Nasce l’Agenzia sarda delle entrate: rivoluzione o fiasco?

  • Scritto da Effe_Pi

L'Ase avrà la possibilità di riscuotere direttamente i tributi regionali e di incamerare quelli trasferiti dall'Italia, esultano i sovranisti, critiche le opposizioni.

È nata finalmente l’Agenzia sarda delle entrate, approvata ieri con legge regionale, come da impegni della maggioranza di centro-sinistra e sovranista che governa la Sardegna, ma è subito dibattito sull’utilità di questa nuova istituzione, che secondo alcuni è il primo strumento di sovranità dei sardi verso la costruzione di un’identità fiscale e quindi nazionale, per altri una nuova scatola vuota e costosa se non addirittura “un fiasco”. Ma cosa farà l’Ase? Per il momento non potrà riscuotere direttamente i tributi, almeno non quelli devoluti, compartecipati, regionali o derivati, come Irpef, Irap o Iva: le potrà però incamerare una volta che siano trasferite dallo Stato italiano, creando una sorta di “salvadanaio” regionale, e potrà prendere direttamente i soldi delle proprie imposte, calcolate in 5 milioni di euro annui tra tasse di concessione per la caccia, pesticidi, aziende agrituristiche, discariche per rifiuti e diritto allo studio.

Fisco indipendente per lo stato sardo

In quest’ottica, dovrà essere la Regione stessa “a promuovere con lo stato le iniziative per ottenere la piena titolarità dell'accertamento e della riscossione dei tributi erariali, stipulando convenzioni e protocolli con l'amministrazione finanziaria anche per garantire il controllo di tutti i flussi, e collaborando per individuare i settori a maggior rischio di evasione”.
Ad esultare sono in primo luogo i sovranisti della coalizione Pigliaru, soprattutto quel Partito dei Sardi che già in campagna elettorale aveva proposto con forza al futuro governatore questa norma, e che ora la considera “una certezza basilare per poter costruire le nostre politiche, la nostra prosperità, il nostro futuro. Una certezza che si unisce a strumenti decisivi per aiutare contribuenti, imprese, amministrazioni locali a creare un nostro sistema tributario più equo, rivolto a generare serenità e lavoro”.

Una rivoluzione o solo un fiasco?

Molto più critiche le opposizioni, ma anche dal mondo indipendentista “radicale” sembra affiorare lo scetticismo: il leader di Libe.ru (Liberos rispettados uguales), Pier Franco Devias, parla di un’agenzia che è poco più “di un apparato di contabilità”, con lo Stato che continuerà a decidere tutto “senza alcuna forza contrattuale da parte nostra”. L’Ase, secondo questa visione, sarebbe addirittura negativa, visto che riscuoterà 5 milioni di tributi ma potrebbe costare molto di più dell’Agenzia delle entrate italiana, per la quale in Sardegna si spendevano 700mila euro, spendendo “due milioni e mezzo l’anno per 22 impiegati”, con la previsione che se ne possano assumere ancora e il rischio che i soldi riscossi servano “per tenere in piedi la stessa agenzia che li recupera”. Insomma, un “nuovo carrozzone”, per di più “caru che focu” che, mezzo pieno o mezzo vuoto che sia, resterebbe sempre “un fiasco”. Sarà solo invidia per il fatto di non essere stati protagonisti dei primi passi verso il “nuovo Stato sardo” o una previsione azzeccata? Al futuro l’ardua sentenza.

Foto: Pixabay | CC0 Public Domain

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