammarico che le disposizioni contenute nella delibera da voi adottata per ‘regolamentare’ il servizio di ristorazione scolastica, prevedono percorsi di certificazione dello status sociale, necessari per accedere agli sgravi sui costi della mensa, iter differenti per i bambini non italiani che frequentano le vostre scuole”, ha detto il sindaco. “Questo, come ben sapete, e come sicuramente volete evitare, rischia di ripercuotersi sui servizi resi ai bambini checome sindaci abbiamo il dovere di tutelare nel loro percorso di formazione. Ma non solo: rischia anche di vanificare indirettamente il lavoro che ogni giorno fanno gli amministratori che investono risorse ed energie sui temi dell’integrazione sociale e culturale dei nostri studenti a cui raccontiamo che i bambini sono tutti uguali, sono semplicemente bambini.”

La richiesta per la sindaca Casanova è quella di un confronto per parlare di ristorazione scolastica e di inclusione, proponendo lo studio del modello Samassi come guida per crearne uno simile anche a Lodi:Un pasto costa all’amministrazione pubblica poco meno di 5 euro e di questi solo 2 euro sono a carico delle famiglie. Non ci sono distinzioni di nessuna natura per i bambini e ancor meno per nazionalità di provenienza. Gli aspetti di natura amministrativa (carte, bolli, documenti e certificati) sono ridotti al minimo a fronte di una quasi assente evasione contributiva da parte delle famiglie, anche tra le più indigenti. Insomma è un progetto che funziona”. E Pusceddu sottolinea anche l’importanza di investire in educazione civica ed educazione all’integrazione sociale: “Tutti coloro che frequentano le scuole a Samassi godono dei medesimi servizi e gli “italiani” sono i primi a chiederci di lavorare in questa direzione perché ogni euro investito in integrazione sociale (la mensa scolastica è la regina delle integrazioni) è un euro che risparmiamo in servizi assistenziali, oltreché un euro investito in educazione civica dei futuri cittadini italiani”.

FOTO| PIXABAY