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Narbolia: La sindaca più cattiva d’Italia: “Nessuno vuol lavorare con me”

  • Scritto da Effe_E

A Narbolia tutti i dipendenti chiedono il trasferimento.

da La Stampa | di Nicola Pinna

Appena la porta d’ingresso scricchiola, in municipio son già tutti sull’attenti. Gli impiegati sollevano la testa e subito si guardano intorno: «Ma è arrivato il sindaco?». In un attimo, tra gli uffici, scatta l’allarme. E all’istante cala il silenzio. Maria Giovanna Pisanu piomba in Comune sempre senza preavviso. Qualche volta tende la trappola: fa sapere di essere lontano da Narbolia e si presenta all’improvviso. «Forse pensa di trovarci a chiacchierare o a perdere tempo. Noi invece siamo persone oneste, non siamo fannulloni». 

Maria Giovanna Pisanu è il più giovane primo cittadino delle storia di questo paese della Sardegna. Occhi verdi, tono di voce sempre basso, mai un filo di trucco: ha 35 anni, fa l’avvocato e in questi giorni passa per essere il sindaco più cattivo d’Italia. I dipendenti comunali non vogliono più lavorare con lei, né con i suoi assessori, e per questo hanno chiesto il trasferimento. Tutti: undici su undici. Vorrebbero andar via al più presto e sperano di trovare un posto libero in qualche altro ente della zona. La Giunta ha già approvato le istanze di mobilità e il sindaco si trova a gestire un terremoto che non aveva messo in conto: «Posso essere considerata spietata perché pretendo che i dipendenti facciano al meglio il loro dovere? Sbaglio se pretendo l’intervento di un operaio quando vedo che nelle strade nessuno taglia l’erba? Esagero se chiedo al manutentore di sistemare i lampioni spenti da giorni? Sono attenta e rigorosa, ma lo faccio per rispetto dei cittadini».

Narbolia è un paese di 1800 abitanti con un territorio vasto e bello. Dietro la case in basalto spuntano le vette del Montiferru, a pochi chilometri c’è il mare della costa occidentale. Il Comune ha undici dipendenti: dirigenti e impiegati, un solo vigile e un solo operaio a tempo indeterminato. 

L’ufficio del segretario è già vuoto: è il secondo che getta la spugna in meno di una legislatura. «Sapete perché se la sono presa con me? Perché il 24 e il 31 dicembre – dice il sindaco – ho preteso che gli uffici rimanessero aperti di pomeriggio. Era giusto allungare le vacanze?». La fuga di massa è l’ultima puntata di una guerra iniziata poco dopo le elezioni del 2013. Maria Giovanna Pisanu ha mantenuto la promessa della campagna elettorale: «In questo Comune c’è bisogno di grossi cambiamenti». Detto, fatto. «Ora la situazione si è fatta insopportabile – dice il geometra Mario Tatti – Manca dialogo, ancor prima il rispetto verso di noi e verso il nostro lavoro». «Ci sentiamo sviliti – aggiunge la responsabile della area amministrativa, Giusi Firinu - Nessuno si è mai tirato indietro, neanche quando c’è stato bisogno di stare in ufficio per molte ore in più senza retribuzione». Il vigile urbano è pronto a traslocare dopo 37 anni di servizio e con lui il giovane ingegnere che dirige l’ufficio tecnico. «Nessun cittadino si è lamentato per un disservizio – protesta Tania Carta, impiegata degli uffici finanziari – Il sindaco si è convinto che siamo fannulloni senza motivo». 

Per una mediazione non c’è più tempo. E Maria Giovanna Pisanu non ha intenzione di trovare un accordo con i dipendenti. «Noi abbiamo bisogno di persone motivate per portare avanti il programma e migliorare il paese. All’amministrazione spetta il compito di porre gli obiettivi ai dipendenti e noi vorremmo che venissero raggiunti. Ora che hanno dimostrato di non avere più le motivazioni necessarie, non ho motivo per fermarli. Noi inizieremo subito la ricerca di nuovo personale, poi loro se ne potranno anche andare. Spero che trovino un altro ente che sia disposto a prenderseli in carico».

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