Il racconto del Gaetano Mura Solo al Cala Gonone Jazz - Fotogallery

  • Scritto da Paolo Ardu

Nell'edizione numero XXX del festival Cala Gonone Jazz il racconto dell'avventura oceanica del velista sardo, tra musica e giornalismo.

La vela esposta al limite della sua portata e la schiuma bianca che rotola sulle creste delle onde tra 40-50 nodi di vento. Folata di vento, strambata. Tra le immagini catturate da Gaetano Mura, velista di Cala Gonone, e montate con Giovanna Fancello e Giuseppe Boeddu, sembra di sentirle nel flow elettronico del dub di Francesco Medda Arrogalla. Un unico rumore di fondo, al passaggio del Capo di Buona Speranza. Al Cala Gonone Jazz, giunto quest'estate alla XXX edizione, il giornalista Gian Basilio Nieddu, presentatore della serata, e Gaetano giocano in casa. Gonone è il porto sicuro dove raccontare, tra parole e musica, l'oceano indiano e l'avventura, il "Gaetano Mura Solo". Il giro del mondo in solitaria che, purtroppo, a causa di un'avaria a largo delle coste australiane, ha dovuto interrompere dopo 65 giorni di navigazione, mancando il record della specialità.

"Quando sei in mare è una delle eventualità che devi mettere in conto" – racconta – "ma rimane una sfida aperta". Gaetano Mura è uno che non molla mai e sa, come i pescatori, che il mare è il mare. "Forza, coraggio e, perché no anche ambizione. E' quello che lui vuole dimostrare andando in barca" – ha raccontato sua madre Silvana al giornalista Luca Rosini, autore del documentario "In viaggio con Gaetano", uno degli Human Files passati da Rai2. Ed è proprio la barca l'altra protagonista di questa avventura. Costruita a Rimini nel cantiere di Bert Mauri su progetto dell'architetto navale transalpino Sam Manuard, si chiama Italia. Con Manuard, che è anche uno skipper, Gaetano ha partecipato alla Jacques Vabre, una delle regate transoceaniche più prestigiose per i velisti professionisti. Con Italia, fidata compagna in questa lunga traversata, il "dialogo" è stato costante, come le attenzioni prestatele da Gaetano. Perché non solo è servito cazzare la randa e timonare ma anche sapere di idraulica, elettricità e meccanica.

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Oltre la cura dell'imbarcazione, portata avanti insieme ad Andrea Cabras detto Gatto, il viaggio è stato anche un esperimento medico che ha richiesto lunghi e dettagliati preparativi. Gaetano si è messo a disposizione dei cardiologi del Brotzu e degli specialisti del LabFs, il Laboratorio di Fisiologia degli sport dell'Università di Cagliari, fornendo loro i propri dati biometrici. Prima dell'impresa ha curato la preparazione fisica nei minimi dettagli, coadiuvato anche dagli specialisti, sia per affrontare condizioni ambientali durissime che repentine variazioni climatiche ma anche per rispondere ad eventuali traumi o problemi di salute.

I dottori Maurizio Porcu e Antonio Scalone del dipartimento Cardio Toraco Vascolare dell'ospedale Brotzu di Cagliari si sono occupati degli esami del sangue e dell'ecocardiogramma sotto sforzo che hanno evidenziato condizioni ottimali per Gaetano. E il cuore andava bene anche in momenti di intenso stress psico-fisico. Dal punto di vista fisiologico il dottor Antonio Crisafulli, medico dell'Università di Cagliari, ha valutato più volte la capacità fisica, la composizione corporea e la forza. "C'era un continuo scambio di dati tra il LabFs ed il mio preparatore atletico e mentale Marco Caboi" – ha raccontato lo skipper al giornalista Giovanni Maria Bellu. "Queste rilevazioni, che saranno oggetto di pubblicazione, sono state ripetute al mio rientro in Sardegna. La mia composizione corporea è rimasta pressoché invariata, la mia capacità fisica con gli arti superiori è addirittura migliorata, mentre è diminuita quella con gli arti inferiori, vista la poca attività a bordo."

"Fa freddo, le escursioni in coperta si limitano all'indispensabile" – si fa più cupa la voce di Giacomo Casti, narratore di alcuni stralci del diario di bordo di Gaetano – "fuori il forte vento fa percepire l'aria ancora più fredda, dentro è difficile qualsiasi azione". Ed è "rumoroso silenzio tutt'intorno a noi" mentre onda su onda rotola la schiuma e insieme il sentire del marinaio. "A volte anche il pensiero sembra echeggiare, oppure non ce ne accorgiamo più, ma è a voce alta il nostro dialogare. Le notti sono brevi, le giornate senza tempo." E un'altra folata di vento, l'ennesima, porta via l'eco di quella voce, laggiù lontano, in un chissadove in mezzo al mare.

 

 

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