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Case a 1 euro per salvare i centri storici sardi

  • Scritto da Effe_Pi

Paesi SardegnaIn Regione una proposta per poter vendere gli immobili diroccati a una società pubblica che li recuperi salvando i paesi dallo spopolamento.

La Sardegna è una regione che si spopola, complice la crisi economica e il calo delle nascita, soprattutto nelle zone interne e nei piccoli e medi centri, che spesso però sono tra i più belli della nostra isola e rischiano decadimento e abbandono. Per cercare di invertire questa tendenza, proprio oggi è approdata in Regione una proposta per il recupero delle aree urbane, e in particolare dei loro centri storici, specie quando si tratti di edifici degradati il cui recupero a carico dei privati non sia “economicamente sostenibile”. A proporre soluzioni è un emendamento al Disegno di legge n°130, che il Consiglio regionale sta discutendo in questi giorni, presentato dal capogruppo di Sardegna Vera Efisio Arbau.

Per il consigliere si tratta di un meccanismo “abbastanza semplice”, che “poggia su alcune leggi regionali vigenti” il cui impatto, anche per le risorse disponibili, può essere “amplificato” attraverso un accordo di programma che deleghi l’attuazione ai comuni, consentendo ai privati “di vendere immobili ad un prezzo simbolico (1 euro) ad una società esistente o di nuova costituzione, eventualmente con capitale pubblico-privato, che si occuperà sia del recupero del fabbricato che del contesto urbano”. Nel nord Europa, ha proseguito Arbau, “questo tipo di operazioni sono particolarmente apprezzate ed anche in Italia ci sono esperienze interessanti; in Sardegna può avere altrettanto successo, perché in molti nostri paesi come nelle città ci sono tanti stabili abbandonati che oggi non hanno futuro ma possono trovarlo attraverso questo nuovo modo di far incontrare domanda e offerta”.

A prima vista, ha osservato poi in conferenza stampa Raimondo Perra, anch’egli del gruppo di Sardegna Vera, “quella di proporre la vendita di case ad un euro può sembrare una operazione di marketing, invece è una cosa molto seria: in Sardegna ci sono moltissimi immobili degradati (a volte intere porzioni di un centro abitato) e si tratta magari di eredità molto frazionate o proprietà di persone che da tempo vivono altrove, di fabbricati realizzati cinquant’anni fa e oltre in pessimo stato di conservazione, che producono solo costi per chi li possiede”. Crediamo, ha concluso, “che con la nostra proposta ci sia la possibilità di creare attorno a queste situazioni un circuito nuovo e virtuoso sia per le persone che per il nostro tessuto edilizio.”

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