Nell'ultimo mese

Storia quasi vera di un piccolo profugo a Cagliari

  • Scritto da Manuel Muscas

L'arrivo, il soggiorno a Cagliari e le proteste dei migranti a Cagliari nello sguardo di un bambino tra la voglia di fuggire verso un futuro migliore e un presente di indifferenza o ostilità.

Ayubu è arrivato in Sardegna una mattina piovosa di marzo, ha sei anni e i capelli infeltriti dalla sabbia del Sahara, ha trascorso un mese in viaggio in tutto il Nord-Africa sopra un camioncino distrutto, di dubbia provenienza. Nel deserto ha visto i beduini, i cammelli e sole, tanto sole. Si è imbarcato sulla costa libica su uno scafo bianco con gli interni in ruggine, talmente silenzioso da averlo tenuto sveglio per due notti; mamma Mariam l'ha rassicurato e incoraggiato promettendogli un futuro migliore rispetto a quello dei suoi fratelli, disoccupati a Mogadiscio. Ha visto i leoni, Ayubu non ha paura di nulla; ha sentito nominare l'Italia dai suoi nonni, parlavano spesso di quegli uomini cattivi vestiti di nero.

Viene accolto a Cagliari da tante brave persone che lo accompagnano in un albergo rosa "grande grande", ha addirittura la piscina, anche se vuota, avrebbe voluto tanto raccontarlo a suo fratello Hailè appassionato di nuoto. Sente continuamente ripetere dai suoi amici più grandi le parole "Germania e lavoro", ma lui non sa nemmeno cosa significhino. 
Ieri mattina Ayubu è andato con mamma Mariam e papà Faisal in Via Roma a Cagliari, ha scritto su un foglio di cartone di voler andar via dalla Sardegna, così gli hanno detto di scrivere
, perchè lui ci stava anche bene in quell'albergo rosa "grande grande"ma molti suoi zii e amici  che dormono vicino a quella brutta stazione hanno fame e vogliono garantirgli e garantirsi un futuro migliore. Avrebbe voluto regalare il suo foglio colorato al signor "Indifferenza" che, troppo arrabbiato per non aver trovato parcheggio in Via Roma, ha stracciato il suo foglio di cartone convinto fosse una multa.

Ayubu ora ha paura degli uomini vestiti di blu e di quelli vestiti di nero, gli stessi di cui parlava il nonno.

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