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L'eredità dei corpi di Marco Porru

  • Scritto da Effe_E

L'eredità dei corpi di Marco PorruL'eredità dei corpi ha le movenze di una tragedia antica calata nella normale quotidianità dei tempi odierni, sullo sfondo di una Sardegna insieme arcaica e contemporanea.

Incipit

Raniero si passò una mano sul petto, trovò un bozzo e lo palpeggiò, poi un altro e fece lo stesso. Le dita scivolarono decise più in basso ma, prima di infilarsi sotto l'elastico dei boxer, tornarono indietro di scatto e palparono ansiose l'area ombelicale. Eccolo il bozzo che aveva sfiorato prima. Ancora un po' di palpeggi, poi tornarono al petto. Uno e due. Poi di nuovo sul bozzo vicino all'ombelico. Tre.

Raniero si drizzò a sedere di scatto, come svegliato da un incubo. Si sfilò di dosso la maglia, la lanciò sul pavimento e chinò la testa verso il petto per scrutarlo. Non c'erano solo i due bubboni che a fatica, col sostegno della psicologa, cercava di accettare come ospiti indesiderati dentro il suo corpo, ma anche un terzo più grande, simile a quello che un anno fa gli era stato asportato dalla gola.

La dottoressa gli aveva detto che era grande quanto una noce di pesca e che, se non glielo avessero tolto, sarebbe potuto morire soffocato. Da allora Raniero percepiva il suo corpo come un terreno che il bastardo aveva invaso di mine antiuomo; quelle comparse già dalla sua prima infanzia e destinate a rimanere semplici chiazze color caffellatte, innocue. Altre, invece, bubboni che a secondo della loro entità potevano addirittura ammazzarlo.

Il bastardo non lo lascerà mai, gli camminerà sempre sotto pelle, pronto a emergere quando meno se lo aspettava. E sempre l'anno scorso, quando aveva tentato di scorticarsi con un coltello un piccolo nodulo sotto il sopracciglio, Raniero aveva capito che per debellarlo doveva uccidersi.


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Raniero e Gabriele sono due adolescenti difficili, molto diversi tra loro, ma ugualmente smarriti.

Raniero è affetto da una malattia ereditaria che gli deforma la pelle e segna in profondità anche la sua psiche, alterandogli a tratti l'equilibrio mentale. Gabriele non riesce a dormire, visitato dall'insonnia che gli fa consumare sigarette e azzardate prodezze in bicicletta.

Raniero ha una madre ricoverata in una casa famiglia e una zia che gli fa da madre, Rosaria, ossessionata dalla sua bruttezza e dal richiamo perverso di una disperata sessualità. Gabriele nutre un'ostilità violenta per il padre, origine delle sue crisi, della rabbia, della vertigine.

Raniero segue con poco profitto la scuola alberghiera, mentre Gabriele, brillante e intelligente, frequenta il liceo classico. Da quando i due ragazzi si sono conosciuti, Gabriele protegge Raniero.

E nello snodo centrale della loro vita - l'adolescenza come abbandono dei riti rassicuranti dell'infanzia, scoperta del sesso e dell'indipendenza - che si colloca la storia, in un'estate che fa esplodere le contraddizioni e trascina Raniero e Gabriele verso una nuova acquisita consapevolezza.

Perché "L'eredità dei corpi" ha le movenze di una tragedia antica calata nella normale quotidianità dei tempi odierni, sullo sfondo di una Sardegna insieme arcaica e contemporanea.

E come in una tragedia, dietro la trama si affacciano i temi primi - la psicosi, la pedofilia, l'omosessualità, la violenza - in una narrazione incalzante, nella quale il destino dei personaggi è dettato dai corpi. Corpi informi, corpi segnati, corpi che incidono a fondo le anime nelle periferie degradate del disagio giovanile.

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